lunedì 31 ottobre 2011

un successo la raccolta di firme a sostegno della petizione al Parlamento Europeo contro la discarica di amianto. La battaglia continua


In questo fine settimana si sono tenute le iniziative promosse da Cittadini contro l'amianto per raccogliere firme a sostegno della petizione popolare da presentare al Parlamento Europeo.
Si sono raggiunti risultati al di sopra delle più rosee aspettative. Oltre mille firme raccolte in meno di una settimana così suddivise: 803 raccolte nella piazze direttamente (Annicco, Cappella Cantone, San Bassano, Soresina) e circa 200 raccolte porta a porta fra Annicco, San Bassano e Corte Madama.

Un risultato eccezionale che è il frutto di quattro anni di lavoro metodico e determinato, condotto nella più totale indipendenza dai partiti e dai sindacati confederali. Una risposta di massa che dimostra la disponibilità dei cittadini a lottare ancora, fino all'ultimo, pur di impedire la realizzazione di questo crimine contro la salute dei cittadini e contro il territorio.
La discarica NON si deve fare e NON si farà.

Se si dovessero iniziare i lavori prima che giungano le decisioni del TAR e del Parlamento Europeo faremo appello a tutti i cittadini per un'immediata mobilitazione alla vigilanza attiva e diretta.

La mobilitazione sociale, intrecciata con le iniziative istituzionali (ricorsi al TAR) saranno in grado di fermare questa megadiscarica che vuole arricchire solo qualche cavatore, in modo più o meno lecito, e i due o tre politici che li proteggono.

Cittadini contro l'amianto

31 ottobre 2011

sabato 29 ottobre 2011

raccolta firme a Cappella Cantone per presentare la petizione al Parlamento Europeo contro la discarica di amianto


Inaspettato risultato e grande successo politico nonostante la completa assenza dei partiti e degli ex consiglieri di minoranza.

Anche i cittadini di Cappella Cantone hanno dimostrato grande senso di responsabilità e autonomia partecipando in modo inaspettato alla raccolta firme per presentare la petizione al Parlamento Europeo contro la discarica di amianto che sarà realizzata nel loro comune e a loro va il nostro più sincero ringraziamento.
Raccogliere in poche ore il 10% di adesioni della popolazione di tutto il comune di Cappella Cantone il cui sindaco, lo ricordiamo, è l'unico amministratore di tutto il comprensorio favorevole alla discarica, è un risultato rassicurante ed importante.
Vogliamo ribadire l'importanza della nostra iniziativa perché l'adesione a questa petizione dimostra che la popolazione crede ancora nella possibilità di bloccare la realizzazione della discarica.
Non così possiamo dire di esponenti di partiti, ex consiglieri di minoranza a Cappella Cantone, che non si sono visti al nostro presidio, non hanno firmato la nostra petizione e vogliono istillare sfiducia e rassegnazione.
La mobilitazione continua invece, e a breve indicheremo le future iniziative che saranno tutte finalizzate ad impedire la realizzazione della discarica.
Precisiamo che siamo riusciti ugualmente a fare il banchetto perché ieri ci è stato comunicato che il sindaco, dopo “un attenta visione della delibera”, ha disposto che le spese per fare un banchetto per la raccolta di firme non sia di 45 euro ma di 70 centesimi.

Cittadini contro l'amianto

Cremona, 29 ottobre 2011

mercoledì 26 ottobre 2011

Le "forzature normative" di Formigoni e della sua giunta. Cronaca di un disastro annunciato. Fermarli è ancora possibile!

Alcune domande alla ditta Locatelli e le "forzature normative" di Formigoni e della sua giunta. Cronaca di un disastro annunciato. Fermarli è ancora possibile. Firma anche tu la petizione al Parlamento europeo. I prossimi appuntamenti

Continua la nostra mobilitazione contro la discarica di amianto di Cappella Cantone. I prossimi appuntamenti sono a Cappella Cantone sabato 29 ottobre dalle ore 9.30 di fronte al municipio, a San Bassano domenica 30 ottobre dalle 9.30 in piazza del municipio, Soresina lunedì 31 ottobre dalle 9.30 in piazza Garibaldi davanti al caffè Sorini. Inviteremo la popolazione a firmare la petizione al Parlamento Europeo contro la discarica di amianto di Cappella Cantone e continueremo la nostra informazione sulla pericolosità delle discariche. NON e’ vero che non c’è più niente da fare, e lo dimostreremo!

E’ interessante ripercorrere i fatti e misfatti che hanno portato alla criminale decisione della Regione Lombardia di autorizzare la discarica. Tante sono state le scorrettezze, le manipolazioni e le forzature che non fanno altro che avallare quanto andiamo dicendo da anni: è impossibile che non siano state date alla ditta delle garanzie che il loro affare da decine di milioni di euro sarebbe andato in porto. D’altra parte lo stesso Locatelli lo ha confermato in conferenza stampa che aveva avuto degli abboccamenti. Chi sono i politici che hanno parlato con Locatelli e Cavenord? Ma un’altra domanda ancor più inquietante dovrebbe essere posta: come è possibile che le autorizzazioni ambientali debbano avere sempre "i politici" come interlocutori indispensabili e non i tecnici, gli esperti e gli scienziati, come dovrebbe accadere seguendo la legge e la logica?

Cronaca di un disastro annunciato. Fatti e misfatti della storia della discarica di amianto di Cappella Cantone (Cremona)


Antefatto
Nel novembre 2005 la ditta Seraco presenta in comune di Cappella Cantone la richiesta relativa alla discarica di amianto, ma l’Opera Pia Robbiani, proprietaria del terreno si oppone alla vendita
I14 giugno 2007 Cavenord, che intanto ha acquistato la Seraco, firma un contratto di acquisto con un privato per il terreno adiacente a quello della Fondazione Pia Robbiani per 2 milioni e mezzo di euro, circa sei volte il valore di mercato e il 21 agosto fa domanda alla Regione Lombardia per realizzare la discarica in località Cascina Retorto
La strana storia del piano rifiuti
Nell’ottobre 2007 il Piano rifiuti della provincia di Cremona viene inviato in Regione. Non prevede discariche di amianto ma impone un vincolo di 5 km tra impianti di discarica. La Regione impone la cancellazione di questo vincolo (può avere qualche attinenza che tra il progetto di discarica di amianto nella ex cava Retorto e la discarica chiusa di rifiuti solidi urbani di Corte Madama ci sono solo 500 metri di distanza?). Questo è un fatto curioso perché è la stessa normativa regionale che lo prescrive! Nelle linee guida che la Regione Lombardia dà alle Province per la predisposizione dei piani rifiuti, pubblicate sul BURL il 15 febbraio 2008, vi è l’indicazione di stabilire alcuni limiti da rispettare nella localizzazione di nuovi impianti a discarica, in particolare una distanza minima dagli impianti già in esercizio esauriti o da bonificare. Vi è anche una specifica circolare del 6 agosto 2007 di Raffaele Tiscar, direttore generale Reti e servizi pubblica utilità e sviluppo sostenibile della Regione Lombardia, in cui invita le Province a prevedere nei loro Piani distanze minime fra discariche, esaurite o da bonificare.
Le delibere mai scritte o scritte "ad hoc"
Nel settembre 2009 la commissione ambiente regionale approva i criteri da applicare nella localizzazione dei siti che dovranno ospitare le discariche per rifiuti speciali. Il limite minimo di profondità della falda é fissato a 5 metri . Ma la commissione é solo consultiva, l’assessore competente per l’autorizzazione della discarica ignora questi criteri e l’argomento non verrà neppure trattato dal consiglio regionale (eh già, la falda nell’ex cava Retorto è a 50 centimetri!).
Avevamo sperato che il progetto della discarica di amianto si fermasse perché vi erano delle incongruenze con il piano cave. Ma ecco che arriva una nuova delibera, n.1594 del 20/11/2011, con cui la Giunta regionale, di fatto, esautora la provincia sul piano cave, esercitando un atto di indirizzo verso quest’ultima su argomenti di competenza delle singole provincie. E’ stata approvata in corso d’opera, pensando di creare un nuovo quadro normativo senza più ostacoli per la realizzazione della discarica, anzi delle discariche, nelle ex-cave. Traducendo: per coprire atti esplicitamente fuori dalle norme, si approvano delibere per annullare la illegalità!
La ‘fantasia al potere’. Il caso dell’ARPA di Cremona
A metà novembre dell’anno scorso tutti noi, quelli contrari alla discarica di amianto di Cappella Cantone, avevamo cantato vittoria. Le misurazioni dell’altezza della falda acquifera fatte dall’ARPA di Cremona avevano stabilito che non venivano rispettati i famosi due metri di altezza fra il fondo della discarica e la falda per cui la Regione Lombardia aveva scritto a Cavenord che se non modificava il suo progetto entro dieci giorni questo sarebbe stato respinto. Evviva! Passano dieci giorni, passa un mese, due mesi. Tutto tace. Si scopre poi, PER CASO, solo perché un sindaco ha sollecitato la Regione, che sono state presentate in tempo utile (?) le modifiche, che queste consistono nell’aggiungere uno strato di m 1,40 di materiale isolante e che l’ARPA prosegue tranquillamente le misurazioni della falda "facendo finta" che esista questo strato aggiuntivo di terreno. Domanda alla giunta: perché non è stato subito reso noto che le modifiche erano state presentate? La normativa sulla trasparenza lo prevede.
Che esistano falde affioranti in quella zona lo sanno tutti senza scomodare i tecnici. Basta un semplice temporale per allagare l’ex cava Retorto e i torrenti e le rogge della zona facilmente esondano. Lo abbiamo documentato con foto più di una volta, nel settembre 2007 e nel febbraio 2009. Nel giugno 2010 si è verificato addirittura un ulteriore innalzamento della falda. Infatti dopo circa due mesi di forte siccità, in meno di sei ore di pioggia consecutiva l’area si è quasi completamente allagata. Ma per i tecnici dell’ARPA non è un problema, anzi per il dirigente dell’ARPA di Cremona che, guarda caso, è anche consigliere comunale di Cremona per il PdL, lo stesso partito di Formigoni, Rossoni ecc..
Il comportamento "schizofrenico" della giunta provinciale di Salini
Nel corso dei procedimenti per la VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) la giunta Salini esprime parere negativo al progetto di discarica di amianto di Cingia de’ Botti e positivo per quella di Cappella Cantone. Le sue motivazioni per respingere il progetto di Cingia de’ Botti: presenza di acqua effimera superficiale, situazione viabilistica (Strada statale Giuseppina) critica in termini di incidentalità, zona inserita nel piano faunistico e venatorio come zona di ripopolamento e cattura, presenza di aree circostanti individuate come DOP e IGP, sono in previsione due grandi progetti (un insediamento industriale e un circuito auto motociclistico).
Il sito di Cingia de Botti respinto e il sito di Cappella Cantone approvato dalla medesima giunta? Eppure a Cappella Cantone vi è un’ instabilità idrogeologica ben più grave di quella paventata a Cingia de’ Botti e vi è anche la presenza di fontanili; la situazione viabilistica è critica (strada statale Paullese), nelle vicinanze vi sono due stabilimenti agro-alimentari tra i più importanti in Italia, a 500 metri vi è una discarica di rifiuti solidi urbani in fase di post chiusura.
Da notare che il peso della giunta provinciale in un procedimento di autorizzazione ambientale è notevole e, difatti, la Regione respinge, giustamente, il progetto di Cingia de’ Botti e approva quello di Cappella Cantone.
Tadi, sindaco di Cappella Cantone, un uomo per tutte le stagioni.
Il sindaco Tadi, fino ad un certo punto, si è sempre dichiarato pubblicamente contro la discarica ma si è guardato bene, soprattutto prima delle scorse elezioni amministrative del giugno 2009, di rendere noto che già il 18 maggio 2009 aveva inviato agli uffici regionali della valutazione di impatto ambientale il suo parere tecnico non escludente con prescrizioni. E ancora: il comune di Cappella Cantone ha stipulato una convenzione con Cavenord nell’agosto 2009, molto prima che fossero rilasciate le autorizzazioni. Tadi sostiene che questo atto è stato firmato per il bene della sua comunità, peccato che non lo ha dichiarato subito, quando ancora gli altri sindaci lo ritenevano contro la discarica, ma solo quando il fatto è stato reso noto sulla stampa locale.

Molti sono i punti oscuri di questa vicenda che con il nostro esposto alla Magistratura e le nostre iniziative abbiamo cercato di chiarire. Sarà dura che la discarica si faccia!

Cittadini contro l'amianto della provincia di Cremona

Cremona, 26 ottobre 2011

25% morti sul lavoro ha più di 60 anni e vogliono allungare l'età della pensione...





http://cadutisullavoro.blogspot.com/

C’era una volta la Materit…

C’era una volta la Materit…
di Giuseppe Balena
Tratto dal settimanale “L’indipendente lucano”

C’era una volta una fabbrica che produceva un prodotto bianco e soffice, quasi fosse neve. Purtroppo non è una favola, ma un incubo. Quella “neve” artificiale che ha coperto la vita di molti lavoratori, era amianto. Quella fabbrica era l’archetipo della favola industriale della Val Basento, ma non ha mai avuto il suo lieto fine. C’era una volta una fabbrica con i suoi sacchi di veleno stipati e ben ordinati. Alcuni di questi “abbandonati” sul ciglio della Strada Statale Basentana. C’era una volta una landa desolata dove gli abitanti continuano ad ammalarsi e a morire. Purtroppo non è una favola, ma è la realtà che spesso ha le sembianze di un incubo. Soldi, inquinamento, morte. Sono le tre parole che s’intrecciano pericolosamente nell’intera vicenda dell’ex Materit S.r.l. di Macchia di Ferrandina, in provincia di Matera.
Azienda del gruppo Fibronit con sede amministrativa a Casal Monferrato è stata in attività dal 1973 al 1989, quando fu chiusa dal Nucleo operativo ecologico dei carabinieri a causa della mancanza della discarica autorizzata per lo smaltimento dei propri rifiuti. L’azienda fu posta in liquidazione e i lavorati furono messi in cassa integrazione. Da quel momento si attende ancora il lieto fine della bonifica.
LA FAVOLETTA DELL’AMIANTO
L’amianto o asbesto è un insieme di minerali del gruppo dei silicati, appartenente alle serie mineralogiche del serpentino e degli anfiboli. La sua resistenza al calore e la sua struttura fibrosa lo rendono adatto come materiale per indumenti e tessuti da arredamento a prova di fuoco. L’accertata nocività per la salute, però, ha portato a vietarne l’uso in molti paesi. Le polveri di amianto, infatti, se respirate provocano l’asbestosi nonché tumori della pleura, ovvero il mesotelioma pleurico, dei bronchi e il carcinoma polmonare.
Una fibra di amianto è 1300 volte più sottile di un capello umano. Teoricamente l’inalazione anche
di una sola fibra può causare patologie mortali. L’amianto è stato utilizzato fino agli anni ottanta
per produrre la miscela cemento amianto (nome commerciale Eternit) per la coibentazione di edifici, tetti, navi e treni; inoltre è stato utilizzato per la fabbricazione di corde, plastica e cartoni e addirittura come coadiuvante nella filtrazione dei vini. La prima nazione al mondo a riconoscere la natura cancerogena dell’amianto e a prevedere un risarcimento per i lavoratori danneggiati fu la Germania nazista nel 1943. Quarant’anni dopo, però, ai lavoratori dello stabilimento Materit mancò quasi del tutto la formazione e l’informazione sulla sua pericolosità. In Italia l’impiego dell’amianto fu bandito nel 1992. La legge n. 257 del 1992, infatti, oltre a stabilire termini e procedure per la dismissione delle attività inerenti all’estrazione e la lavorazione dell’asbesto, è stata la prima a occuparsi anche dei lavoratori esposti all’amianto.
Un posto da incubo
Ai sensi del D. M. 18/03/2003 n. 101 il sito della Materit s’inquadra nella Categoria 1, ossia come
impianto industriale dismesso con lavorazione di amianto utilizzato come materia prima. L’area
dello stabilimento, chiusa e interamente recintata, si trova nella Zona Industriale di Ferrandina e
ricade nel perimetro dell’area del sito inquinato d’interesse nazionale della Val Basento (riconosciuto tale con D.M. dell’Ambiente n.179/2002). Lo stabilimento è costituito da un’area di circa 77.600 m2 in parte occupata da capannoni, tettoie, piazzali e viabilità pavimentati. Gli spazi restanti sono destinati a vasche di raccolta fanghi, discarica sfridi e fanghi di lavorazione, canalizzazioni fognarie a cielo aperto e condotte. Le aree rimanenti, non coperte o pavimentate, hanno una superficie pari a circa 26.800 m2. L’area dista dal fiume Basento circa 300 metri, tanto che abitualmente il materiale di scarto accompagnato con l’acqua era smaltito tramite una condotta che sfociava direttamente nel fiume.
La stessa acqua lungo il percorso del fiume era impiegata per irrigare i campi. L’amianto, insieme
con altre sostanze inquinanti della zona, entrava così direttamente nel ciclo alimentare.
C’era una volta …
La favola noir della Materit ha inizio ufficialmente nel lontanissimo 31 ottobre 1994 quando la Regione Basilicata prendeva atto della presenza di rifiuti speciali momentaneamente stoccati nel piazzale dello stesso stabilimento e autorizza la società a procedere allo smaltimento. Si deliberava che entro otto mesi dalla data di emissione del provvedimento l’azienda avrebbe dovuto completare lo smaltimento nella discarica interna di 2° categoria di tipo “B”. Il materiale oggetto delle operazioni di smaltimento comprendevano 3 mila metri cubi di fanghi secchi e 600 metri cubi di rottami e sfridi di manufatti che, dopo analisi chimiche effettuate dal dipartimento di Georisorse e territorio del Politecnico di Torino e dal laboratorio Analisys di Casanova Lonati, venivano considerati di tipo speciale non tossico nocivo con tenore di amianto (polveri e fibre libere respirabili) inferiori, comunque, alla concentrazione limite. Nel corso degli anni non solo si parlerà di livelli di contaminazione “tali da determinare un pericolo per la salute pubblica o per l’ambiente naturale o costruito”, ma magicamente negli atti ufficiali cambieranno anche i quantitativi dello stesso materiale. Dopo svariate autorizzazioni allo stoccaggio provvisorio, di fatto, la bonifica definitiva non è mai arrivata. C’era una volta uno stabilimento e il suo carico di veleni. C’era una volta e purtroppo c’è ancora. Questo è solo l’inizio della storia, anche
perché il lieto fine deve ancora deve arrivare.
Ogni favola ha il suo orco. La favola dell’industrializzazione e del benessere della Val Basento ha un orco difficile da sconfiggere. Il mostro cattivo si chiama amianto. E’ quello lasciato dall’ex Materit S.r.l. di Macchia di Ferrandina, in provincia di Matera. L’azienda faceva parte del gruppo Fibronit e ha svolto la sua attività produttiva dal 1973 al 1989, quando fu chiusa dal Nucleo operativo ecologico dei carabinieri a causa della mancanza della discarica autorizzata per lo
smaltimento dei propri rifiuti. L’azienda fu posta in liquidazione e i lavorati furono messi in cassa integrazione. Da quel momento si attende ancora la felice conclusione della bonifica.
La matematica è un’opinione
Nel 1994, a distanza di cinque anni dalla chiusura, la Regione Basilicata prendeva atto della
presenza di rifiuti speciali momentaneamente stoccati nel piazzale dello stabilimento e autorizzava
la società a procedere allo smaltimento. Si deliberava, in particolare, che entro otto mesi dalla data di emissione del provvedimento l’azienda avrebbe dovuto completare lo smaltimento nella discarica interna di 2° categoria di tipo “B”. Il materiale oggetto delle operazioni di smaltimento comprendeva tre mila metri cubi di fanghi secchi e 600 metri cubi di rottami e sfridi di manufatti. Dopo altri cinque anni, in data 20/01/1999, la ditta Materit S.r.l. richiedeva il rinnovo dell’autorizzazione regionale allo stoccaggio temporaneo di circa 120 metri cubi di rifiuti pericolosi contenenti amianto e rivenienti dall’operazione di bonifica in corso; una quantità diversa rispetto a quello accertato nel 1994.
Intanto nella nota dell’Arpab dell’1/06/2000 si dichiarava che la concentrazione media di polveri
o fibre libere di amianto nei fanghi era pari a 5.000 mg/kg (0,5%), pertanto erano da considerarsi
“rifiuti speciali pericolosi” ai sensi dell’art. sette allegato H del D.Lgs 5/2/97 n. 22. Pertanto, ai
fini dello smaltimento i rifiuti andrebbero conferiti in discarica di 2° categoria di tipo “B”, adatta per i
rifiuti contenenti amianto speciali pericolosi, oppure in discarica di 2° categoria di tipo “C”.
Aspettando la bonifica…
Nel giugno del 2001 era approvato il piano dei lavori per la bonifica mediante confezionamento,
trasporto e smaltimento dei rifiuti pericolosi, solidi e polverulenti, presenti nell’area del dismesso
stabilimento posto nel frattempo in liquidazione. I lavori erano affidati alla ditta
ECO C.LR.R. Srl di Bari. Nel 2002 la Materit rispondeva alle richieste della Provincia di Matera e specificava che nello stabilimento erano presenti i seguenti materiali: fanghi recuperati in circa 400 bigbags omologati pari a circa 400 tonnellate, rifiuti friabili stipati in circa 110 big-bags pari a circa 25 tonnellate, ceneri volanti recuperate in dodici big-bags pari a circa 15 tonnellate, polvere di silice in 5 big-bags pari a circa 5 tonnellate e circa 120 tonnellate lastre piane in cellu1osa-cemento. I rifiuti dell’ex Materit comprendevano inoltre: due forni di essiccazione, tre generatori di vapore, un generatore di calore contenente olio diatermico - reti di distribuzione acque e vapore di processo, un impianto di riscaldamento, capannone e canali di scambio acque e fanghi di processo con l’esterno. Tutto fermo per altri quattro anni.
Nel 2005, vista la latitanza della Materit, l’amministrazione comunale di Ferrandina emetteva l’ordinanza di diffida al proprietario per eseguire gli interventi necessari. L’azienda, però, non aveva più fondi a disposizione. Il costo degli interventi prioritari individuati era stimato in circa
un milione di euro. Nei bilanci regionali del 2006 e del 2007 erano stanziati oltre 50 milioni di euro per bonifiche da inquinamento. Intanto la Direzione qualità della vita del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio indicava la Basilicata come al terzo tra i siti potenzialmente inquinati da amianto.
“Potenzialmente inquinati”, è ovviamente solo un’espressione eufemistica perché, per esempio,
in Val Basento l’amianto c’è stato e purtroppo c’è ancora.
La bonifica: ancora una favola
Passano gli anni e si giunge alla cronaca recente. La bonifica completa e risolutiva, però, è tuttora una favola. Nel documento preparatorio all’ennesima conferenza di servizi del 31/03/2011 si precisa che sono stati smaltiti quattordici big-bags e si stimano presenti sul sito ancora circa 500 metri cubi di materiale oltre a ulteriori 630 mila kg di materiale e apparecchiature varie. Il costo stimato per la rimozione e la bonifica delle aree è di circa 2.580.000 euro. Poiché i tempi autorizzati al deposito temporaneo dei big-bags sono ampiamente trascorsi, occorrerebbe (condizionale più che mai d’obbligo) procedere all’immediata verifica delle condizioni di sicurezza del materiale depositato nel capannone e sul ciglio della strada statale Basentana. Nella Conferenza di Servizi del 20/ 07/2011 è stato ribadito il ritardo decennale nell’opera di bonifica. Meno male. Bisognerà, inoltre, classificare i rifiuti contenuti in 120 fusti e provvedere allo smaltimento. Per la messa in sicurezza dei suoli il Comune di Ferrandina, divenuto proprietaria dell’area, ritiene necessario commissionare uno studio per l’analisi del rischio specifico, propedeutico per la successiva valutazione e attuazione degli interventi. Punto e a capo: si ricomincia dall’inizio. C’era una volta la Materit…
C’era una volta una valle incantata. In principio la Val Basento doveva essere proprio così, come in una favola.
Poi è arrivata la modernità: soldi, inquinamento, malattie e morte. Un canovaccio che si ripete, ad esempio, anche per l’insediamento produttivo ex Materit s.r.l. situato nella zona industriale di Ferrandina.
L’azienda del gruppo Fibronit ha svolto attività di lavorazione e trattamento dell’amianto dal 1973 al 1989.
Questo elemento è stato utilizzato fino alla fine degli anni ottanta per produrre la miscela cemento-amianto (nome commerciale Eternit) impiegato per la coibentazione di edifici, tetti, navi e treni; inoltre è stato utilizzato per la fabbricazione di corde, plastica e cartoni e addirittura come coadiuvante nella filtrazione dei vini. La Materit è stata posta in liquidazione e, di fatto, una bonifica definitiva del sito non è stata mai effettuata, sebbene la Val Basento sia stata riconosciuta quale sito d’interesse nazionale ai sensi dell’art. 14 della legge n. 179 del 31/07/2002. Una bonifica mancata nonostante un fiume di denaro stanziato (vedi tabella) e la moratoria
sancita nel 2004 da parte della comunità europea. Da ultimo nel documento preparatorio all’ennesima conferenza di servizi del 31/03 2011 il costo stimato per la rimozione e la bonifica delle aree interessate è di circa 2.580.000 euro. Tanti soldi per una bonifica che non si è mai fatta. Ciò che è rimasto, invece, è l’inquinamento. Nello stesso documento preparatorio dell’ultima conferenza di servizi si precisa che sono stati smaltiti 14 big-bags e si stimano presenti sul sito ancora circa 500 metri cubi di materiale. Il sito produttivo dista circa 300 metri dal fiume Basento, tanto che quando lo stabilimento era in funzione il materiale di scarto, abitualmente accompagnato con l’acqua, era smaltito tramite un condotto che sfociava direttamente nel fiume. La stessa acqua lungo il percorso del Basento era impiegata per irrigare i campi. L’amianto, insieme con altre sostanze inquinanti presenti nell’area industriale, entrava così direttamente nel ciclo alimentare. L’aspetto preoccupante è proprio il cocktail di veleni presenti in loco. Attualmente l’amianto rimasto non è solo quello della Materit, ma la sostanza killer è presente anche nei dintorni dello stabilimento; infatti, sono numerosi i tetti in amianto degli altri opifici della zona. Da studi effettuati si è accertato che dopo solo cinque anni dall’installazione il materiale inizia a degradare, rilasciando nell’aria e sul terreno le polveri che immancabilmente inquinano le falde ed entrano nel ciclo alimentare. In Italia si contano circa quattromila decessi all’anno per patologie correlate all’amianto. Più di 20 mila dal 1993 a oggi. Una strage silenziosa. In questi numeri sono compresi anche i lavoratori dell’ex Materit. Si parla di malattie gravi e spesso mortali: dal mesotelioma pleurico all’asbestosi, dal fibroma polmonare alle lesioni pleuriche e peritoneali fino al carcinoma bronchiale. Di queste malattie spesso sono state vittime anche i familiari dei lavoratori
che portavano a casa gli indumenti del lavoro, contaminando di fibre l’intera abitazione. Complessivamente in Val Basento sono stati riconosciuti circa 660 esposizioni all’amianto rispetto alle oltre 1850 domande
pervenute all’INAIL. I lavoratori dell’ex Materit hanno ottenuto, comunque, un abbuono del versamento dei contributi previdenziali. Magra consolazione. Su 260 casi di patologie tumorali ci sono stati oltre 160 casi di decessi di lavoratori di età compresa tra i 50 e i 70 anni. L’INAIL, inoltre, non accetta casi postdatati, ossia quando siano passati più di tre anni e 150 giorni dal decesso. Una lotta contro la malattia e contro la burocrazia. Per fronteggiare queste situazioni è attiva sul territorio la Sezione Val Basento – Basilicata dell’AIEA (Associazione Italiana Esposti Amianto). Considerato il lungo tempo di latenza della malattie in questione (da 15 a 40 anni), l’associazione guidata daMario Murgia si sta impegnando per sostenere l’intera vertenza amianto che si trascina ormai da diversi anni al fine di avere una corretta definizione e permettere
ai lavoratori ex esposti di ottenere il giusto riconoscimento dei benefici previdenziali, così come
previsto dalla legge 257/92.
Grazie all’azione dell’AIEA nel 2009 una legge regionale ha stanziato circa 200 mila euro per gli screening dei lavoratori anche non riconosciuti come esposti all’amianto. La favola ha lasciato il posto all’incubo. C’era una volta una valle incantata, ora c’è solo una valle inquinata e disincantata, dove le responsabilità non saranno mai accertate.
Soldi stanziati per la bonifica
1999 5 MILIARDI DI LIRE
copertura finanziaria regionale a sostegno degli interventi di bonifica
2002 4.225.609,18 EURO
attività di consulenza e supporto tecnico scientifico per la bonifica da amianto
2003 166.011,60 EURO
realizzazione mappatura completa della presenza amianto
2004 500 MILA EURO
interventi di bonifica di particolare urgenza dell’area ex Materit al comune di Ferrandina
2006 300 MILA EURO
impegno di spesa da approvazione graduatoria e assegnazione finanziamenti per 5 interventi
presentati nel 2005 (76.098,11 euro eccedenti rinviati a successivo atto di finanziamento)
2006 2.272.727 EURO
risorse aggiuntive per la Valbasento,

domenica 23 ottobre 2011

Il presidio ad Annicco (CR) per la raccolta firme per presentare la petizione al Parlamento Europeo contro la discarica di amianto di Cappella Cantone


La battaglia comincia ora. Non é vero che non c'è più niente da fare. Ecco la risposta della popolazione del territorio alla irresponsabile decisione della Regione Lombardia, complice il sindaco Tadi di Cappella Cantone e la giunta provinciale di Salini, di autorizzare la discarica di amianto di Cappella Cantone (CR).

Ad Annicco ha avuto un grande successo politico l'iniziativa di Cittadini contro l'amianto che ha raccolto oltre duecento firme (203) in meno di tre ore per presentare una petizione al Parlamento europeo per bloccare la discarica. Chiederemo al Parlamento Europeo di intervenire per bloccare un progetto che non rispetta le normative europee pensate per salvaguardare la salute e l'ambiente. A Cappella Cantone vogliono perpetrare un crimine contro la popolazione e contro l'ambiente per favorire un' impresa di cavatori che ha ottenuto l'autorizzazione nonostante ci fossero mille e un motivo per negarla. Gli interessi intrecciati tra politica e malaffare cercano di prevalere, ma li fermeremo. Non é vero che non c'é più niente da fare.

Decine e decine di persone si sono messe in fila per firmare la petizione, fra queste anche il sindaco di Annicco. Questo tipo di iniziative che si dovranno intrecciare con i vari ricorsi al TAR
proseguiranno sabato 29 ottobre a Cappella Cantone e domenica 30 ottobre a San Bassano dalle ore 9.30.

Cittadini contro l'amianto

p.s.Stasera alle 19.30 servizio sul TG3
vedi il servizio
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-30375c5e-26ad-4593-95c8-140e70df3283-tgr.html#p=0

video del presidio a cura di Gian Carlo Storti - welfarecremona.it
http://www.youtube.com/watch?v=tUz67GJmqnc&noredirect=1

Cremona, 23 ottobre 2011

venerdì 21 ottobre 2011

La mobilitazione continua contro la discarica di amianto di Cappella Cantone (CR). FERMIAMOLI! NON e’ vero che non c’è più niente da fare

FERMIAMOLI! L’amianto è pericoloso anche nell’acqua, e a Cappella Cantone vogliono fare una discarica di amianto galleggiante! La discarica di amianto di Cappella Cantone, se realizzata, è pericolosa per la salute dei cittadini, provocherà uno scempio ambientale enorme e non rispetta le normative europee e nazionali. NON e’ vero che non c’è più niente da fare, lo dimostreremo! FIRMA ANCHE TU LA PETIZIONE AL PARLAMENTO EUROPEO
Sarà presentata a breve una interrogazione urgente a risposta scritta alla Commissione Europea da parte della europarlamentare del GUE /NGL, Kartika Liotard, per chiedere la sospensione dell’autorizzazione della discarica di Cappella Cantone perché l’ex cava Retorto è vicina ai centri abitati, vi sono falde acquifere affioranti, non è stata impiegata la migliore tecnologia per lo smaltimento dell’amianto (la vera innovazione è il trattamento dell’amianto per renderlo innocuo e non l’interramento, le discariche sono all’ultimo posto nella gerarchia dello smaltimento dei rifiuti), la popolazione circostante è fortemente contraria alla discarica e non è stata neanche informata preventivamente dalla Regione Lombardia sul progetto che si voleva realizzare.
Sono quattordici i comuni, 38mila abitanti circa, su cui di riverseranno gli effetti negativi della discarica. Tredici comuni sono contrari e uno solo favorevole, Cappella Cantone (500 abitanti circa), che riceverà quasi tre milioni di euro di indennizzo grazie a una convenzione firmata dal sindaco Tadi prima che la discarica fosse autorizzata. Corte Madama, Oscasale e San Bassano, per un totale di circa 2600 persone, sono vicinissimi alla ex cava. L’Istituto Superiore della Sanità calcola che gli effetti di una discarica siano riscontrabili dalla sua ubicazione fino ad una distanza che va da un minimo di 3 chilometri di raggio ad un massimo di 7 chilometri. In questo caso sarebbero coinvolti anche gli abitati di Annicco, Formigara, Soresina, Castelleone, Casalmorano.
E’ stato ampiamente dimostrato (e non lo diciamo noi, ma le misurazioni dell’ARPA fatte nel 2010) che tra le acque sotterranee nell’ex cava Retorto ed il terreno dove vorrebbero mettere le lastre di cemento amianto non ci sono i due metri previsti dalla legge. L’acqua è affiorante, vi sono anche sorgive, lo sanno tutti i cittadini della zona senza scomodare gli esperti, ma la Regione Lombardia vuole a tutti i costi fare la discarica di amianto in questo posto. Hanno detto SI ad una discarica… galleggiante!
Per approvare il progetto hanno “fatto finta” che ci fosse 1 metro e quaranta di terreno in più e poi hanno continuato a fare le misurazioni. QUESTA E’ LA VERITA!
Sono quattro anni che dimostriamo che la migliore tecnologia per smaltire l’amianto è l’impianto di inertizzazione, in cui il rifiuto di amianto viene trattato con un procedimento che lo rende innocuo e anche riciclabile.
Continuare a fare le discariche vuol dire non risolvere il problema perché l’amianto non viene definitivamente eliminato, anzi continuerà ad essere un pericolo per la salute e per l’ambiente.
E’ di pochi giorni fa la notizia che l’amianto può essere pericoloso anche nell’acqua. I medici per l’ambiente di Viterbo hanno chiesto alle autorità competenti di verificare le tubazioni degli acquedotti di Viterbo e provincia e sostengono che i pozzi di acqua potabile possono essere inquinati dalle discariche circostanti.
Questa discarica, se realizzata, non sarà un’attività per il “bene comune”, ma l’ennesimo risultato di una politica ambientale corrotta ed inefficace. E’ ora di dire BASTA! FERMIAMOLI!
Si cerca di instillare sfiducia e rassegnazione fra i cittadini da parte di settori legati ai cavatori e ad alcuni politici che mettono al primo posto l’interesse privato e il profitto, a discapito della salute dei cittadini. I giochi sono ancora aperti e non è affatto scontato che la discarica si faccia, nonostante che si cerchi di frenare la mobilitazione dei cittadini. Infatti la maggior parte dei partiti politici, in questi 4 anni circa, o sono stati completamente assenti, o sono stati di fatto complici di questo atto criminale che vorrebbe aggredire il territorio, o se ne sono occupati in ritardo, avendo sempre un denominatore comune: scegliere di non mobilitare i cittadini. Di questo ci si dovrà ricordare. Hanno fatto carte false per convincere la gente che la discarica sarebbe stata comunque realizzata. Ma sono quasi quattro anni che noi blocchiamo la realizzazione della discarica di Cappella Cantone e si continuerà a farlo con tutti i mezzi. Solo i cittadini a questo punto possono impedire nei fatti la realizzazione della discarica, invitiamo tutti i cittadini a non avere paura e a protestare in prima persona contro la discarica senza aspettare che altri si muovano per loro, perché nulla è perduto e scontato e la lotta continua ora più che mai. Firmare la petizione al Parlamento Europeo è un primo passo. Chiediamo tutti uniti al Parlamento Europeo di bloccare questa discarica. E’ un nostro diritto!

Mariella Megna – Cittadini contro l’amianto

Cremona, 21 ottobre 2011

giovedì 20 ottobre 2011

Le fibre di amianto pericolose anche nell'acqua

Le fibre di amianto pericolose anche nell'acqua affemano i medici per l'ambiente a Viterbo e si fanno promotori di una verifica delle tubature dell'acquedotto comunale della loro città.
Specificano che possono essere contaminati pozzi e sorgenti posti in prossimità di discariche e a Cappella Cantone vogliono realizzare una discarica di amianto sulle falde affioranti! DIFFONDETE!


Alla Talete spa

e per opportuna conoscenza:

al Prefetto di Viterbo

al Sindaco di Viterbo

alla Presidente della Regione Lazio

al Presidente della Provincia di Viterbo

al Direttore generale della Asl di Viterbo

all’Arpa Lazio sezione di Viterbo

al Servizio igiene alimenti e nutrizione della Asl di Viterbo

al Dipartimento di prevenzione - Servizio igiene e sanità pubblica della Asl di Viterbo

al Dirigente del settore 6 Lavori pubblici - Ambiente del Comune di Viterbo

al Direttore del Laboratorio di Igiene Industriale – Centro Regionale Amianto della Asl di Viterbo



Oggetto: richiesta rimozione e sostituzione condutture in cemento-amianto presenti nella rete acquedottistica del comune di Viterbo.



L’Associazione italiana medici per l'ambiente - Isde (International Society of Doctors for the Environment - Italia) ha più volte segnalato con documenti, studi e incontri pubblici, il rischio sanitario determinato dall’esposizione cronica a numerose e svariate sostanze tossiche e cancerogene che possono essere presenti nelle acque destinate a consumo umano con particolare riguardo al rischio sanitario determinato dall’arsenico e da fibre di amianto.

L’amianto è infatti classificato, al pari dell’arsenico, come elemento cancerogeno dall’Agenzia internazionale di ricerca sul cancro (Iarc), e fibre di amianto potrebbero essere rilasciate da vecchie condutture realizzate in cemento-amianto, oltre che derivare da contaminazioni di pozzi e sorgenti posti in prossimità di aree e discariche, anche dismesse ,ed interessate da eventuali sversamenti illeciti di materiali contenenti questo elemento, come per esempio lastre di eternit e porzioni e frammenti di queste.

In data 5 luglio 2011 e 8 agosto 2011 sono state reiteratamente chieste dalla nostra Associazione, e specificamente alla Talete spa e alla Asl di Viterbo in data 16 settembre 2011, notizie relative alla possibile presenza di fibre di amianto nelle acque destinate a consumo umano ed erogate nel comune di Viterbo.

Il Dirigente del settore Lavori pubblici del Comune di Viterbo, con la missiva del 16 agosto 2011 inviata per conoscenza alla nostra Associazione e alla Asl di Viterbo, ha reso noto di aver sollecitato una risposta da parte della Talete spa su questa questione.

In una successiva lettera del 30 settembre 2011 prot. n. 37693, inviataci per conoscenza ancora dal settore Lavori pubblici del Comune di Viterbo ed indirizzata sempre alla Talete spa, si legge: ”Con riferimento alla Vs. nota n.11/4363 del 21.9.2011 si ritiene opportuno, alla luce di quanto da Voi riportato relativamente alla presenza nella rete idrica cittadina di alcuni tratti di tubazioni in cemento amianto prevederne la sostituzione con tubature più idonee”.

Alla luce di quanto sopra riportato l’Associazione italiana medici per l'ambiente di Viterbo chiede copia della nota citata e chiede di conoscere la precisa ubicazione dei tratti di rete idrica in cemento-amianto di cui viene affermata l’esistenza nel territorio di Viterbo e se tale problematica è presente nelle reti acquedottistiche di altri comuni il cui servizio idrico è gestito dalla società Talete spa.

L’Isde di Viterbo chiede inoltre la pronta rimozione e sostituzione dei tratti di condutture in cemento- amianto presenti nell’acquedotto di Viterbo e ripropone, anche con la collaborazione del Laboratorio di Igiene Industriale – Centro Regionale Amianto della Asl di Viterbo, l’avvio di uno studio per la ricerca di fibre di amianto nelle acque potabili del comune di Viterbo e di tutti i comuni della Provincia di Viterbo.


dottoressa Antonella Litta

referente per Viterbo dell’Associazione italiana medici per l'ambiente
Isde (International Society of Doctors for the Environment - Italia)

martedì 4 ottobre 2011

ufficializzato il misfatto di Cappella Cantone (Cremona). Cronaca di un disastro annunciato.

Ufficializzato il misfatto di Cappella Cantone (Cremona). Cronaca di un disastro annunciato. Principali responsabili la giunta Formigoni-Rossoni, complici la Provincia di Cremona e il sindaco di Cappella Cantone



Nei giorni scorsi è stato emanato dalla Regione Lombardia il decreto che autorizza la realizzazione della discarica di amianto di Cappella Cantone (CR), decisione peraltro già presa in sede di conferenza dei servizi. Si tratta di una scelta gravissima che, se attuata, costituirà un attentato ed un'aggressione alla salute dei cittadini e che violerà strutturalmente l'equilibrio ambientale circostante.

Si tratta di una decisione presa in spregio alle più elementari norme scientifiche e di buon senso. Comunque la partita non è affatto chiusa, contrariamene a quanto affermano taluni uccelli del malaugurio (certe istituzioni, certi partiti e una minoranza di cittadini poco informati del problema o prezzolati). Per noi la complessa e lunga lotta è solo all'inizio. Per noi la questione si sposta sul piano nazionale e così sarà. Non è più tempo di assemblee. Stiamo lavorando per organizzare e rendere efficace un coordinamento di comitati presenti in parecchie aree del paese per assumere insieme decisioni e nuove modalità di intervento. Ciò si rende ancora più urgente, perché la giunta regionale lombarda con questo decreto spiana la strada alla realizzazione di altre discariche di amianto in luoghi altrettanto pericolosi per la salute dei cittadini (solo per citare i siti lombardi: Cava Manara (PV), Ferrera Erbognone (PV), Montichiari, Treviglio e Brescia).

Si vuole cioè perseguire una politica costante che vuole favorire gli interessi di pochi cavatori , contro gli interessi della collettività. La mobilitazione e l'azione diretta della popolazione locale e non solo; lo scambio di esperienze di lotta fra un comitato e l'altro, potranno impedire di fatto l'inizio dei lavori ed è questo l'impegno che riteniamo di assumerci in questo momento delicato e complesso.

Un altro passaggio che intendiamo fare è coinvolgere l'Unione Europea. L'abbiamo già fatto due anni orsono con l'interrogazione urgente alla Commissione, lo faremo in futuro interessando del problema la Commissione Petizioni perché, ripetiamo, l'approvazione del progetto di Cappella Cantone va contro tutte le norme, anche quelle europee.

Ci auguriamo che tutti quelli che fino ad oggi sono stati assenti o hanno tergiversato, decidano finalmente di mobilitarsi in tutti i modi possibili ed immaginabili con l'obiettivo chiaro di impedire la realizzazione di queste discariche di amianto( non solo quella di Cappella Cantone) che consideriamo un atto criminoso.


Cittadini contro l'amianto

settembre 2011