Abbiamo avanzato una serie di istanze e richieste ben precise agli amministratori locali ad alcune delle quali é stata data risposta positiva, su altre siamo in attesa.
Il presidente dell'Amministrazione Provinciale Giuseppe Torchio, fra l'altro, ha recepito la nostra richiesta di avere accesso diretto agli atti e partecipare alle riunioni in cui si decide il futuro dei cittadini e del territorio con un rappresentante di ‘Cittadini contro l’amianto’.
E' solo l'inizio e non ci fermeremo!
Intervento
Ad oggi, purtroppo si sta avverando quanto avevamo previsto già da mesi. Con il grave e provocatorio provvedimento adottato dalla Commissione Ambiente della Regione Lombardia, su proposta dell’assessore Buscemi di Forza Italia, si sceglie sfrontatamente di far prevalere gli interessi di pochi rispetto a quelli dei cittadini e si sceglie di violare le regole a gioco ormai avviato.
Cercano di attaccarsi a qualsiasi cosa per raggiungere l’obiettivo che è quello di aprire comunque la discarica, a prescindere dai pareri contrari e dalle condizioni ambientali sfavorevoli e pericolose per una tale installazione. Anziché la salute si privilegiano la rendita ed il profitto di pochi.
Con questa opzione di modificare le regole, la Regione Lombardia entra in netta contraddizione con un piano rifiuti già approvato dalla provincia di Cremona e sostenuto da una ventina di comuni. E’ pericoloso, oltre che inaudito, togliere qualsiasi vincolo di distanze fra discariche. Questo significa dare mano libera a qualsiasi aggressione del territorio e a possibili conseguenze devastanti per la stessa popolazione.
Dovranno spiegarci in ogni sede e ad ogni livello quali sono le motivazioni tecniche per non adottare criteri di salvaguardia come le distanze fra discariche. Chi sono i soggetti che hanno effettuato i sopralluoghi per giungere a queste conclusioni? Ne avevano i titoli? Noi abbiamo motivo di dubitarne.
E anche su questo aspetteremo una risposta
Ma la salvaguardia di distanza minima fra discariche non è il solo ostacolo all’approvazione della VIA. La Regione quindi vorrà ignorare anche le sue stesse leggi e quelle comunitarie?
Infatti la nuova discarica di Cappella Cantone sarebbe, ed è, addirittura improponibile se si osservassero le linee guida che la stessa Regione Lombardia ha emanato, con la delibera di giunta n. 8/6581 dello scorso 13 febbraio 2008, per l’individuazione da parte delle Province delle aree per il recupero e smaltimento dei rifiuti (per chi vuole documentarsi la delibera è pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Lombardia del 15 febbraio 2008, 4° supplemento straordinario). Secondo questa normativa non ci sarebbero le condizioni per garantire la tutela delle risorse idriche, un buon impatto ambientale nel medio-lungo periodo, e nemmeno la re-distribuzione della pressione ambientale all’interno del territorio lombardo, in quanto la nuova discarica di Cappella Cantone potrebbe accogliere da un terzo fino a oltre la metà dei previsti 800mila metri cubi di rifiuti di amianto da smaltire provenienti da tutta la Lombardia, sarebbe la più grande della Lombardia e tra le più grandi di Europa.
Nelle linee guida della Regione Lombardia per la gestione del rischio amianto del maggio 1998 si legge: “Il problema dello smaltimento dei rifiuti contenenti amianto (RCA) deve essere gestito nell’ottica di una minimizzazione del possibile rilascio e dispersione di fibre nell’atmosfera e del contenimento dei possibili inquinamenti delle falde acquifere”. E la Regione quindi, entrando in contraddizione con se stessa, vorrebbe indicare come sito idoneo per una discarica di amianto un luogo dove ci sono falde affioranti?
E ancora, se ciò non bastasse, posso citare l’art. 5 della direttiva CEE 91/156 la quale prevede che lo smaltimento dei rifiuti debba essere effettuato secondo il principio di prossimità negli impianti appropriati più vicini.
Per evitare la dispersione per via aerea delle fibre di amianto, che è pericolosissima, l’amianto va smaltito il più possibile vicino al luogo dove è prodotto. Invece a Cappella Cantone cosa si vuole fare? Attivare un notevole afflusso di camion provenienti da tutte le parti della Lombardia su un'arteria a scorrimento veloce e molto trafficata (SS415 Paullese) aumentando i rischi di incidenti. E ricordiamo anche di considerare che in vicinanza della discarica in progetto, e sempre sulla Paullese, aumenterà il traffico di camion perché è in costruzione una centrale a biomasse, nel comune di Castelleone (comune confinante). Inoltre il tragitto dalla Paullese alla discarica è molto lungo e i fattori di rischio aumentano ancora di più.
Rammentiamo anche che l’Istituto Superiore della Sanità calcola che gli effetti di una discarica siano riscontrabili dalla sua ubicazione fino ad una distanza che va da un minimo di 3 chilometri di raggio ad un massimo di 7 chilometri.
La discarica di Cappella Cantone è quindi un sito non sicuro perché troppo vicino alle abitazioni. Corte Madama (frazione di Castelleone), Oscasale (frazione di Cappella Cantone) e San Bassano sono al massimo fra 1 o 2 chilometri di distanza e Formigara, Soresina, Castelleone, Casalmorano sono entro il raggio di 7 chilometri.
Posso citare decine e decine di altri provvedimenti. Per ulteriori approfondimenti vi rimando alla lettura dei nostri opuscoli.
Ci si è chiesti come mai la ditta Cavenord dei Fratelli Testa, che ha avanzato richiesta per la realizzazione della discarica, si è dimostrata così accanita negli ultimi anni per riuscire a realizzare questo progetto? Aveva già cercato nel 2005 di acquisire il terreno in località Retorto per realizzare la discarica, ma aveva ricevuto il diniego del proprietario, la Fondazione Robbiani. E' tornata poi all'attacco comprando nel 2007 il terreno adiacente da un privato, e poi ha avanzato la domanda in Regione. Ci chiediamo il perché di tanta ostinazione. E’ così lontano dal vero pensare che questa ditta aveva molte certezze nella possibilità di aprire comunque la discarica?
E ci chiediamo ancora: perché gli enti preposti al controllo e tutela del territorio non pianificano e programmano le località idonee per realizzare le discariche e poi valutano le domande, invece di lasciare ai privati la prerogativa di proporre siti a loro certo convenienti economicamente, ma non altrettanto sicuri per la salute dei cittadini?
Perché gli interessi privati devono prevalere su quelli pubblici?
Su questi ed altri argomenti ci piacerebbe avere delle risposte precise.
In tutta questa vicenda che ruolo devono giocare i cittadini?
Non ci basta il ruolo di “sostenitori” subalterni. I cittadini sono e devono essere gli attori principali di questa faccenda In realtà i cittadini sono scarsamente informati e stimolati alla partecipazione attiva. E’ una sorta di circolo vizioso che noi respingiamo in partenza.
L’esclusione sistematica dei cittadini dalle decisioni principali fa sorgere forti perplessità e preoccupazione su come è stata gestita finora la questione e su dove si voglia andare a parare.
Autorizzare una discarica di amianto comporta responsabilità altissime perché è in gioco la vita o la morte delle persone, oltre alla qualità della vita delle stesse. Occorre, in questo caso, “disturbare il manovratore”. Quindi, chi meglio dei cittadini stessi in prima persona possono tutelare la propria salute, controllando che altri interessi non prevalgano?
La partecipazione dei cittadini assume un ruolo rilevante nella procedura di VIA che deve considerare oltre agli aspetti tecnici e scientifici anche la molteplicità di interessi e conflitti legati alla realizzazione dell’opera. E anche le linee guida della Regione Lombardia per l’individuazione da parte delle Province delle aree per il recupero e smaltimento dei rifiuti prevede fra le altre voci “una buona accettazione da parte dei cittadini”.
Inoltre la Regione può indire un’inchiesta pubblica a cui sono chiamati ad intervenire il Proponente dell’opera e gli Enti locali interessati e a cui può partecipare qualsiasi cittadino. Tutto questo deve avvenire però prima della conferenza di servizi.
Perché gli amministratori non ce l’hanno ancora detto?
Comunque la certezza che la discarica non si faccia non può essere garantita solo dalle istituzioni.
Noi vogliamo essere riconosciuti al pari degli altri interlocutori. Quindi noi vogliamo avere accesso diretto agli atti e partecipare alle riunioni in cui si decide il futuro dei cittadini e del territorio con un rappresentante di ‘Cittadini contro l’amianto’, e su questo chiediamo formalmente una risposta ufficiale in nome della trasparenza e del corretto rapporto fra cittadini e amministrazioni locali.
Nel caso in cui ci sia una VIA favorevole al progetto della discarica vogliamo e quindi dobbiamo essere messi in condizione di consultare e analizzare tutta la documentazione inerente, perché abbiamo già la disponibilità dei tecnici e dei legali di Medicina Democratica che ci stanno assistendo in questa fase di controllo.
Vorremmo anche avere la certezza che gli enti locali coinvolti siamo disponibili a ricorrere al TAR.
La partita non finisce qui, è appena cominciata. Adotteremo tutti i mezzi che vanno dalla mobilitazione dei cittadini ai mezzi legali per impedire che si realizzi questa ennesima aggressione al territorio. A questo proposito ricordiamo che settori dell’Avvocatura e della Magistratura, nei procedimenti sulle questioni relative all’amianto, sostengono che alcuni principi di responsabilità penale applicati contro i datori di lavoro (vedi l’indagine del magistrato Guariniello che ha rinviato a giudizio i titolari della ditta Eternit) potrebbero essere estesi anche agli amministratori locali.
Da qualche giorno per noi la discarica di amianto di Cappella Cantone non è più una questione locale o provinciale, ma è diventata un fatto nazionale.
Proseguiremo le nostre iniziative di informazione attraverso banchetti di propaganda a Cappella Cantone, Corte Madama, San Bassano ecc. dove inviteremo anche la popolazione a sottoscrivere una lettera di protesta da inviare agli amministratori regionali.
Abbiamo verificato e documentato che alcune attività sono già state intraprese nei pressi della zona individuata per la discarica (ammucchiamento di materiale inerte, costruzione di bretelle stradali che potrebbero essere funzionali al collegamento della discarica con la statale Paullese). A cosa serve esattamente lo sbancamento di terra in corso? Voremmo avere stasera una risposta anche su questo.
Come abbiamo ampiamento dimostrato motivi per mobilitarsi ce ne sono in quantità.
Questo è solo l’inizio e non ci fermeremo.
Ricordatevi che l’unica fibra di amianto innocua è quella che noi non respiriamo.
Dott. Mariella Megna
Cittadini contro l'amianto
martedì 14 ottobre 2008
Intervento all’incontro pubblico organizzato dall’Amministrazione Provinciale a Soresina presso il Teatro Sociale il 13 ottobre 2008
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venerdì 10 ottobre 2008
VERGOGNA! NO alla discarica di amianto a Cappella Cantone. MOBILITAZIONE NAZIONALE
Purtroppo si sta avverando quanto avevamo previsto già da mesi. Con il grave e provocatorio provvedimento adottato dalla Commissione Ambiente della Regione Lombardia, su proposta dell’assessore Buscemi di Forza Italia, si sceglie sfrontatamente di far prevalere gli interessi di pochi rispetto a quelli dei cittadini.
Anziché la salute si privilegiano la rendita ed il profitto di pochi.
Quanto accaduto ieri ha pochi precedenti in quanto a moralità nella politica.
Si sono spudoratamente modificate le regole, mentre la partita era ancora in corso: infatti l’unica osservazione avanzata sul piano rifiuti della Provincia di Cremona è stata quella sulla distanza fra discariche abolendo ogni vincolo! Questo è inaudito: è come se nel corso di una partita di calcio, dopo dieci minuti dall’inizio del secondo tempo venissero abolite le regole che prevedono la possibilità di punizioni e calci di rigore.
Dovranno spiegarci in ogni sede e ad ogni livello quali sono le motivazioni tecniche per non adottare criteri di salvaguardia come le distanze fra discariche. Chi sono i soggetti che hanno effettuato i sopralluoghi per giungere a queste conclusioni? Ne avevano i titoli? Noi abbiamo motivo di dubitarne.
Come mai improvvisamente, dopo mesi, per accelerare l’apertura della discarica hanno adottato un provvedimento pericoloso che contrasta con tutti gli studi effettuati finora e che davano perentorie indicazioni rispetto alla necessità di garantire una distanza almeno di 5 chilometri fra una discarica e l’altra?
La partita non finisce qui, è appena cominciata. Adotteremo tutti i mezzi che vanno dalla mobilitazione dei cittadini ai mezzi legali per impedire che si realizzi questa ennesima aggressione al territorio.
DA OGGI PER NOI LA DISCARICA DI AMIANTO DI CAPPELLA CANTONE non è più una questione locale o provinciale, ma diviene un fatto nazionale.
E’ per questo che da oggi abbiamo iniziato ad approntare strumenti politici ed organizzativi per estendere il più possibile le adesioni e il consenso e per creare le condizioni entro la fine dell’anno per organizzare una manifestazione nazionale da tenersi a Cappella Cantone, coinvolgendo associazioni, gruppi, enti locali, sindacati e partiti.
Ricordiamo che ad oggi abbiamo ricevuto già significative adesioni come quelle delle organizzazioni sindacali CUB, SDL, AL Cobas-CUB oltre a tutti gli organismi che si occupano di amianto sul piano nazionale e la disponibilità di Medicina Democratica a metterci a disposizione le sue strutture tecnico-legali.
Proseguiremo, inoltre, le nostre iniziative di informazione attraverso banchetti di propaganda a Cappella Cantone, Corte Madama, San Bassano ecc dove inviteremo anche la popolazione a sottoscrivere una lettera di protesta da inviare agli amministratori regionali.
E’ solo l’inizio e non ci fermeremo.
Anziché la salute si privilegiano la rendita ed il profitto di pochi.
Quanto accaduto ieri ha pochi precedenti in quanto a moralità nella politica.
Si sono spudoratamente modificate le regole, mentre la partita era ancora in corso: infatti l’unica osservazione avanzata sul piano rifiuti della Provincia di Cremona è stata quella sulla distanza fra discariche abolendo ogni vincolo! Questo è inaudito: è come se nel corso di una partita di calcio, dopo dieci minuti dall’inizio del secondo tempo venissero abolite le regole che prevedono la possibilità di punizioni e calci di rigore.
Dovranno spiegarci in ogni sede e ad ogni livello quali sono le motivazioni tecniche per non adottare criteri di salvaguardia come le distanze fra discariche. Chi sono i soggetti che hanno effettuato i sopralluoghi per giungere a queste conclusioni? Ne avevano i titoli? Noi abbiamo motivo di dubitarne.
Come mai improvvisamente, dopo mesi, per accelerare l’apertura della discarica hanno adottato un provvedimento pericoloso che contrasta con tutti gli studi effettuati finora e che davano perentorie indicazioni rispetto alla necessità di garantire una distanza almeno di 5 chilometri fra una discarica e l’altra?
La partita non finisce qui, è appena cominciata. Adotteremo tutti i mezzi che vanno dalla mobilitazione dei cittadini ai mezzi legali per impedire che si realizzi questa ennesima aggressione al territorio.
DA OGGI PER NOI LA DISCARICA DI AMIANTO DI CAPPELLA CANTONE non è più una questione locale o provinciale, ma diviene un fatto nazionale.
E’ per questo che da oggi abbiamo iniziato ad approntare strumenti politici ed organizzativi per estendere il più possibile le adesioni e il consenso e per creare le condizioni entro la fine dell’anno per organizzare una manifestazione nazionale da tenersi a Cappella Cantone, coinvolgendo associazioni, gruppi, enti locali, sindacati e partiti.
Ricordiamo che ad oggi abbiamo ricevuto già significative adesioni come quelle delle organizzazioni sindacali CUB, SDL, AL Cobas-CUB oltre a tutti gli organismi che si occupano di amianto sul piano nazionale e la disponibilità di Medicina Democratica a metterci a disposizione le sue strutture tecnico-legali.
Proseguiremo, inoltre, le nostre iniziative di informazione attraverso banchetti di propaganda a Cappella Cantone, Corte Madama, San Bassano ecc dove inviteremo anche la popolazione a sottoscrivere una lettera di protesta da inviare agli amministratori regionali.
E’ solo l’inizio e non ci fermeremo.
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Relazione introduttiva di Mariella Megna al convegno sull'amianto - San Bassano (CR) 12 settembre 2008
La ditta Cavenord srl, con sede legale a Bergamo, ha intenzione di realizzare una discarica di rifiuti speciali contenenti amianto in località Cascina Retorto, comune di Cappella Cantone (CR). La località scelta é una cava di inerti in fase di esaurimento.
Quando si parla di Cavenord, o di Seraco, si parla dei Fratelli Testa. La Cavenord è una partecipata dei Fratelli Testa e la Seraco è una piccola azienda acquistata dai Fratelli Testa. La ditta Testa è in pratica l’operatore che possiede la maggiore potenzialità estrattiva dell’intera provincia di Cremona perché ha delle cave aperte nelle zone di Cappella Cantone località Retorto, San Bassano, Formigara, Santa Maria dei Sabbioni. (Per inciso la Seraco figura nel 2004 come contribuente di Forza Italia per un importo di 10mila euro).
La Regione Lombardia ha avviato il 22 agosto 2007 la procedura per il VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) con annuncio pubblicato su La Cronaca di Cremona.
I sindaci di Cappella Cantone, San Bassano, Soresina, Formigara, Casalmorano, Castelleone, oltre al consiglio e alla giunta provinciale, hanno espresso parere contrario a questa discarica. Una delegazione di amministratori comunali e provinciali ha avuto già due incontri al Pirellone con gli assessori competenti, che sono Boni della Lega e Buscemi di Forza Italia. Da questi incontri è scaturita la decisione di rinviare il tutto a fine settembre 2008. Nel frattempo sui quotidiani locali sono state pubblicate dichiarazioni di contrarietà alla discarica anche da associazioni di categoria degli agricoltori, quali la Coldiretti e Libera, e da Lameri, la multinazionale del cereale che ha due stabilimenti a San Bassano.
Queste le motivazioni sostenute dall'amministrazione provinciale davanti alla Regione Lombardia (secondo quanto dichiarato dall'assessore provinciale all'ambiente Biondi in un’assemblea pubblica) per indurla a fermare l'autorizzazione alla realizzazione della discarica:
- incoerenza con il piano cave provinciale che prevede per la zona interessata un recupero ambientale-agricolo,
- incoerenza con il piano rifiuti provinciale (che però è in attesa di approvazione da parte della Regione Lombardia) che non prevede discariche di rifiuti di amianto,
- mancanza di distanza minima tra discariche. Il piano rifiuti in attesa di approvazione prevede una distanza minima tra discariche di 5 chilometri mentre la nuova discarica sarebbe a meno di 500 metri dalla discarica ormai chiusa di rifiuti solidi della vicina frazione di Corte Madama in comune di Castelleone;
- la zona é soggetta ad allagamenti dovuti all'esondazione del Riotorto (in settembre 2007 vi è stata un’esondazione i cui danni sono stati ingenti e che ha provocato la chiusura del raccordo della Paullese proprio in prossimità della discarica in questione) e ci sono falde affioranti che alimentano il torrente Riotorto e la Roggia Montalbana (uno studio geologico era stato fatto nel 1992, commissionato dal comitato contro la discarica di rifiuti solidi di Corte Madama);
- la zona é a vocazione agro-alimentare, con coltivazioni di mais destinato alle vacche da latte. Imoltre adiacente alla discarica in progetto vi é il Parco del Serio morto che potrebbe avere come conseguenza un depauperamento;
- la coesistenza in uno stesso contesto di attività di escavazione e di discarica sono potenzialmente pericolose.
I nostri amministratori locali sono uniti e tutti contrari alla discarica, quindi, secondo loro, noi cittadini dovremmo dormire sonni tranquilli. A fine settembre ci sarà la conferenza dei servizi in cui saranno raccolti tutti i pareri degli enti coinvolti e siccome i nostri sindaci diranno NO il problema si risolverà.
Bene, la questione è molto più complessa.
I cittadini sono e devono essere gli attori principali di questa faccenda, ma in realtà sono stati scarsamente informati e stimolati alla partecipazione attiva. E’ una sorta di circolo vizioso che noi respingiamo in partenza.
Autorizzare una discarica di amianto comporta responsabilità altissime perché è in gioco la vita o la morte delle persone, oltre alla qualità della vita delle stesse. Occorre, in questo caso, "disturbare il manovratore". Quindi, chi meglio dei cittadini stessi in prima persona possono tutelare la propria salute, controllando che altri interessi non prevalgano?
A questo punto è legittimo porsi un interrogativo: le istituzioni locali vogliono realmente impedire che in questo territorio si compia un ulteriore attentato alla salute dei cittadini?
L’esclusione sistematica dei cittadini dalle decisioni principali fa sorgere forti perplessità e preoccupazione su come è stata gestita finora la questione e su dove si voglia andare a parare.
Il sindaco di Cappella Cantone era stato informato dalla stessa ditta Testa dell’intenzione di realizzare la discarica già il 15 febbraio 2006 e anche l’amministrazione provinciale lo sapeva. Il sindaco di San Bassano è stato informato della cosa dal sindaco di Cappella Cantone nell’aprile 2006. Per cui quando è stata avviata il 22 agosto 2007 la procedura dalla Regione Lombardia, gli enti interessati avrebbero dovuto subito attivare tutti i mezzi che la legge mette a disposizione per esprimere dissenso. Per esempio, informare che il progetto è a disposizione di qualsiasi cittadino in Comune, in Provincia e in Regione e che qualsiasi cittadino ha 60 giorni di tempo dall’avviso pubblico per presentare osservazioni.
La partecipazione dei cittadini assume un ruolo rilevante nella procedura di VIA che deve considerare oltre agli aspetti tecnici e scientifici anche la molteplicità di interessi e conflitti legati alla realizzazione dell’opera. E anche le linee guida della Regione Lombardia per l’individuazione da parte delle Province delle aree per il recupero e smaltimento dei rifiuti prevede fra le altre voci "una buona accettazione da parte dei cittadini". Questo dice la legge. NON E’ VERO che la protesta dei cittadini è controproducente o inutile e NON E’ VERO che saranno valutate nell’istruttoria solo le incongruenze normative, come qualche funzionario della Regione ha dichiarato ai nostri amministratori.
Inoltre la Regione può indire un’inchiesta pubblica a cui sono chiamati ad intervenire il Proponente dell’opera e gli Enti locali interessati e a cui può partecipare qualsiasi cittadino.Tutto questo deve avvenire però prima della conferenza di servizi che è prevista entro fine settembre.
Perché gli amministratori non ce l’hanno ancora detto?
Come partecipazione diretta dei cittadini in Regione è arrivata solo la petizione popolare con un numero ancora insufficiente di firme perché scarsamente pubblicizzata, ed avviata, per esempio, dal comune di San Bassano solo dopo l’11 marzo 2008.
Pensiamo che l’opposizione delle istituzioni locali sia condotta con insufficiente determinazione.
Lo dimostra il fatto che in ogni occasione pubblica gli esponenti delle stesse si premurano e si agitano nell’affermare l’assoluta non necessità che siano costituiti comitati di cittadini che seguano la questione.
Se non c’è un’opposizone vera, sia sul piano sociale che su quello politico, la Regione Lombardia molto probabilmente ha deciso di dare l’autorizzazione alla costruzione di questa discarica.
Ci consigliano di aspettare fino a fine settembre per vedere cosa uscirà dalla conferenza dei servizi, invece il momento di agire per i cittadini è ora e subito e siamo molto in ritardo per i motivi che ho appena spiegato.
Tutta la vicenda ha dei risvolti non chiari.
La ditta Cavenord dei Fratelli Testa aveva già cercato nel 2005 di acquisire il terreno in località Retorto per realizzare la discarica, ma aveva ricevuto il diniego del proprietario, la Fondazione Robbiani. E' tornata poi all'attacco comprando nel 2007 il terreno adiacente da un privato, per una cifra doppia di quella di mercato e poi ha avanzato la domanda in Regione. Ci chiediamo il perché di tanta ostinazione. Si è portati a pensare che la ditta aveva già avuto delle assicurazioni sulla fattibilità della discarica.
Il progetto prevede una capienza di 200mila mc di rifiuti. Il bacino della cava Ritorto è di 850mila mc e c’è la possibilità che una volta avviato il procedimento di autorizzazione si possa ottenere un ampliamento del sito.
La Regione Lombardia prevede di smaltire da qui al 2010 circa 800 mila mc di rifiuti di amianto e allora ci chiediamo: li vorrà smaltire in gran parte qui da noi?
E ci chiediamo ancora: perché gli enti preposti al controllo e tutela del territorio non pianificano e programmano le località idonee per realizzare le discariche e poi valutano le domande, invece di lasciare ai privati la prerogativa di proporre siti a loro certo convenienti economicamente, ma non altrettanto sicuri per la salute dei cittadini?
Perché gli interessi privati devono prevalere su quelli pubblici?
La nuova discarica di Cappella Cantone sarebbe, ed è, addirittura improponibile se si osservassero le linee guida che la stessa Regione Lombardia ha emanato, con la delibera di giunta n. 8/6581 dello scorso 1 febbraio 2008, per l’individuazione da parte delle Province delle aree per il recupero e smaltimento dei rifiuti (per chi vuole documentarsi la delibera è pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Lombardia del 15 febbraio 2008, 4° supplemento straordinario). Secondo questa normativa non ci sarebbero le condizioni per garantire la tutela delle risorse idriche, un buon impatto ambientale nel medio-lungo periodo, e nemmeno la re-distribuzione della pressione ambientale all’interno del territorio lombardo, in quanto la nuova discarica di Cappella Cantone potrebbe accogliere da un terzo fino a oltre la metà dei previsti 800mila metri cubi di rifiuti di amianto da smaltire provenienti da tutta la Lombardia, sarebbe la più grande della Lombardia e tra le più grandi di Europa.
Anche a Cingia de’Botti dovevano costruire una discarica, in partenza anche più grande di quella di Cappella Cantone, ma in un mese la questione si è risolta. La Regione ha avviato la procedura il 25 aprile 2008 e l’ha chiusa il 23 maggio 2008 con la seguente motivazione: procedura non avviabile per mancanza di elementi minimi. Noi sappiamo che contro questa discarica il presidente della provincia Torchio si è subito attivato e ha dichiarato alla Provincia il 13 maggio 2008 che non è possibile avviare una discarica in un territorio che sarà interessato dalla costruzione di due autostrade.
E che dire del caso di Treviglio del 2003? 2500 cittadini hanno presentato un esposto contro il progetto di realizzazione di una discarica di rifiuti industriali speciali e cemento-amianto nell’ex cava Vailata di via Palazzo e l’ufficio VIA ha espresso parere contrario per eccessiva vicinanza alla città, falde acquifere affioranti e accesso stradale pericoloso.
Il sito scelto dai Fratelli Testa per realizzare la discarica non è sicuro, e non è vero che lo smaltimento dei rifiuti di cemento amianto non compromette la salute dei cittadini.
Non si tratta di essere pregiudizialmente contrari alle discariche di amianto. Lo sappiamo bene che una volta ricoperto, o meglio ancora, una volta chiusa la discarica il cemento-amianto non costituisce più un alto fattore di rischio per l’uomo. Ma chi afferma che la discarica di amianto non è assolutamente pericolosa dice il falso o non conosce a fondo il problema.
Il cemento-amianto è uno dei tanti rifiuti contentente amianto. E’ considerato non pericoloso perché rispetto ad altri rifiuti contenenti amianto è in matrice stabile e quindi le fibre possono dispedersi più difficilmente, ma è pur sempre un rifiuto speciale che va movimentato il meno possibile.
Il conferimento in discarica del rifiuto di amianto è una fase delicata dell’operazione di smaltimento che può produrre aerodispersione di fibre a causa, per esempio, di contenitori non bonificati o peggio ancora di involucri lesionati che all’atto dello scaricamento potrebbero perdere il loro contenuto, mettendo a rischio gli addetti della discarica, ma anche le popolazioni circostanti perché i venti trasportano facilmente e velocemente le fibre di amianto.
Le prescrizioni da seguire per smaltire il cemento amianto sono molto minuziose. Per citarne alcune: va movimentato il meno possibile, posizionato su pallets, avvolto in telo plastico resistente a strappo o, se di piccola pezzatura, in big-bag con chiusura ermetica ed etichettato con il cartello "a", caricato ed imballato ordinato e stabile. Deve poi essere stoccato in pile che non devono superare i 3 metri di altezza, se un involucro è danneggiato deve essere subito sostituito, le ruote dei camion devono essere lavate…quindi così sicuro non è lo smaltimento del cemento-amianto.
Gli abitati di Corte Madama (frazione di Castelleone), Oscasale (frazione di Cappella Cantone) e San Bassano sono al massimo fra 1 o 2 chilometri di distanza. L’Istituto Superiore della Sanità calcola che gli effetti di una discarica siano riscontrabili dalla sua ubicazione fino ad una distanza che va da un minimo di 3 chilometri di raggio ad un massimo di 7 chilometri. In questo caso sarebbero coinvolti anche gli abitati di Formigara, Soresina, Castelleone, Casalmorano.
Il Piano Amianto della Regione Veneto prevede che la distanza dai centri abitati in relazione alla direttrice dei venti dominanti deve essere oggetto di uno specifico studio
L’art 5 della direttiva CEE 91/156 prevede che lo smaltimento dei rifiuti deve essere effettuato secondo il principio di prossimità negli impianti appropriati più vicini. Per evitare la dispersione per via aerea delle fibre di amianto, che è pericolosissima, l’amianto va smaltito il più possibile vicino al luogo dove è prodotto. Invece a Cappella Cantone cosa si vuole fare? Attivare un notevole afflusso di camion provenienti da tutte le parti della Lombardia su un'arteria a scorrimento veloce e molto trafficata (SS415 Paullese) aumentando i rischi di incidenti. Non solo. C'é da considerare anche che in vicinanza della discarica in progetto, e sempre sulla Paullese, aumenterà il traffico di camion perché è in costruzione una centrale a biomasse, nel comune di Castelleone (comune confinante). Inoltre il tragitto dalla Paullese alla discarica è molto lungo e i fattori di rischio aumentano ancora di più.
Nelle linee guida della Regione Lombardia per la gestione del rischio amianto del maggio 1998 si legge: "Il problema dello smaltimento dei rifiuti contententi amianto (RCA) deve essere gestito nell’ottica di una minimizzazione del possibile rilascio e dispersione di fibre nell’atmosfera e del contenimento dei possibili inquinamenti delle falde acquifere".
Nel Piano Regionale Amianto Lombardia (PRAL), approvato nel dicembre 2005, si legge: "Le attività che attualmente possono generare esposizione ad amianto sono quelle di manutenzione di edifici, di impianti e macchine, di bonificia e di smaltimento."
E la relazione della Cattedra di Medicina Legale e delle Assicurazioni dell’Università degli Studi di Roma "La Sapienza" afferma che: "le procedure di dismissione dell’amianto, ancorché eseguite nel rispetto delle normative vigenti e, quindi, con massima protezione individuale degli addetti, potrebbe avere, comunque, determinato una abnorme dispersione di cancerogeni nell’ambiente, favorendo l’estensione della patologia alla popolazione finora considerata non a rischio."
E ancora cito il verbale della Commissione Tecnica Provinciale per L’Ambiente della Provincia di Treviso del 9/11/04, relativo al diniego della discarica di rifiuti di amianto Falzè di Sernaglia della Battaglia, in cui si legge che "il rappresentante dell’ULSS n.7 ha sottolineato che la discarica di rifiuti di amianto va ascritta fra le attività insalubri di prima classe di cui al Testo Unico delle Leggi Sanitarie". Inoltre l’ULSS n.7, con parere del 24/09/2003, ha scritto che "la nuova attività comporterà un peggioramento generale della qualità della vita ed un possibile incremento del rischio di salute per i residenti nei pressi del sito…Sotto il profilo del rischio connesso alla manipolazione dei materiali contenenti amianto il rischio puo’ essere apprezzabile (e quindi non nullo) anche a livello di fibre disperse inferiori al limite di rilevabilità delle metodiche di monitoraggio previste dalla norma".
Quindi il rischio per le persone c’è in prossimità delle discariche di amianto, ma anche il danno ambientale è notevole.
Nel corso del convegno del 1999 tenutosi a Bruxelles sul problema amianto è stato evidenziato che occorre approfondire il problema del comportamento in discarica dei rifiuti di amianto a breve e a lungo termine considerando che l’amianto non si degrada. E’ quindi necessario considerare l’impatto ambientale a lunghissimo termine dello smaltimento in discarica.
Non è quindi così scontato che l’amianto non inquini e non faccia male all’ambiente, e allora diciamo assolutamente NO ad una discarica dove ci sono falde affioranti, sorgive e soprattutto in una zona a vocazione agro-alimentare.
Non ci conforta assolutamente sapere che il progetto è stato redatto da validi professionisti. Il progetto può essere valido, ma è il sito che non va bene e non abbiamo garanzie della professionalità dei gestori della discarica.
La normativa regionale prevede che le operazioni di smaltimento siano effettuate da tecnici e coordinatori in possesso di attestato di abilitazione.
I responsabili tecnici devono avere un patentino rilasciato dopo aver frequentato non meno di 50 ore di appositi corsi di formazione.
In Italia non si contano più gli esempi di incuria e degrado già documentabili per le discariche di amianto.
Un esempio eclatante è il comune di Paese in provincia di Treviso dove una discarica di amianto abbandonata a se stessa sta avvelenando gli abitanti da tre anni.
Nel 2006 é stata dichiarata illegale dal Consiglio di Stato, ma nel frattempo la società che gestiva il sito è fallita. Nel 2005 i comitati territoriali hanno inoltrato esposti ai NOE (Nuclei operativi ecologici dei carabinieri) di Treviso, e il risultato, almeno fino a dicembre 2007, è stato che ventimila tonnellate di rifiuti hanno continuato a rimanere accatastati uno sopra l’altro, riparati solo da alcuni teli, del tutto deteriorati e a diretto contatto con l’aria, in barba a tutte le norme, regole e codici di comportamento che in Italia continuano a rimanere per la più parte solo sulla carta e non producono quasi mai l’individuazione dei colpevoli e il conseguente risarcimento per i danni procurati.
E non crediamo più alla favola dei controlli.
Ci sono effettivamente diversi enti presposti al controllo dell’aria, dell’acqua e del sottosuolo, ma guardiamo vicino a noi, al caso TAMOIL di Cremona. I cittadini hanno saputo solo dopo anni e anni che i pozzi di approvvigionamento di alcune piscine erano inquinati da idrocarburi!
Il Piano Regionale Amianto Lombardia (PRAL) prevede l’installazione di apparecchi di prelievo per il monitoraggio dei livelli di concentrazione di fibre di amianto nell’aria, almeno una per provincia.Sono state installate? Sono stati resi noti i risultati?
Sempre il PRAL prevede campagne di informazione per il cittadino ad opera della Regione, delle province e dei comuni. Sono state realizzate?
Addirittura la Regione Lombardia aveva previsto somme ingenti da stanziare per la costruzione di un portale sul rischio amianto che non risulta mai essere stato attivato.
E delle procedure di emergenza da adottare in caso di rilascio accidentale di fibre di amianto nell’aria a causa di prevedibili incidenti con cadute di rifiuti di amianto, rotture dei nylon di protezione, errori umani ecc…ne vogliamo parlare visto che non ho ancora sentito nessun amministratore o politico locale che si è occupato di questi ed altri problemi enunciati?
Uno studio del 1997 a cura della Fondazione Maugeri di Pavia suggerisce che, in generale, per le discariche venga effettuata l’analisi del percolato ogni 6 mesi per accertare che nel giacimento non siano stati conferiti rifiuti differenti da quelli ammessi e, nello specifico, per quelle di amianto un’autocertificazione trimestrale relativa alle misure della dispersione nell’ambiente e alle misure dell’esposizione del proprio personale a fibre di amianto aerodisperso. Questo studio afferma che i fattori di rischio per la salute e l’ambiente sono molto bassi, ma solo se i responsabili e gli operatori della discarica organizzano e svolgono il lavoro con competenza e con mezzi adeguati. I rischi quindi esistono e, difatti, tutti gli addetti devono indossare tuta e mascherina. Ma i residenti nella zona vicino alla discarica o gli ignari automobilisti che transitano sulla Paullese, invece, come si devono proteggere in caso di incidente?
A Ivrea l’amianto è stato smaltito per lungo nei campi con falsi certificati di trasporto e falsi certificati di analisi emessi dall’azienda
Per tutti questi motivi ed altri ancora che emergeranno dagli interventi di stasera invitiamo i cittadini alla più ampia mobilitazione possibile, aderendo al nostro comitato e inviando lettere di protesta in Regione Lombardia.
Se le adesioni saranno in numero adeguato prevediamo anche di organizzare una manifestazione di protesta. Se non riusciremo a bloccare l’apertura della discarica questo dipenderà prevalentemente dalla disattenzione e sottovalutazione del problema da parte dei cittadini. Allora, a questo punto, ognuno dovrà assumersi le proprie responsabilità anche verso le generazioni future.
Noi pensamo che la lotta dovrà continuare anche nella sfortunata ipotesi che la Regione approvi il progetto. In quel caso la mobilitazione potrà prevedere anche l’occupazione del sito da parte dei cittadini della zona, contestualemente alla raccolta di firme per indurre i comuni a ricorrere al TAR.
Mariella Megna
Cittadini contro l'amianto
San Bassano, 12 settembre 2008
Quando si parla di Cavenord, o di Seraco, si parla dei Fratelli Testa. La Cavenord è una partecipata dei Fratelli Testa e la Seraco è una piccola azienda acquistata dai Fratelli Testa. La ditta Testa è in pratica l’operatore che possiede la maggiore potenzialità estrattiva dell’intera provincia di Cremona perché ha delle cave aperte nelle zone di Cappella Cantone località Retorto, San Bassano, Formigara, Santa Maria dei Sabbioni. (Per inciso la Seraco figura nel 2004 come contribuente di Forza Italia per un importo di 10mila euro).
La Regione Lombardia ha avviato il 22 agosto 2007 la procedura per il VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) con annuncio pubblicato su La Cronaca di Cremona.
I sindaci di Cappella Cantone, San Bassano, Soresina, Formigara, Casalmorano, Castelleone, oltre al consiglio e alla giunta provinciale, hanno espresso parere contrario a questa discarica. Una delegazione di amministratori comunali e provinciali ha avuto già due incontri al Pirellone con gli assessori competenti, che sono Boni della Lega e Buscemi di Forza Italia. Da questi incontri è scaturita la decisione di rinviare il tutto a fine settembre 2008. Nel frattempo sui quotidiani locali sono state pubblicate dichiarazioni di contrarietà alla discarica anche da associazioni di categoria degli agricoltori, quali la Coldiretti e Libera, e da Lameri, la multinazionale del cereale che ha due stabilimenti a San Bassano.
Queste le motivazioni sostenute dall'amministrazione provinciale davanti alla Regione Lombardia (secondo quanto dichiarato dall'assessore provinciale all'ambiente Biondi in un’assemblea pubblica) per indurla a fermare l'autorizzazione alla realizzazione della discarica:
- incoerenza con il piano cave provinciale che prevede per la zona interessata un recupero ambientale-agricolo,
- incoerenza con il piano rifiuti provinciale (che però è in attesa di approvazione da parte della Regione Lombardia) che non prevede discariche di rifiuti di amianto,
- mancanza di distanza minima tra discariche. Il piano rifiuti in attesa di approvazione prevede una distanza minima tra discariche di 5 chilometri mentre la nuova discarica sarebbe a meno di 500 metri dalla discarica ormai chiusa di rifiuti solidi della vicina frazione di Corte Madama in comune di Castelleone;
- la zona é soggetta ad allagamenti dovuti all'esondazione del Riotorto (in settembre 2007 vi è stata un’esondazione i cui danni sono stati ingenti e che ha provocato la chiusura del raccordo della Paullese proprio in prossimità della discarica in questione) e ci sono falde affioranti che alimentano il torrente Riotorto e la Roggia Montalbana (uno studio geologico era stato fatto nel 1992, commissionato dal comitato contro la discarica di rifiuti solidi di Corte Madama);
- la zona é a vocazione agro-alimentare, con coltivazioni di mais destinato alle vacche da latte. Imoltre adiacente alla discarica in progetto vi é il Parco del Serio morto che potrebbe avere come conseguenza un depauperamento;
- la coesistenza in uno stesso contesto di attività di escavazione e di discarica sono potenzialmente pericolose.
I nostri amministratori locali sono uniti e tutti contrari alla discarica, quindi, secondo loro, noi cittadini dovremmo dormire sonni tranquilli. A fine settembre ci sarà la conferenza dei servizi in cui saranno raccolti tutti i pareri degli enti coinvolti e siccome i nostri sindaci diranno NO il problema si risolverà.
Bene, la questione è molto più complessa.
I cittadini sono e devono essere gli attori principali di questa faccenda, ma in realtà sono stati scarsamente informati e stimolati alla partecipazione attiva. E’ una sorta di circolo vizioso che noi respingiamo in partenza.
Autorizzare una discarica di amianto comporta responsabilità altissime perché è in gioco la vita o la morte delle persone, oltre alla qualità della vita delle stesse. Occorre, in questo caso, "disturbare il manovratore". Quindi, chi meglio dei cittadini stessi in prima persona possono tutelare la propria salute, controllando che altri interessi non prevalgano?
A questo punto è legittimo porsi un interrogativo: le istituzioni locali vogliono realmente impedire che in questo territorio si compia un ulteriore attentato alla salute dei cittadini?
L’esclusione sistematica dei cittadini dalle decisioni principali fa sorgere forti perplessità e preoccupazione su come è stata gestita finora la questione e su dove si voglia andare a parare.
Il sindaco di Cappella Cantone era stato informato dalla stessa ditta Testa dell’intenzione di realizzare la discarica già il 15 febbraio 2006 e anche l’amministrazione provinciale lo sapeva. Il sindaco di San Bassano è stato informato della cosa dal sindaco di Cappella Cantone nell’aprile 2006. Per cui quando è stata avviata il 22 agosto 2007 la procedura dalla Regione Lombardia, gli enti interessati avrebbero dovuto subito attivare tutti i mezzi che la legge mette a disposizione per esprimere dissenso. Per esempio, informare che il progetto è a disposizione di qualsiasi cittadino in Comune, in Provincia e in Regione e che qualsiasi cittadino ha 60 giorni di tempo dall’avviso pubblico per presentare osservazioni.
La partecipazione dei cittadini assume un ruolo rilevante nella procedura di VIA che deve considerare oltre agli aspetti tecnici e scientifici anche la molteplicità di interessi e conflitti legati alla realizzazione dell’opera. E anche le linee guida della Regione Lombardia per l’individuazione da parte delle Province delle aree per il recupero e smaltimento dei rifiuti prevede fra le altre voci "una buona accettazione da parte dei cittadini". Questo dice la legge. NON E’ VERO che la protesta dei cittadini è controproducente o inutile e NON E’ VERO che saranno valutate nell’istruttoria solo le incongruenze normative, come qualche funzionario della Regione ha dichiarato ai nostri amministratori.
Inoltre la Regione può indire un’inchiesta pubblica a cui sono chiamati ad intervenire il Proponente dell’opera e gli Enti locali interessati e a cui può partecipare qualsiasi cittadino.Tutto questo deve avvenire però prima della conferenza di servizi che è prevista entro fine settembre.
Perché gli amministratori non ce l’hanno ancora detto?
Come partecipazione diretta dei cittadini in Regione è arrivata solo la petizione popolare con un numero ancora insufficiente di firme perché scarsamente pubblicizzata, ed avviata, per esempio, dal comune di San Bassano solo dopo l’11 marzo 2008.
Pensiamo che l’opposizione delle istituzioni locali sia condotta con insufficiente determinazione.
Lo dimostra il fatto che in ogni occasione pubblica gli esponenti delle stesse si premurano e si agitano nell’affermare l’assoluta non necessità che siano costituiti comitati di cittadini che seguano la questione.
Se non c’è un’opposizone vera, sia sul piano sociale che su quello politico, la Regione Lombardia molto probabilmente ha deciso di dare l’autorizzazione alla costruzione di questa discarica.
Ci consigliano di aspettare fino a fine settembre per vedere cosa uscirà dalla conferenza dei servizi, invece il momento di agire per i cittadini è ora e subito e siamo molto in ritardo per i motivi che ho appena spiegato.
Tutta la vicenda ha dei risvolti non chiari.
La ditta Cavenord dei Fratelli Testa aveva già cercato nel 2005 di acquisire il terreno in località Retorto per realizzare la discarica, ma aveva ricevuto il diniego del proprietario, la Fondazione Robbiani. E' tornata poi all'attacco comprando nel 2007 il terreno adiacente da un privato, per una cifra doppia di quella di mercato e poi ha avanzato la domanda in Regione. Ci chiediamo il perché di tanta ostinazione. Si è portati a pensare che la ditta aveva già avuto delle assicurazioni sulla fattibilità della discarica.
Il progetto prevede una capienza di 200mila mc di rifiuti. Il bacino della cava Ritorto è di 850mila mc e c’è la possibilità che una volta avviato il procedimento di autorizzazione si possa ottenere un ampliamento del sito.
La Regione Lombardia prevede di smaltire da qui al 2010 circa 800 mila mc di rifiuti di amianto e allora ci chiediamo: li vorrà smaltire in gran parte qui da noi?
E ci chiediamo ancora: perché gli enti preposti al controllo e tutela del territorio non pianificano e programmano le località idonee per realizzare le discariche e poi valutano le domande, invece di lasciare ai privati la prerogativa di proporre siti a loro certo convenienti economicamente, ma non altrettanto sicuri per la salute dei cittadini?
Perché gli interessi privati devono prevalere su quelli pubblici?
La nuova discarica di Cappella Cantone sarebbe, ed è, addirittura improponibile se si osservassero le linee guida che la stessa Regione Lombardia ha emanato, con la delibera di giunta n. 8/6581 dello scorso 1 febbraio 2008, per l’individuazione da parte delle Province delle aree per il recupero e smaltimento dei rifiuti (per chi vuole documentarsi la delibera è pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Lombardia del 15 febbraio 2008, 4° supplemento straordinario). Secondo questa normativa non ci sarebbero le condizioni per garantire la tutela delle risorse idriche, un buon impatto ambientale nel medio-lungo periodo, e nemmeno la re-distribuzione della pressione ambientale all’interno del territorio lombardo, in quanto la nuova discarica di Cappella Cantone potrebbe accogliere da un terzo fino a oltre la metà dei previsti 800mila metri cubi di rifiuti di amianto da smaltire provenienti da tutta la Lombardia, sarebbe la più grande della Lombardia e tra le più grandi di Europa.
Anche a Cingia de’Botti dovevano costruire una discarica, in partenza anche più grande di quella di Cappella Cantone, ma in un mese la questione si è risolta. La Regione ha avviato la procedura il 25 aprile 2008 e l’ha chiusa il 23 maggio 2008 con la seguente motivazione: procedura non avviabile per mancanza di elementi minimi. Noi sappiamo che contro questa discarica il presidente della provincia Torchio si è subito attivato e ha dichiarato alla Provincia il 13 maggio 2008 che non è possibile avviare una discarica in un territorio che sarà interessato dalla costruzione di due autostrade.
E che dire del caso di Treviglio del 2003? 2500 cittadini hanno presentato un esposto contro il progetto di realizzazione di una discarica di rifiuti industriali speciali e cemento-amianto nell’ex cava Vailata di via Palazzo e l’ufficio VIA ha espresso parere contrario per eccessiva vicinanza alla città, falde acquifere affioranti e accesso stradale pericoloso.
Il sito scelto dai Fratelli Testa per realizzare la discarica non è sicuro, e non è vero che lo smaltimento dei rifiuti di cemento amianto non compromette la salute dei cittadini.
Non si tratta di essere pregiudizialmente contrari alle discariche di amianto. Lo sappiamo bene che una volta ricoperto, o meglio ancora, una volta chiusa la discarica il cemento-amianto non costituisce più un alto fattore di rischio per l’uomo. Ma chi afferma che la discarica di amianto non è assolutamente pericolosa dice il falso o non conosce a fondo il problema.
Il cemento-amianto è uno dei tanti rifiuti contentente amianto. E’ considerato non pericoloso perché rispetto ad altri rifiuti contenenti amianto è in matrice stabile e quindi le fibre possono dispedersi più difficilmente, ma è pur sempre un rifiuto speciale che va movimentato il meno possibile.
Il conferimento in discarica del rifiuto di amianto è una fase delicata dell’operazione di smaltimento che può produrre aerodispersione di fibre a causa, per esempio, di contenitori non bonificati o peggio ancora di involucri lesionati che all’atto dello scaricamento potrebbero perdere il loro contenuto, mettendo a rischio gli addetti della discarica, ma anche le popolazioni circostanti perché i venti trasportano facilmente e velocemente le fibre di amianto.
Le prescrizioni da seguire per smaltire il cemento amianto sono molto minuziose. Per citarne alcune: va movimentato il meno possibile, posizionato su pallets, avvolto in telo plastico resistente a strappo o, se di piccola pezzatura, in big-bag con chiusura ermetica ed etichettato con il cartello "a", caricato ed imballato ordinato e stabile. Deve poi essere stoccato in pile che non devono superare i 3 metri di altezza, se un involucro è danneggiato deve essere subito sostituito, le ruote dei camion devono essere lavate…quindi così sicuro non è lo smaltimento del cemento-amianto.
Gli abitati di Corte Madama (frazione di Castelleone), Oscasale (frazione di Cappella Cantone) e San Bassano sono al massimo fra 1 o 2 chilometri di distanza. L’Istituto Superiore della Sanità calcola che gli effetti di una discarica siano riscontrabili dalla sua ubicazione fino ad una distanza che va da un minimo di 3 chilometri di raggio ad un massimo di 7 chilometri. In questo caso sarebbero coinvolti anche gli abitati di Formigara, Soresina, Castelleone, Casalmorano.
Il Piano Amianto della Regione Veneto prevede che la distanza dai centri abitati in relazione alla direttrice dei venti dominanti deve essere oggetto di uno specifico studio
L’art 5 della direttiva CEE 91/156 prevede che lo smaltimento dei rifiuti deve essere effettuato secondo il principio di prossimità negli impianti appropriati più vicini. Per evitare la dispersione per via aerea delle fibre di amianto, che è pericolosissima, l’amianto va smaltito il più possibile vicino al luogo dove è prodotto. Invece a Cappella Cantone cosa si vuole fare? Attivare un notevole afflusso di camion provenienti da tutte le parti della Lombardia su un'arteria a scorrimento veloce e molto trafficata (SS415 Paullese) aumentando i rischi di incidenti. Non solo. C'é da considerare anche che in vicinanza della discarica in progetto, e sempre sulla Paullese, aumenterà il traffico di camion perché è in costruzione una centrale a biomasse, nel comune di Castelleone (comune confinante). Inoltre il tragitto dalla Paullese alla discarica è molto lungo e i fattori di rischio aumentano ancora di più.
Nelle linee guida della Regione Lombardia per la gestione del rischio amianto del maggio 1998 si legge: "Il problema dello smaltimento dei rifiuti contententi amianto (RCA) deve essere gestito nell’ottica di una minimizzazione del possibile rilascio e dispersione di fibre nell’atmosfera e del contenimento dei possibili inquinamenti delle falde acquifere".
Nel Piano Regionale Amianto Lombardia (PRAL), approvato nel dicembre 2005, si legge: "Le attività che attualmente possono generare esposizione ad amianto sono quelle di manutenzione di edifici, di impianti e macchine, di bonificia e di smaltimento."
E la relazione della Cattedra di Medicina Legale e delle Assicurazioni dell’Università degli Studi di Roma "La Sapienza" afferma che: "le procedure di dismissione dell’amianto, ancorché eseguite nel rispetto delle normative vigenti e, quindi, con massima protezione individuale degli addetti, potrebbe avere, comunque, determinato una abnorme dispersione di cancerogeni nell’ambiente, favorendo l’estensione della patologia alla popolazione finora considerata non a rischio."
E ancora cito il verbale della Commissione Tecnica Provinciale per L’Ambiente della Provincia di Treviso del 9/11/04, relativo al diniego della discarica di rifiuti di amianto Falzè di Sernaglia della Battaglia, in cui si legge che "il rappresentante dell’ULSS n.7 ha sottolineato che la discarica di rifiuti di amianto va ascritta fra le attività insalubri di prima classe di cui al Testo Unico delle Leggi Sanitarie". Inoltre l’ULSS n.7, con parere del 24/09/2003, ha scritto che "la nuova attività comporterà un peggioramento generale della qualità della vita ed un possibile incremento del rischio di salute per i residenti nei pressi del sito…Sotto il profilo del rischio connesso alla manipolazione dei materiali contenenti amianto il rischio puo’ essere apprezzabile (e quindi non nullo) anche a livello di fibre disperse inferiori al limite di rilevabilità delle metodiche di monitoraggio previste dalla norma".
Quindi il rischio per le persone c’è in prossimità delle discariche di amianto, ma anche il danno ambientale è notevole.
Nel corso del convegno del 1999 tenutosi a Bruxelles sul problema amianto è stato evidenziato che occorre approfondire il problema del comportamento in discarica dei rifiuti di amianto a breve e a lungo termine considerando che l’amianto non si degrada. E’ quindi necessario considerare l’impatto ambientale a lunghissimo termine dello smaltimento in discarica.
Non è quindi così scontato che l’amianto non inquini e non faccia male all’ambiente, e allora diciamo assolutamente NO ad una discarica dove ci sono falde affioranti, sorgive e soprattutto in una zona a vocazione agro-alimentare.
Non ci conforta assolutamente sapere che il progetto è stato redatto da validi professionisti. Il progetto può essere valido, ma è il sito che non va bene e non abbiamo garanzie della professionalità dei gestori della discarica.
La normativa regionale prevede che le operazioni di smaltimento siano effettuate da tecnici e coordinatori in possesso di attestato di abilitazione.
I responsabili tecnici devono avere un patentino rilasciato dopo aver frequentato non meno di 50 ore di appositi corsi di formazione.
In Italia non si contano più gli esempi di incuria e degrado già documentabili per le discariche di amianto.
Un esempio eclatante è il comune di Paese in provincia di Treviso dove una discarica di amianto abbandonata a se stessa sta avvelenando gli abitanti da tre anni.
Nel 2006 é stata dichiarata illegale dal Consiglio di Stato, ma nel frattempo la società che gestiva il sito è fallita. Nel 2005 i comitati territoriali hanno inoltrato esposti ai NOE (Nuclei operativi ecologici dei carabinieri) di Treviso, e il risultato, almeno fino a dicembre 2007, è stato che ventimila tonnellate di rifiuti hanno continuato a rimanere accatastati uno sopra l’altro, riparati solo da alcuni teli, del tutto deteriorati e a diretto contatto con l’aria, in barba a tutte le norme, regole e codici di comportamento che in Italia continuano a rimanere per la più parte solo sulla carta e non producono quasi mai l’individuazione dei colpevoli e il conseguente risarcimento per i danni procurati.
E non crediamo più alla favola dei controlli.
Ci sono effettivamente diversi enti presposti al controllo dell’aria, dell’acqua e del sottosuolo, ma guardiamo vicino a noi, al caso TAMOIL di Cremona. I cittadini hanno saputo solo dopo anni e anni che i pozzi di approvvigionamento di alcune piscine erano inquinati da idrocarburi!
Il Piano Regionale Amianto Lombardia (PRAL) prevede l’installazione di apparecchi di prelievo per il monitoraggio dei livelli di concentrazione di fibre di amianto nell’aria, almeno una per provincia.Sono state installate? Sono stati resi noti i risultati?
Sempre il PRAL prevede campagne di informazione per il cittadino ad opera della Regione, delle province e dei comuni. Sono state realizzate?
Addirittura la Regione Lombardia aveva previsto somme ingenti da stanziare per la costruzione di un portale sul rischio amianto che non risulta mai essere stato attivato.
E delle procedure di emergenza da adottare in caso di rilascio accidentale di fibre di amianto nell’aria a causa di prevedibili incidenti con cadute di rifiuti di amianto, rotture dei nylon di protezione, errori umani ecc…ne vogliamo parlare visto che non ho ancora sentito nessun amministratore o politico locale che si è occupato di questi ed altri problemi enunciati?
Uno studio del 1997 a cura della Fondazione Maugeri di Pavia suggerisce che, in generale, per le discariche venga effettuata l’analisi del percolato ogni 6 mesi per accertare che nel giacimento non siano stati conferiti rifiuti differenti da quelli ammessi e, nello specifico, per quelle di amianto un’autocertificazione trimestrale relativa alle misure della dispersione nell’ambiente e alle misure dell’esposizione del proprio personale a fibre di amianto aerodisperso. Questo studio afferma che i fattori di rischio per la salute e l’ambiente sono molto bassi, ma solo se i responsabili e gli operatori della discarica organizzano e svolgono il lavoro con competenza e con mezzi adeguati. I rischi quindi esistono e, difatti, tutti gli addetti devono indossare tuta e mascherina. Ma i residenti nella zona vicino alla discarica o gli ignari automobilisti che transitano sulla Paullese, invece, come si devono proteggere in caso di incidente?
A Ivrea l’amianto è stato smaltito per lungo nei campi con falsi certificati di trasporto e falsi certificati di analisi emessi dall’azienda
Per tutti questi motivi ed altri ancora che emergeranno dagli interventi di stasera invitiamo i cittadini alla più ampia mobilitazione possibile, aderendo al nostro comitato e inviando lettere di protesta in Regione Lombardia.
Se le adesioni saranno in numero adeguato prevediamo anche di organizzare una manifestazione di protesta. Se non riusciremo a bloccare l’apertura della discarica questo dipenderà prevalentemente dalla disattenzione e sottovalutazione del problema da parte dei cittadini. Allora, a questo punto, ognuno dovrà assumersi le proprie responsabilità anche verso le generazioni future.
Noi pensamo che la lotta dovrà continuare anche nella sfortunata ipotesi che la Regione approvi il progetto. In quel caso la mobilitazione potrà prevedere anche l’occupazione del sito da parte dei cittadini della zona, contestualemente alla raccolta di firme per indurre i comuni a ricorrere al TAR.
Mariella Megna
Cittadini contro l'amianto
San Bassano, 12 settembre 2008
Etichette:amianto,discarica,normativa
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adesione al convegno di L'altra Lombardia - SU LA TESTA
L’altra Lombardia – SU LA TESTA aderisce al convegno di San Bassano del 12 settembre contro la realizzazione di una discarica di amianto a Cappella Cantone che, se realizzata, provocherebbe un grave danno ambientale, ma soprattutto potrebbe avere gravi conseguenze sulla salute degli abitanti della zona.
Ogni anno l’amianto uccide più di mille persne in tutta Italia. Ricordiamo che è stato dimostrato scientificamente che anche una esposizione di brevissima durata all’amianto puo’ portare al mesotelioma e non si può mai avere la certezza di non essere stati contaminati.
Il rischio principale è legato alla presenza di fibre aerodisperse che possono essere inalate e penetrare negli alveoli polmonari.
Anche con una bassa concentrazione di polveri di amianto nell’aria è possibile che si sviluppi il mesotelioma o il carcinoma polmonare.
Deve prevalere l’interesse pubblico su quello privato. In merito a ciò vediamo di riassumere sinteticamente i termini degli interessi in gioco:
- la ditta Cavenord dei Fratelli Testa aveva già cercato nel 2005 di acquisire il terreno in località Retorto per realizzare la discarica, ma aveva ricevuto il diniego del proprietario, la Fondazione Robbiani. E' tornata poi all'attacco comprando nel 2007 il terreno adiacente da un privato, per una cifra doppia di quella di mercato e poi ha avanzato la domanda in Regione. Ci chiediamo il perché di tanta ostinazione. Evidentemente la ditta aveva già avuto delle assicurazioni;
- il progetto prevede una capienza di 200mila estensibili a 400mila mc di rifiuti e cioé circa la metà dei rifiuti che la Regione Lombardia prevede di smaltire da qui al 2010. Quindi ci sarà un notevole afflusso di camion provenienti da tutte le parti della Lombardia su un'arteria a scorrimento veloce e molto trafficata (SS415 Paullese) aumentando i rischi di incidenti. C'é da considerare che in vicinanza della discarica in progetto, e sempre sulla Paullese, aumenterà il traffico di camion perché è in costruzione una centrale a biomasse, nel comune di Castelleone (comune confinante);
- il progetto sarebbe improponibile se si seguissero le stesse linee guida indicate dalla Regione Lombardia per l'individuazione da parte delle Province delle aree per il recupero e smaltimento dei rifiuti (DGR 8/6581 del 1 febbraio 2008 pubblicata sul BURL 15 febbraio 2008 4°SS);
- gli abitati di Corte Madama (frazione di Castelleone), Oscasale (frazione di Cappella Cantone) e San Bassano sono al massimo fra 1 o 2 chilometri di distanza;
- pensiamo che l’opposizione delle istituzioni locali sia del tutto strumentale (vedi scadenza elettorale). Lo dimostra il fatto che in ogni occasione pubblica gli esponenti delle stesse si premurano e si agitano nell’affermare l’assoluta non necessità che siano costituiti comitati di cittadini che seguano la questione.
- abbiamo la sensazione che se non ci sarà un’opposizione vera sia sul piano sociale che su quello politico la Regione Lombardia darà certamente l’autorizzazione
Invitiamo tutti a partecipare al convegno il giorno 12 settembre 2008 a San Bassano (CR), alle ore 21:00, presso la saletta riunioni dell’Albergo Leon d’Oro, via Roma 69. Interverranno il dott. Fulvio Aurora di Medicina Democratica, Daniela Trollio, esperta del Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio e l’avv. Federico Riboldi, legale che ha vinto una causa contro l’utilizzo dell’amianto all’ATM di Milano.
L’altra Lombardia – SU LA TESTA
Ogni anno l’amianto uccide più di mille persne in tutta Italia. Ricordiamo che è stato dimostrato scientificamente che anche una esposizione di brevissima durata all’amianto puo’ portare al mesotelioma e non si può mai avere la certezza di non essere stati contaminati.
Il rischio principale è legato alla presenza di fibre aerodisperse che possono essere inalate e penetrare negli alveoli polmonari.
Anche con una bassa concentrazione di polveri di amianto nell’aria è possibile che si sviluppi il mesotelioma o il carcinoma polmonare.
Deve prevalere l’interesse pubblico su quello privato. In merito a ciò vediamo di riassumere sinteticamente i termini degli interessi in gioco:
- la ditta Cavenord dei Fratelli Testa aveva già cercato nel 2005 di acquisire il terreno in località Retorto per realizzare la discarica, ma aveva ricevuto il diniego del proprietario, la Fondazione Robbiani. E' tornata poi all'attacco comprando nel 2007 il terreno adiacente da un privato, per una cifra doppia di quella di mercato e poi ha avanzato la domanda in Regione. Ci chiediamo il perché di tanta ostinazione. Evidentemente la ditta aveva già avuto delle assicurazioni;
- il progetto prevede una capienza di 200mila estensibili a 400mila mc di rifiuti e cioé circa la metà dei rifiuti che la Regione Lombardia prevede di smaltire da qui al 2010. Quindi ci sarà un notevole afflusso di camion provenienti da tutte le parti della Lombardia su un'arteria a scorrimento veloce e molto trafficata (SS415 Paullese) aumentando i rischi di incidenti. C'é da considerare che in vicinanza della discarica in progetto, e sempre sulla Paullese, aumenterà il traffico di camion perché è in costruzione una centrale a biomasse, nel comune di Castelleone (comune confinante);
- il progetto sarebbe improponibile se si seguissero le stesse linee guida indicate dalla Regione Lombardia per l'individuazione da parte delle Province delle aree per il recupero e smaltimento dei rifiuti (DGR 8/6581 del 1 febbraio 2008 pubblicata sul BURL 15 febbraio 2008 4°SS);
- gli abitati di Corte Madama (frazione di Castelleone), Oscasale (frazione di Cappella Cantone) e San Bassano sono al massimo fra 1 o 2 chilometri di distanza;
- pensiamo che l’opposizione delle istituzioni locali sia del tutto strumentale (vedi scadenza elettorale). Lo dimostra il fatto che in ogni occasione pubblica gli esponenti delle stesse si premurano e si agitano nell’affermare l’assoluta non necessità che siano costituiti comitati di cittadini che seguano la questione.
- abbiamo la sensazione che se non ci sarà un’opposizione vera sia sul piano sociale che su quello politico la Regione Lombardia darà certamente l’autorizzazione
Invitiamo tutti a partecipare al convegno il giorno 12 settembre 2008 a San Bassano (CR), alle ore 21:00, presso la saletta riunioni dell’Albergo Leon d’Oro, via Roma 69. Interverranno il dott. Fulvio Aurora di Medicina Democratica, Daniela Trollio, esperta del Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio e l’avv. Federico Riboldi, legale che ha vinto una causa contro l’utilizzo dell’amianto all’ATM di Milano.
L’altra Lombardia – SU LA TESTA
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contributo di L'altra Lombardia - SU LA TESTA
FERMARE LA REALIZZAZIONE DELLA DISCARICA DI AMIANTO A CAPPELLA CANTONE CHE PROVOCHEREBBE DEVASTANTI CONSEGUENZE PER LA SALUTE DEI CITTADINI E L'AMBIENTE
COSTITUIRE UN COMITATO DI CONTROLLO DEI CITTADINI
PER FAR PREVALERE L'INTERESSE PUBBLICO RISPETTO A QUELLO PRIVATO
Il 22 agosto 2007 è stata avviata dalla Regione Lombardia la procedura per l’autorizzazione di una nuova discarica di rifiuti di amianto in località Cascina Retorto, nel comune di Cappella Cantone, in provincia di Cremona.
Le amministrazioni locali di Cappella Cantone e comuni vicini (Soresina, San Bassano, Formigara, Casalmorano), oltre che alla stessa amministrazione provinciale di Cremona, hanno espresso la loro contrarietà.
Queste le loro principali motivazioni: incoerenza con il piano rifiuti provinciale che non prevede discariche di rifiuti di amianto e stabilisce la distanza minima di 5 chilometri tra discariche (la nuova discarica invece sarebbe a meno di un chilometro e mezzo dalla discarica di rifiuti della vicina frazione di Corte Madama), incoerenza con il piano cave provinciale che prevede per il sito destinato alla nuova discarica un recupero ambientale-agricolo inattuabile con la presenza di rifuti di amianto, presenza di acque sorgive, rischi di esondazione del vicino Retorto, che ultimamente ha allagato sia la discarica di Corte Madama sia il sito su cui deve sorgere la nuova discarica.
Vi sono poi le rivendicazioni di alcuni imprenditori della zona per salvaguardare la speciale vocazione agricola della stessa. Inoltre si cerca di coinvolgere nella "battaglia" oltre che le associazioni di categoria, anche la curia. Insomma c’è una chiamata generale per potere avere un ruolo attivo nella vicenda, salvo che per i cittadini.
Per questi ultimi è riservato il ruolo di "sostenitori" in varie forme, senza però avere accesso diretto agli atti e partecipare alle riunioni di vertice.
Nell’ultima assemblea pubblica, che si è tenuta a San Bassano il 16 giugno scorso, si è scoraggiata l’ipotesi della costituzione ufficiale di un comitato perché tanto, si è detto, c’è l’unità di intenti di tutte le amministrazioni locali coinvolte.
I cittadini, invece, sono e devono essere gli attori principali di questa faccenda dai risvolti non del tutto chiari.
Non può neanche essere usata la giustificazione strumentale secondo cui la discarica si farà anche perché esiste una sostanziale indifferenza della popolazione interessata.
In realtà i cittadini sono scarsamente informati e stimolati alla partecipazione attiva. E’ una sorta di circolo vizioso che noi respingiamo in partenza.
Autorizzare una discarica di amianto comporta responsabilità altissime perché è in gioco la vita o la morte delle persone, oltre alla qualità della vita delle stesse. Occorre, in questo caso, "disturbare il manovratore". Quindi, chi meglio dei cittadini stessi in prima persona possono tutelare la propria salute, controllando che altri interessi non prevalgano?
E’ necessario ed improrogabile costituire un comitato ufficiale contro la discarica che coinvolga tutti i cittadini del comprensorio per due motivi:
dato che abbiamo avuto sentore, per non dire la certezza, che la Regione Lombardia avrebbe intenzione di concedere l’autorizzazione, cedendo a pressioni e ad interessi di vere e proprie lobbies, la costituzione di un comitato di controllo rafforzerebbe, tra l’altro, la posizione delle istituzioni (Comuni e Provincia) contrarie alla realizzazione della discarica;
in caso di un prevedibile, quanto vergognoso, parere positivo della Regione Lombardia, solo una opposizione metodica e costante di tutti i cittadini rappresentati dal futuro comitato potrebbe impedire l’apertura della discarica.
A questo punto è legittimo porsi un interrogativo: le istituzioni locali vogliono realmente impedire che in questo territorio si compia un ulteriore attentato alla salute dei cittadini dopo quanto è avvenuto alla TAMOIL di Cremona?
L’esclusione sistematica dei cittadini dalle decisioni principali fa sorgere forti perplessità e preoccupazione su come è stata gestita finora la questione e su dove si voglia andare a parare.
La nuova discarica di Cappella Cantone sarebbe, ed è, addirittura improponibile se si osservassero le linee guida che la stessa Regione Lombardia ha emanato, con la delibera di giunta n. 8/6581 dello scorso 1 febbraio 2008, per l’individuazione da parte delle Province delle aree per il recupero e smaltimento dei rifiuti (per chi vuole documentarsi la delibera è pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Lombardia del 15 febbraio 2008, 4° supplemento straordinario).
Secondo questa normativa non ci sarebbero le condizioni per garantire la tutela delle risorse idriche, un buon impatto ambientale nel medio-lungo periodo, e nemmeno la re-distribuzione della pressione ambientale all’interno del territorio lombardo, in quanto la nuova discarica di Cappella Cantone potrebbe accogliere da un terzo fino alla metà dei previsti 800mila metri cubi di rifiuti di amianto da smaltire provenienti da tutta la Lombardia.
Allora ci si pone un’ulteriore domanda: perché la Regione Lombardia si presterebbe a questo vergognoso voltafaccia?
Nell’ultima riunione con la Regione, quest’ultima ha preso tempo rinviando tutto a fine luglio, quando si sarà in pieno periodo vacanziero e sarà più difficile mobilitare le persone.
E come si può interpretare la pervicacia dei titolari della Cavenord, la ditta che dovrebbe gestire la discarica, che hanno addirittura acquistato il terreno per poter avanzare la richiesta in Regione? Come è possibile che si faccia un’operazione di questo genere se non si hanno preventivamente delle garanzie di successo? Non è forse il caso che un’altra istituzione come la Magistratura incominciasse ad indagare sugli interessi in gioco e sulla loro liceità?
Comunque la certezza che la discarica non si faccia non può essere garantita solo dalle istituzioni. E’ necessario costituire un comitato che dovrà rappresentare tutti i cittadini del compensorio interessati e che dovrà avere il potere di consultare gli atti inerenti il procedimento e partecipare a tutti gli incontri istituzionali, con parere vincolante.
Per tutte queste ed altre considerazioni é necessario ora più che mai che i cittadini si autotutelino e che vigilino direttamente sul rispetto di leggi e procedure. Le leggi dello Stato e della Regione Lombardia sul rischio amianto prevedono ampie tutele della salute del cittadino, ma sono applicate? E i controlli vengono fatti?
Il Piano Regionale Amianto Lombardia (PRAL) prevede l’installazione di apparecchi di prelievo per il monitoraggio dei livelli di concentrazione di fibre di amianto nell’aria, almeno una per provincia.
Sono state installate? Sono stati resi noti i risultati?
Sempre il PRAL prevede campagne di informazione per il cittadino ad opera della Regione, delle province e dei comuni. Sono state realizzate?
Addirittura la Regione Lombardia aveva previsto somme ingenti da stanziare per la costruzione di un portale sul rischio amianto che non risulta mai essere stato attivato.
E delle procedure di emergenza da adottare in caso di rilascio accidentale di fibre di amianto nell’aria a causa di prevedibili incidenti con cadute di rifiuti di amianto, rotture dei nylon di protezione, errori umani ecc…ne vogliamo parlare? O vogliamo che i cittadini vengano a conoscenza di gravi inquinamenti solo dopo anni, come è successo con il caso TAMOIL a Cremona?
La costituzione di un comitato territoriale sarebbe l’occasione per incominciare finalmente ad affrontare tutte le problematiche connesse alla compatibilità ambientale causate, per esempio, dal nuovo stabilimento agro-alimentare della multinazionale di San Bassano, l’inquinamento acustico notturno del vecchio stabilimento della stessa multinazionale, oltre a quello della discoteca XO a Cappella Cantone, che si estende anche ai comuni limitrofi come San Bassano.
Si potrebbero anche rivitalizzare quei comitati che in passato furono costituiti nel territorio per contrastare la costruzione di altre discariche.
I cittadini del comprensorio potranno rivolgersi alla nostra associazione per consulenze tecnico-amministrative e, se lo riterranno opportuno, anche per la costituzione del comitato territoriale.
Alleghiamo una ricerca effettuata dal gruppo di lavoro sull’amianto della nostra associazione.
Cremona, 23 giugno 2008
per L’altra Lombardia - SU LA TESTA
Dott.ssa Mariella Megna
Responsabile provinciale
Circolo di San Bassano
cell 3389875898
laltralombardia@laltralombardia.it
www.laltralombardia.it
L’ unica fibra d’amianto innocua è quella che noi non respiriamo
Ogni anno l’amianto uccide più di mille persone in tutta Italia. Il picco di mortalità è atteso nel 2025 o anche oltre. In Europa sono previsti 250mila morti nei prossimi 25 anni a seguito di gravi malattie ai polmoni, dal mesotelioma, un tumore maligno della pleura, all’asbestosi, al carcinoma polmonare. L’Italia si colloca ai primi posti in Europa e nel mondo per mortalità e incidenza di malattie correlate all’amianto.
Anche un’esposizione di breve durata può portare al mesotelioma e non si può mai avere la certezza di non essere stati contaminati. I tempi entro cui la malattia si sviluppa, infatti, sono molto lunghi e possono arrivare fino a quarant’anni. E’, invece, molto rapido, inferiore a un anno, il sopraggiungere della morte dal momento della scoperta della malattia. E, al momento, non sono state individuate terapie efficaci.
Il rischio principale è legato alla presenza di fibre aerodisperse che possono essere inalate e penetrare negli alveoli polmonari. Già ad una bassa concentrazione di polveri di amianto nell’aria è possibile che si sviluppi il mesotelioma o il carcinoma polmonare.
Da quindici anni la "fibra assassina" è stata bandita dal nostro Paese; come in tutta l’Unione europea, ne è stata vietata la produzione, la commercializzazione e l’importazione (legge 27 marzo 1992, n.257).
L’amianto è, quindi, finalmente considerato un contaminante ambientale normalmente presente nelle aree antropizzate e sono state stabilite una serie di procedure per giudicare la pericolosità della situazione, prima fra tutte il controllo dell’entità della presenza di fibre nell’aria.
E’ quindi pericolosa una discarica di amianto? Quali sono i rischi connessi alla salute della popolazione e all’inquinamento del territorio vicino alla discarica? Molti sono i fattori che se provocheranno danni lo faranno a lungo nel tempo e quando saranno evidenziati sarà forse troppo tardi.
La linea, in genere, delle amministrazioni che vogliono le discariche e dei gestori delle stesse è sempre quella di affermare che l’amianto impacchettato e interrato non si disperde e non è dannoso all’uomo e alla natura. Al contrario, se lasciato all’aperto, in condizioni non integre, si disperde in atmosfera con rischi enomrmi per la salute.
Le perplessità rimangono anche perché vi sono dei pronunciamenti autorevoli a riguardo.
La possibilità che le operazioni di smaltimento comportino dei rischi è contenuta nella stessa normativa regionale della Lombardia.
Nelle linee guida della Regione Lombardia per la gestione del rischio amianto del maggio 1998 si legge: "Il problema dello smaltimento dei rifiuti contententi amianto (RCA) deve essere gestito nell’ottica di una minimizzazione del possibile rilascio e dispersione di fibre nell’atmosfera e del contenimento dei possibili inquinamenti delle falde acquifere"
Nel Piano Regionale Amianto Lombardia (PRAL), approvato nel dicembre 2005, si legge: "Le attività che attualmente possono generare esposizione ad amianto sono quelle di manutenzione di edifici, di impianti e macchine, di bonificia e di smaltimento."
E la relazione della Cattedra di Medicina Legale e delle Assicurazioni dell’Università degli Studi di Roma "La Sapienza" afferma che: "le procedure di dismissione dell’amianto, ancorché eseguite nel rispetto delle normative vigenti e, quindi, con massima protezione individuale degli addetti, potrebbe avere, comunque, determinato una abnorme dispersione di cancerogeni nell’ambiente, favorendo l’estensione della patologia alla popolazione finora considerata non a rischio."
Riscontriamo altre testimonianze nel verbale della Commissione Tecnica Provinciale per L’Ambiente della Provincia di Treviso del 9/11/04, relativo al diniego della discarica di rifiuti di amianto Falzè di Sernaglia della Battaglia, in cui si legge che "il rappresentante dell’ULSS n.7 ha sottolineato che la discarica di rifiuti di amianto va ascritta fra le attività insalubri di prima classe di cui al Testo Unico delle Leggi Sanitarie". Inoltre l’ULSS n.7, con parere del 24/09/2003, ha scritto che "la nuova attività comporterà un peggioramento generale della qualità della vita ed un possibile incremento del rischio di salute per i residenti nei pressi del sito…Sotto il profilo del rischio connesso alla manipolazione dei materiali contenenti amianto il rischio puo’ essere apprezzabile (e quindi non nullo) anche a livello di fibre disperse inferiori al limite di rilevabilità delle metodiche di monitoraggio previste dalla norma".
Infatti anche le lastre sigillate entro teli di plastica e depositate nei siti speciali possono provocare guai seri sia perché al momento di confezionare i pacchi, soprattutto se il materiale è deteriorato, può esserci dispersione di fibre, sia perché sul lungo periodo quando gli agenti atmosferici penetrano nelle discariche ne possono uscire percolati (vale a dire fluidi che diffondono le fibre nell’ambiente e nelle acque).
Senza contare gli esempi di incuria e degrado già documentabili per le discariche di amianto. Un esempio eclatante è il comune di Paese in provincia di Treviso dove una discarica di amianto abbandonata a se stessa sta avvelenando gli abitanti da tre anni.
Nel 2006 é stata dichiarata illegale dal Consiglio di Stato, ma nel frattempo la società che gestiva il sito è fallita. Nel 2005 i comitati territoriali hanno inoltrato esposti ai NOE (Nuclei operativi ecologici dei carabinieri) di Treviso, e il risultato, almeno fino a dicembre 2007, è stato che ventimila tonnellate di rifiuti hanno continuato a rimanere accatastati uno sopra l’altro, riparati solo da alcuni teli, del tutto deteriorati e a diretto contatto con l’aria, in barba a tutte le norme, regole e codici di comportamento che in Italia continuano a rimanere per la più parte solo sulla carta e non producono quasi mai l’individuazione dei colpevoli e il conseguente risarcimento per i danni procurati.
Gruppo di lavoro sull’amianto
L’altra Lombardia – SU LA TESTA
maggio – giugno 2008
COSTITUIRE UN COMITATO DI CONTROLLO DEI CITTADINI
PER FAR PREVALERE L'INTERESSE PUBBLICO RISPETTO A QUELLO PRIVATO
Il 22 agosto 2007 è stata avviata dalla Regione Lombardia la procedura per l’autorizzazione di una nuova discarica di rifiuti di amianto in località Cascina Retorto, nel comune di Cappella Cantone, in provincia di Cremona.
Le amministrazioni locali di Cappella Cantone e comuni vicini (Soresina, San Bassano, Formigara, Casalmorano), oltre che alla stessa amministrazione provinciale di Cremona, hanno espresso la loro contrarietà.
Queste le loro principali motivazioni: incoerenza con il piano rifiuti provinciale che non prevede discariche di rifiuti di amianto e stabilisce la distanza minima di 5 chilometri tra discariche (la nuova discarica invece sarebbe a meno di un chilometro e mezzo dalla discarica di rifiuti della vicina frazione di Corte Madama), incoerenza con il piano cave provinciale che prevede per il sito destinato alla nuova discarica un recupero ambientale-agricolo inattuabile con la presenza di rifuti di amianto, presenza di acque sorgive, rischi di esondazione del vicino Retorto, che ultimamente ha allagato sia la discarica di Corte Madama sia il sito su cui deve sorgere la nuova discarica.
Vi sono poi le rivendicazioni di alcuni imprenditori della zona per salvaguardare la speciale vocazione agricola della stessa. Inoltre si cerca di coinvolgere nella "battaglia" oltre che le associazioni di categoria, anche la curia. Insomma c’è una chiamata generale per potere avere un ruolo attivo nella vicenda, salvo che per i cittadini.
Per questi ultimi è riservato il ruolo di "sostenitori" in varie forme, senza però avere accesso diretto agli atti e partecipare alle riunioni di vertice.
Nell’ultima assemblea pubblica, che si è tenuta a San Bassano il 16 giugno scorso, si è scoraggiata l’ipotesi della costituzione ufficiale di un comitato perché tanto, si è detto, c’è l’unità di intenti di tutte le amministrazioni locali coinvolte.
I cittadini, invece, sono e devono essere gli attori principali di questa faccenda dai risvolti non del tutto chiari.
Non può neanche essere usata la giustificazione strumentale secondo cui la discarica si farà anche perché esiste una sostanziale indifferenza della popolazione interessata.
In realtà i cittadini sono scarsamente informati e stimolati alla partecipazione attiva. E’ una sorta di circolo vizioso che noi respingiamo in partenza.
Autorizzare una discarica di amianto comporta responsabilità altissime perché è in gioco la vita o la morte delle persone, oltre alla qualità della vita delle stesse. Occorre, in questo caso, "disturbare il manovratore". Quindi, chi meglio dei cittadini stessi in prima persona possono tutelare la propria salute, controllando che altri interessi non prevalgano?
E’ necessario ed improrogabile costituire un comitato ufficiale contro la discarica che coinvolga tutti i cittadini del comprensorio per due motivi:
dato che abbiamo avuto sentore, per non dire la certezza, che la Regione Lombardia avrebbe intenzione di concedere l’autorizzazione, cedendo a pressioni e ad interessi di vere e proprie lobbies, la costituzione di un comitato di controllo rafforzerebbe, tra l’altro, la posizione delle istituzioni (Comuni e Provincia) contrarie alla realizzazione della discarica;
in caso di un prevedibile, quanto vergognoso, parere positivo della Regione Lombardia, solo una opposizione metodica e costante di tutti i cittadini rappresentati dal futuro comitato potrebbe impedire l’apertura della discarica.
A questo punto è legittimo porsi un interrogativo: le istituzioni locali vogliono realmente impedire che in questo territorio si compia un ulteriore attentato alla salute dei cittadini dopo quanto è avvenuto alla TAMOIL di Cremona?
L’esclusione sistematica dei cittadini dalle decisioni principali fa sorgere forti perplessità e preoccupazione su come è stata gestita finora la questione e su dove si voglia andare a parare.
La nuova discarica di Cappella Cantone sarebbe, ed è, addirittura improponibile se si osservassero le linee guida che la stessa Regione Lombardia ha emanato, con la delibera di giunta n. 8/6581 dello scorso 1 febbraio 2008, per l’individuazione da parte delle Province delle aree per il recupero e smaltimento dei rifiuti (per chi vuole documentarsi la delibera è pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Lombardia del 15 febbraio 2008, 4° supplemento straordinario).
Secondo questa normativa non ci sarebbero le condizioni per garantire la tutela delle risorse idriche, un buon impatto ambientale nel medio-lungo periodo, e nemmeno la re-distribuzione della pressione ambientale all’interno del territorio lombardo, in quanto la nuova discarica di Cappella Cantone potrebbe accogliere da un terzo fino alla metà dei previsti 800mila metri cubi di rifiuti di amianto da smaltire provenienti da tutta la Lombardia.
Allora ci si pone un’ulteriore domanda: perché la Regione Lombardia si presterebbe a questo vergognoso voltafaccia?
Nell’ultima riunione con la Regione, quest’ultima ha preso tempo rinviando tutto a fine luglio, quando si sarà in pieno periodo vacanziero e sarà più difficile mobilitare le persone.
E come si può interpretare la pervicacia dei titolari della Cavenord, la ditta che dovrebbe gestire la discarica, che hanno addirittura acquistato il terreno per poter avanzare la richiesta in Regione? Come è possibile che si faccia un’operazione di questo genere se non si hanno preventivamente delle garanzie di successo? Non è forse il caso che un’altra istituzione come la Magistratura incominciasse ad indagare sugli interessi in gioco e sulla loro liceità?
Comunque la certezza che la discarica non si faccia non può essere garantita solo dalle istituzioni. E’ necessario costituire un comitato che dovrà rappresentare tutti i cittadini del compensorio interessati e che dovrà avere il potere di consultare gli atti inerenti il procedimento e partecipare a tutti gli incontri istituzionali, con parere vincolante.
Per tutte queste ed altre considerazioni é necessario ora più che mai che i cittadini si autotutelino e che vigilino direttamente sul rispetto di leggi e procedure. Le leggi dello Stato e della Regione Lombardia sul rischio amianto prevedono ampie tutele della salute del cittadino, ma sono applicate? E i controlli vengono fatti?
Il Piano Regionale Amianto Lombardia (PRAL) prevede l’installazione di apparecchi di prelievo per il monitoraggio dei livelli di concentrazione di fibre di amianto nell’aria, almeno una per provincia.
Sono state installate? Sono stati resi noti i risultati?
Sempre il PRAL prevede campagne di informazione per il cittadino ad opera della Regione, delle province e dei comuni. Sono state realizzate?
Addirittura la Regione Lombardia aveva previsto somme ingenti da stanziare per la costruzione di un portale sul rischio amianto che non risulta mai essere stato attivato.
E delle procedure di emergenza da adottare in caso di rilascio accidentale di fibre di amianto nell’aria a causa di prevedibili incidenti con cadute di rifiuti di amianto, rotture dei nylon di protezione, errori umani ecc…ne vogliamo parlare? O vogliamo che i cittadini vengano a conoscenza di gravi inquinamenti solo dopo anni, come è successo con il caso TAMOIL a Cremona?
La costituzione di un comitato territoriale sarebbe l’occasione per incominciare finalmente ad affrontare tutte le problematiche connesse alla compatibilità ambientale causate, per esempio, dal nuovo stabilimento agro-alimentare della multinazionale di San Bassano, l’inquinamento acustico notturno del vecchio stabilimento della stessa multinazionale, oltre a quello della discoteca XO a Cappella Cantone, che si estende anche ai comuni limitrofi come San Bassano.
Si potrebbero anche rivitalizzare quei comitati che in passato furono costituiti nel territorio per contrastare la costruzione di altre discariche.
I cittadini del comprensorio potranno rivolgersi alla nostra associazione per consulenze tecnico-amministrative e, se lo riterranno opportuno, anche per la costituzione del comitato territoriale.
Alleghiamo una ricerca effettuata dal gruppo di lavoro sull’amianto della nostra associazione.
Cremona, 23 giugno 2008
per L’altra Lombardia - SU LA TESTA
Dott.ssa Mariella Megna
Responsabile provinciale
Circolo di San Bassano
cell 3389875898
laltralombardia@laltralombardia.it
www.laltralombardia.it
L’ unica fibra d’amianto innocua è quella che noi non respiriamo
Ogni anno l’amianto uccide più di mille persone in tutta Italia. Il picco di mortalità è atteso nel 2025 o anche oltre. In Europa sono previsti 250mila morti nei prossimi 25 anni a seguito di gravi malattie ai polmoni, dal mesotelioma, un tumore maligno della pleura, all’asbestosi, al carcinoma polmonare. L’Italia si colloca ai primi posti in Europa e nel mondo per mortalità e incidenza di malattie correlate all’amianto.
Anche un’esposizione di breve durata può portare al mesotelioma e non si può mai avere la certezza di non essere stati contaminati. I tempi entro cui la malattia si sviluppa, infatti, sono molto lunghi e possono arrivare fino a quarant’anni. E’, invece, molto rapido, inferiore a un anno, il sopraggiungere della morte dal momento della scoperta della malattia. E, al momento, non sono state individuate terapie efficaci.
Il rischio principale è legato alla presenza di fibre aerodisperse che possono essere inalate e penetrare negli alveoli polmonari. Già ad una bassa concentrazione di polveri di amianto nell’aria è possibile che si sviluppi il mesotelioma o il carcinoma polmonare.
Da quindici anni la "fibra assassina" è stata bandita dal nostro Paese; come in tutta l’Unione europea, ne è stata vietata la produzione, la commercializzazione e l’importazione (legge 27 marzo 1992, n.257).
L’amianto è, quindi, finalmente considerato un contaminante ambientale normalmente presente nelle aree antropizzate e sono state stabilite una serie di procedure per giudicare la pericolosità della situazione, prima fra tutte il controllo dell’entità della presenza di fibre nell’aria.
E’ quindi pericolosa una discarica di amianto? Quali sono i rischi connessi alla salute della popolazione e all’inquinamento del territorio vicino alla discarica? Molti sono i fattori che se provocheranno danni lo faranno a lungo nel tempo e quando saranno evidenziati sarà forse troppo tardi.
La linea, in genere, delle amministrazioni che vogliono le discariche e dei gestori delle stesse è sempre quella di affermare che l’amianto impacchettato e interrato non si disperde e non è dannoso all’uomo e alla natura. Al contrario, se lasciato all’aperto, in condizioni non integre, si disperde in atmosfera con rischi enomrmi per la salute.
Le perplessità rimangono anche perché vi sono dei pronunciamenti autorevoli a riguardo.
La possibilità che le operazioni di smaltimento comportino dei rischi è contenuta nella stessa normativa regionale della Lombardia.
Nelle linee guida della Regione Lombardia per la gestione del rischio amianto del maggio 1998 si legge: "Il problema dello smaltimento dei rifiuti contententi amianto (RCA) deve essere gestito nell’ottica di una minimizzazione del possibile rilascio e dispersione di fibre nell’atmosfera e del contenimento dei possibili inquinamenti delle falde acquifere"
Nel Piano Regionale Amianto Lombardia (PRAL), approvato nel dicembre 2005, si legge: "Le attività che attualmente possono generare esposizione ad amianto sono quelle di manutenzione di edifici, di impianti e macchine, di bonificia e di smaltimento."
E la relazione della Cattedra di Medicina Legale e delle Assicurazioni dell’Università degli Studi di Roma "La Sapienza" afferma che: "le procedure di dismissione dell’amianto, ancorché eseguite nel rispetto delle normative vigenti e, quindi, con massima protezione individuale degli addetti, potrebbe avere, comunque, determinato una abnorme dispersione di cancerogeni nell’ambiente, favorendo l’estensione della patologia alla popolazione finora considerata non a rischio."
Riscontriamo altre testimonianze nel verbale della Commissione Tecnica Provinciale per L’Ambiente della Provincia di Treviso del 9/11/04, relativo al diniego della discarica di rifiuti di amianto Falzè di Sernaglia della Battaglia, in cui si legge che "il rappresentante dell’ULSS n.7 ha sottolineato che la discarica di rifiuti di amianto va ascritta fra le attività insalubri di prima classe di cui al Testo Unico delle Leggi Sanitarie". Inoltre l’ULSS n.7, con parere del 24/09/2003, ha scritto che "la nuova attività comporterà un peggioramento generale della qualità della vita ed un possibile incremento del rischio di salute per i residenti nei pressi del sito…Sotto il profilo del rischio connesso alla manipolazione dei materiali contenenti amianto il rischio puo’ essere apprezzabile (e quindi non nullo) anche a livello di fibre disperse inferiori al limite di rilevabilità delle metodiche di monitoraggio previste dalla norma".
Infatti anche le lastre sigillate entro teli di plastica e depositate nei siti speciali possono provocare guai seri sia perché al momento di confezionare i pacchi, soprattutto se il materiale è deteriorato, può esserci dispersione di fibre, sia perché sul lungo periodo quando gli agenti atmosferici penetrano nelle discariche ne possono uscire percolati (vale a dire fluidi che diffondono le fibre nell’ambiente e nelle acque).
Senza contare gli esempi di incuria e degrado già documentabili per le discariche di amianto. Un esempio eclatante è il comune di Paese in provincia di Treviso dove una discarica di amianto abbandonata a se stessa sta avvelenando gli abitanti da tre anni.
Nel 2006 é stata dichiarata illegale dal Consiglio di Stato, ma nel frattempo la società che gestiva il sito è fallita. Nel 2005 i comitati territoriali hanno inoltrato esposti ai NOE (Nuclei operativi ecologici dei carabinieri) di Treviso, e il risultato, almeno fino a dicembre 2007, è stato che ventimila tonnellate di rifiuti hanno continuato a rimanere accatastati uno sopra l’altro, riparati solo da alcuni teli, del tutto deteriorati e a diretto contatto con l’aria, in barba a tutte le norme, regole e codici di comportamento che in Italia continuano a rimanere per la più parte solo sulla carta e non producono quasi mai l’individuazione dei colpevoli e il conseguente risarcimento per i danni procurati.
Gruppo di lavoro sull’amianto
L’altra Lombardia – SU LA TESTA
maggio – giugno 2008
Etichette:amianto,discarica,normativa
amianto,
discarica,
discariche
continua la mobilitazione contro la discarica di amianto. Già iniziati i lavori, anche senza l’autorizzazione ufficiale della Regione?
Sabato 4 ottobre 2008, dalle 9 alle 13, in via Verdi (zona mercato), a Crema, sarà allestito un banchetto di informazione sui pericoli dell’amianto e sulla necesstià di bloccare la realizzazione della discarica di amianto a Cappella Cantone. Questa ulteriore iniziativa si è resa necessaria perché abbiamo verificato e documentato che alcune attività sono già state intraprese nei pressi della zona individuata per la discarica (ammucchiamento di materiale inerte, costruzione di bretelle stradali che potrebbero essere funzionali al collegamento della discarica con la statale Paullese). Vorremmo essere ufficialmente smentiti.
convegno a San Bassano sui rischi dell’amianto, venerdì 12 settembre 2008 ore 21 presso l’Albergo Leon d’Oro, via Roma 69
NO ALLA DISCARICA DI AMIANTO A CAPPELLA CANTONE (CR)
Il giorno 12 settembre 2008 a San Bassano (CR), alle ore 21:00, presso la saletta riunioni dell’Albergo Leon d’Oro, via Roma 69, si terrà un convegno sugli effetti devastanti provocati dalle fibre di amianto ed i rischi che potrebbero sorgere se fosse realizzata la discarica di amianto nel territorio di Cappella Cantone in provincia di Cremona.
Dietro la volontà di realizzare "a tutti i costi" la più grande discarica di amianto della Lombardia, se non ci sarà un’adeguata mobilitazione popolare, ci stanno interessi forti, come quello della ditta Cavenord (ma non solo) che ha comprato nel 2007 il terreno su cui dovrebbe sorgere la discarica. Si dice che questo terreno sia stato venduto a quasi il doppio del valore di mercato. Evidentemente la ditta ha delle "certezze" circa la disponibilità della Regione Lombardia a concedere l’autorizzazione, altrimenti non avrebbe certo effettuato questo investimento.
Solo la mobilitazione dei cittadini potrà impedire questo ennesimo scempio del territorio e questo convegno vuol dare un contributo di informazione e chiarificazione affinché si realizzi questo percorso, ostacolato dalle falsità e da notizie manipolate diffuse ad arte.
Interverranno al convegno:
Dott. FULVIO AURORA - Medicina Democratica
DANIELA TROLLIO – esperta del Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio
Avv. FEDERICO RIBOLDI
Tutta la cittadinanza è invitata.
Sono invitati altresì ad aderire e partecipare partiti, associazioni, sindacati, gruppi ed esponenti di enti pubblici
Il giorno 12 settembre 2008 a San Bassano (CR), alle ore 21:00, presso la saletta riunioni dell’Albergo Leon d’Oro, via Roma 69, si terrà un convegno sugli effetti devastanti provocati dalle fibre di amianto ed i rischi che potrebbero sorgere se fosse realizzata la discarica di amianto nel territorio di Cappella Cantone in provincia di Cremona.
Dietro la volontà di realizzare "a tutti i costi" la più grande discarica di amianto della Lombardia, se non ci sarà un’adeguata mobilitazione popolare, ci stanno interessi forti, come quello della ditta Cavenord (ma non solo) che ha comprato nel 2007 il terreno su cui dovrebbe sorgere la discarica. Si dice che questo terreno sia stato venduto a quasi il doppio del valore di mercato. Evidentemente la ditta ha delle "certezze" circa la disponibilità della Regione Lombardia a concedere l’autorizzazione, altrimenti non avrebbe certo effettuato questo investimento.
Solo la mobilitazione dei cittadini potrà impedire questo ennesimo scempio del territorio e questo convegno vuol dare un contributo di informazione e chiarificazione affinché si realizzi questo percorso, ostacolato dalle falsità e da notizie manipolate diffuse ad arte.
Interverranno al convegno:
Dott. FULVIO AURORA - Medicina Democratica
DANIELA TROLLIO – esperta del Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio
Avv. FEDERICO RIBOLDI
Tutta la cittadinanza è invitata.
Sono invitati altresì ad aderire e partecipare partiti, associazioni, sindacati, gruppi ed esponenti di enti pubblici
Etichette:amianto,discarica,normativa
amianto,
discarica,
discariche
costituzione gruppo “Cittadini contro l’amianto” e convocazione convegno sui rischi dell’amianto
Il giorno 31 luglio 2008 si è costituito il gruppo "Cittadini contro l’amianto" della provincia di Cremona che si prefigge di sensibilizzare la popolazione sugli effetti devastanti provocati dalle fibre di amianto ed i rischi che potrebbero sorgere se fosse realizzata la discarica di amianto nel territorio di Cappella Cantone in provincia di Cremona.
A questo scopo il gruppo "Cittadini contro l’amianto" ha organizzato una conferenza informativa per il giorno 12 settembre 2008 a San Bassano (CR), presso la saletta riunioni dell’Albergo Leon d’Oro, via Roma 69, inizio ore 21:00.
Interverranno nel dibattito esponenti di Medicina Democratica, dell’Associazione Esposti Amianto, dell’Istituto dei tumori di Milano, del Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio di Sesto San Giovanni (MI) ed un legale che vinto una causa contro l’ATM di Milano. Tutta la cittadinanza è invitata.
A questo scopo il gruppo "Cittadini contro l’amianto" ha organizzato una conferenza informativa per il giorno 12 settembre 2008 a San Bassano (CR), presso la saletta riunioni dell’Albergo Leon d’Oro, via Roma 69, inizio ore 21:00.
Interverranno nel dibattito esponenti di Medicina Democratica, dell’Associazione Esposti Amianto, dell’Istituto dei tumori di Milano, del Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio di Sesto San Giovanni (MI) ed un legale che vinto una causa contro l’ATM di Milano. Tutta la cittadinanza è invitata.
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