da L'Espresso gennaio 2012
Massimo Ponzoni, consigliere e sottosegretario regionale Pdl, straordinario collettore di voti per "il grande capo Formigoni" in Brianza, già assessore lombardo all'Ambiente e alla Protezione civile: arrestato dai magistrati di Monza per una valanga di tangenti urbanistiche e per due bancarotte immobiliari, con imprese svuotate per finanziare le campagne elettorali. Franco Nicoli Cristiani, ras del Pdl a Brescia, consigliere regionale e assessore all'Ecologia nelle prime giunte Formigoni: incarcerato dai giudici di Brescia e Milano subito dopo aver intascato una mazzetta di 100 mila euro (e ne aspettava altri 100 mila) per autorizzare una discarica fuorilegge di scorie d'amianto. Pierangelo Daccò, imprenditore-faccendiere internazionale di stretta osservanza ciellina, proprietario dello yacht di una delle tante vacanze gratuite del governatore lombardo: arrestato da altri magistrati milanesi per traffici milionari di fondi neri, prelevati dalle casse dell'indebitatissimo ospedale San Raffaele.
Tre nomi, tre inchieste che marcano solo alcuni dei passaggi più recenti delle tempeste giudiziarie che da mesi scuotono i vertici della Regione Lombardia. Imbullonato dal 1995 alla poltrona di presidente, Roberto Formigoni da Lecco, 64 anni, oggi è un politico assediato dagli scandali. Se n'è accorto anche Umberto Bossi ("Ormai ne arrestano uno al giorno") che ha rumorosamente minacciato di togliere l'appoggio della Lega e far crollare la giunta. A rischio di scatenare un regolamento di conti nel centrodestra in tutto il Nord. Forte del potere garantito dalla poderosa macchina del consenso targata Comunione e liberazione, il "celeste" governatore resta trincerato in cima al grattacielo più alto della metropoli (si è fatto costruire un apposito Pirellone-bis, naturalmente con soldi pubblici), ma mostra tutto il suo nervosismo gridando al complotto di inesistenti giudici comunisti, gli stessi che avevano chiesto il carcere per il suo sfidante di sinistra Filippo Penati. E per la prima volta dichiara che potrebbe non ripresentarsi nel 2015, con la malcelata speranza di ricompattare la sua base, superare la bufera e puntare su Roma. Gli scandali però si moltiplicano. Dalla sanità alle grandi opere, dai rifiuti alla mafia. Gli sviluppi delle tante inchieste aperte restano imprevedibili. E un colpo di scena inatteso, che "l'Espresso" è in grado di rivelare, arriva dalla Svizzera.
Pochi giorni fa i giudici elvetici hanno trasmesso ai pm milanesi nuovi documenti bancari, che sembrano quasi la fotografia di un peccato originale. Un sistema di conti esteri che per almeno un decennio, quello dell'ascesa e consacrazione del governatore lombardo, ha nascosto e custodito un fiume sotterraneo di finanziamenti che irrorava una specie di cupola di Cl. Soldi versati segretamente da aziende del gruppo Finmeccanica, compresa l'ormai famosa Selex (già Alenia), e dai petrolieri italiani coinvolti nello scandalo Oil for food. Ora le carte documentano che il conto più importante era gestito da due tesorieri ciellini. Almeno uno di loro, negli stessi anni, viveva vicino a Formigoni. Molto vicino. Praticamente sotto lo stesso tetto.
Via Dino Villani è una strada a gomito tra il centro e la periferia nord di Milano, a cinque minuti di macchina dalla Regione. L'immobile con le finiture più ricche è un palazzo a forma di "L", protetto da un alto muro di cinta che lascia intravedere solo il parco e i comignoli dei camini. "C'era anche una piscina", racconta un vicino. Ma chi è il proprietario? E chi ci vive? A rispondere è un ex custode: "Era di Ligresti. Poi è diventato la villa del presidente Formigoni, che ha abitato qui per molti anni. Ora l'immobile è stato ristrutturato e diviso in appartamenti messi in vendita".
Le visure catastali documentano che il palazzo era ed è tuttora di proprietà dell'Immobiliare Costruzioni (Im.co), la scatola edilizia della famiglia Ligresti. La ristrutturazione, stando ai ricordi dei vicini, sarebbe partita poco dopo i primi articoli di stampa sul ruolo di tre amici di Formigoni nello scandalo Oil for food.
Finora si sapeva che gli assessori ciellini all'urbanistica milanese, da Maurizio Lupi in poi, facevano il possibile per aiutare i maxi-progetti del costruttore siciliano, che da re del mattone è nel frattempo diventato imperatore dei debiti. Ma si ignorava che negli stessi anni Formigoni in persona fosse, nella migliore delle ipotesi, inquilino di Ligresti. Visti gli autorevoli precedenti di Scajola e Tremonti, però, non si può escludere che lo fosse a sua insaputa. Anche perché quel palazzo non ospitava solo lui: almeno fino all'autunno 2006, quella era una casa-comunità dei Memores Domini, l'associazione che organizza i ciellini più devoti, quelli che convivono in gruppi chiusi che ricordano i "numerari" dell'Opus Dei o i "sigilli" di don Verzè.
Insieme a Formigoni, allo stesso indirizzo di via Villani 4 ha vissuto per anni Alberto Perego, un fiscalista milanese degli studi Sciumè e Interfield. Lo dichiara lui stesso, il 13 ottobre 2006, deponendo in procura come testimone nell'inchiesta Oil for food. Il pm gli chiede se per caso è lui a essersi intestato, per conto dei Memores, un deposito svizzero chiamato Paiolo: è il forziere dove tra il 1994 e il 2004 sono finiti, tra l'altro, 829 mila dollari versati dalle industrie militari del gruppo Finmeccanica. Perego conferma di far parte dei Memores, spiega che nella casa-comunità di Formigoni viveva anche il suo segretario Fabrizio Rota, ma smentisce qualsiasi pasticcio elvetico: "Non ho mai avuto conti esteri né alcun rapporto con Finmeccanica". Il pm Alfredo Robledo, sulla base di altri documenti e testimonianze, lo indaga per falsa testimonianza. Ora sta per aprirsi il processo. E la Svizzera, il 12 gennaio scorso, ha finalmente trasmesso il documento ufficiale con i nomi dei beneficiari del conto Paiolo, aperto nel lontano 1991, prima di Tangentopoli, alla Bsi di Chiasso.
Il primo titolare è proprio Alberto Perego. Ma la vera sorpresa è che il conto Paiolo, quello che ha custodito fino al 2004 i soldi di Finmeccanica poi travasati verso ignote destinazioni, ha anche un secondo contitolare. Un altro tesoriere occulto di Cl, secondo l'accusa. Che almeno per ora resta senza identità: le autorità svizzere hanno cancellato il suo nome dalle carte. E la procura di Milano non ha fatto una piega, perché rientra nelle regole del gioco: è il segno che si tratta di una persona che finora non è mai emersa nelle indagini italiane. Per cui ha diritto di restare protetta dal segreto bancario svizzero. Morale: nella saga dei conti esteri dell'aristocrazia ciellina, spunta un nuovo mister X delle tangenti bianche.Sul governatore assediato, però, incombono emergenze giudiziarie più gravi del processo all'amico Perego, destinato a quasi sicura prescrizione.
Non a caso Formigoni, mentre è costretto a contare i suoi ex assessori arrestati (compreso Piergianni Prosperini, già condannato), ora ammette addirittura che forse fu "un errore" ricandidare Nicoli Cristiani, un berlusconiano sceso a patti con Cl senza farne parte, o Ponzoni, che però faceva comodo come recordman delle preferenze, tanto da riconquistare un posto in lista nel 2010, quando era già notoriamente indagato (oltre che intercettato con i suoi amici imprenditori della 'ndrangheta). Il governatore però non parla mai di mariuoli, mele marce o traditori. E non solo perché sa che molti degli attuali detenuti politici erano generosi anche con lui.
Come dimostrano le foto, scoperte da "l'Espresso", di Formigoni in costume da bagno sullo yacht di Daccò. O la testimonianza dell'imprenditore pentito che, per comprare "al presidente" un regalo da 12 mila euro, giura di essersi fatto accompagnare in gioielleria dal suo portaborse, in compagnia di Ponzoni.
Il problema più grave, come osserva Bossi con il consueto garbo, è che la lista degli indagati e arrestati continua ad allungarsi. E oltre ai personaggi più in vista comprende molti altri nomi di sicura obbedienza ciellina.
Qualche esempio? Antonino Brambilla, nominato assessore della Provincia di Monza nonostante la condanna definitiva di Tangentopoli (mazzette sui rifiuti ai tempi dell'emergenza discariche a Milano), è stato appena riarrestato come presunto complice di Ponzoni. Il vicedirettore dell'Arpa, l'agenzia regionale deputata a difendere i lombardi dagli inquinatori, dopo le manette sta vuotando il sacco sulle tangenti all'amianto di Nicoli Cristiani. Antonio Chiriaco, manager calabrese di cliniche lombarde, promosso direttore sanitario della ricchissima Asl di Pavia con nomina "fiduciaria" della giunta Formigoni, è in galera dal 2010 non per concorso esterno, ma come mafioso organico della 'ndrangheta. Rosanna Gariboldi, assessore del Pdl pavese fino al giorno dell'arresto e moglie del parlamentare Giancarlo Abelli, uno dei più potenti alleati del governatore, è stata già condannata a due anni di reclusione: riciclava sul suo conto a Montecarlo i fondi neri di Giuseppe Grossi, il re degli inceneritori targati centrodestra, scomparso per malattia mentre era indagato per colossali disinquinamenti-fantasma, con frodi fiscali e corruzioni da Milano a Sesto.
Ognuna di queste inchieste potrebbe far partire un effetto-valanga. E a questo punto molti altri imprenditori agganciati alla Compagnia delle Opere, il carro economico di Cl, ora temono le manette per tangenti ambientali o edilizie. Costruttori, disinquinatori e asfaltatori sono terrorizzati dalla scoperta che nelle inchieste sull'urbanistica regionale c'è almeno un pentito con i verbali coperti da "omissis". Mentre i fornitori sanitari sono impressionati dal vortice di fatture false, fondi neri e spese pazze emerso sullo sfondo delle rovine del San Raffaele, l'ospedale che per Formigoni era "il fiore all'occhiello della sanità lombarda". E che in realtà ha accumulato un passivo - scoperto solo dopo il suicidio del manager Mario Cal - di un miliardo e mezzo di euro. Anche se incassava la bellezza di 600 milioni all'anno di rimborsi sanitari pubblici, per tre quarti garantiti dagli amici ciellini della Regione Lombardia
Va sottolineato che Formigoni in passato è sempre stato assolto e allo stato non risulta neppure indagato. Il suo nome però continua a ripetersi anche nelle indagini più spinose. Un esempio? Pierluca Locatelli, l'imprenditore che ha corrotto Nicoli Cristiani, nel novembre scorso cercava una raccomandazione per i primi maxi-appalti dell'Expo 2015. Intercettato, ne parla con un funzionario corrotto. Che gli riferisce di aver interessato "Paolo Alli", il sottosegretario ciellino che sta diventando il braccio destro di Formigoni. E com'è andata? "Il presidente ha dato l'ok", assicura il funzionario corrotto dell'Arpa. Per adesso sono soltanto parole. Intercettazioni che attendono riscontri. Ma in Regione Lombardia, dopo vent'anni di affari in libertà, con la crisi sembrano tornati i tempi di Mani Pulite.
sabato 28 gennaio 2012
giovedì 26 gennaio 2012
SOLIDARIETA' AGLI ARRESTATI NO TAV
E' in corso una vasta operazione repressiva che sta colpendo decine e decine di militanti alla manifestazioni del 27 giugno e del 3 luglio 2011 contro il TAV in Valsusa.
Ribadiamo la nostra vicinanza e solidarietà al movimento NO TAV che abbiamo invitato nella nostra iniziativa del 17 settembre 2011. Le ragioni del perche' la nostra lotta contro la discarica di amianto e' unita a quella della Valsusa lo abbiamo spiegato nel precedente comunicato VEDI http://cittadinicontroamianto.blogspot.com/2011/09/riuscita-iniziativa-contro-la-discarica.html
Denunciamo questa operazione repressiva voluta dalla procura di Torino e che ha come mandanti il governo Monti e amienti legati al PD e a gli interessi del grande capitale e delle banche che premono per accelerare la realizzazione del TAV.
Quelli che vanno 'arrestati' sono i politici e gli imprenditori che vogliono a tutti i costi realizzare opere inutili e pericolose per la salute dei cittadini e che il più delle volte sono legati ad interessi mafiosi, come dimostrano gli accadimenti di corruzione in Lombardia che hanno coinvolto uomini legati a Formigoni e alla Compagnia delle Opere.
Questa operazione di repressione, guarda caso, avviene subito dopo le dichiarazioni del ministro Passera su come intende programmare il futuro 'sviluppo economico' e all'incontro dello stesso Passera (uomo di Intesa San Paolo, isituto bancario che ha grossi interessi nella Brebemi) con Formigoni in cui è stata ribadita la volontà di realizzare la Brebemi entro il 2013.
Tutto ciò nonostante le infiltrazioni mafiose presenti in tutte le grandi opere e a prescindere dalla salute dei cittadini e dalla distruzione del territorio che la realizzazione di queste 'grandi opere' producono e produrranno.
NO PASARAN
LIBERTA' PER TUTTI GLI ARRESTATI
Cittadini contro l'amianto
26 gennaio 2012
Ribadiamo la nostra vicinanza e solidarietà al movimento NO TAV che abbiamo invitato nella nostra iniziativa del 17 settembre 2011. Le ragioni del perche' la nostra lotta contro la discarica di amianto e' unita a quella della Valsusa lo abbiamo spiegato nel precedente comunicato VEDI http://cittadinicontroamianto.blogspot.com/2011/09/riuscita-iniziativa-contro-la-discarica.html
Denunciamo questa operazione repressiva voluta dalla procura di Torino e che ha come mandanti il governo Monti e amienti legati al PD e a gli interessi del grande capitale e delle banche che premono per accelerare la realizzazione del TAV.
Quelli che vanno 'arrestati' sono i politici e gli imprenditori che vogliono a tutti i costi realizzare opere inutili e pericolose per la salute dei cittadini e che il più delle volte sono legati ad interessi mafiosi, come dimostrano gli accadimenti di corruzione in Lombardia che hanno coinvolto uomini legati a Formigoni e alla Compagnia delle Opere.
Questa operazione di repressione, guarda caso, avviene subito dopo le dichiarazioni del ministro Passera su come intende programmare il futuro 'sviluppo economico' e all'incontro dello stesso Passera (uomo di Intesa San Paolo, isituto bancario che ha grossi interessi nella Brebemi) con Formigoni in cui è stata ribadita la volontà di realizzare la Brebemi entro il 2013.
Tutto ciò nonostante le infiltrazioni mafiose presenti in tutte le grandi opere e a prescindere dalla salute dei cittadini e dalla distruzione del territorio che la realizzazione di queste 'grandi opere' producono e produrranno.
NO PASARAN
LIBERTA' PER TUTTI GLI ARRESTATI
Cittadini contro l'amianto
26 gennaio 2012
mercoledì 25 gennaio 2012
discarica di amianto di Cappella Cantone (Cremona): sancita l'ovvietà in Consiglio regionale. Come ripetiamo da tempo sulla discarica c'era già una pietra tombale
La mozione approvata all'unanimità in Consiglio regionale il 24 gennaio 2012 di sospensione dell'autorizzazione della discarica di amianto di Cappella Cantone non è un risultato straordinario, ma un atto ambiguo che fa comodo a tutti i politicanti di destra, di centro e di 'sinistra'.
La mozione presentata dal PD è stata modulata, riscritta e riadattata alle esigenze politiche della maggioranza di Formigoni (PdL) e Lega. Sospetto è appunto questo unanimismo forzato. Infatti non si è decisa la REVOCA definitiva dell'autorizzazione, ma la sospensione, così come richiesto dal leghista Belotti assessore regionale al Territorio. Da notare che la sospensione è una scelta logica e non straordinaria e conseguente al fatto che sono in corso indagini della Magistratura e che l'area è stata sottoposta a sequestro. Evidentemente il PD ha privilegiato la ricerca di un accordo fasullo ed inutile con la Lega, piuttosto che andare fino in fondo, chiedendo la revoca definitiva dell'AIA (autorizzazione integrata ambientale), mettendo in tal modo di fronte alle proprie responsabilità l'attuale maggioranza PdL-Lega. Ricordiamo che questa giunta regionale è coinvolta in una catena criminosa di scandali che sta mettendo in difficoltà la sua coesione e la sua tenuta.
La ricerca di un accordo a tutti i costi con la maggioranza ha, di fatto, gettato colpevolmente un salvagente a Formigoni e alla sua giunta che sta facendo acqua da tutte le parti e quanto accadrà prossimamente lo dimostrerà. L'approvazione di questa mozione in Consiglio regionale non costituisce né un passo avanti né un passo indietro, si è trattato semplicemente di un artificio politico per mantenere aperte soluzioni legate, ancora una volta, agli interessi dei cavatori, prescindendo dalla salute e dagli interessi dei cittadini.
Il non avere insistito sulla revoca significa, di fatto, lasciare aperta una porta a coloro che in giunta e in consiglio vorrebbero ritentare l'avventura di una discarica sul territorio di Retorto o in luoghi limitrofi, una volta che la Magistratura avrà tolto il sequestro dell'area. Ma se qualcuno ha fatto questi calcoli meschini (e qualcuno che noi sappiamo li ha fatti) si sbaglia di grosso. Difatti, come noi diciamo da tempo, la discarica non si è fatta e non si farà perché l'area presenta falde acquifere affioranti, è in prossimità di centri abitati, è limitrofa a territori agricoli ed è vicina ad un'altra discarica. Tutte queste valutazioni sono depositate al Parlamento Europeo nella petizione supportata da migliaia di cittadini del cremonese e non solo. La discarica non si farà perché tutta la procedura autorizzativa è stata inficiata da vizi di forma e di sostanza, così come noi sosteniamo nel nostro dossier, nel nostro esposto alla Magistratura e che gli inquirenti stanno disvelando.
Facciamo presente che un'eventuale concertazione fra Regione, Provincia di Cremona e Comuni (ammesso che si realizzi) non potrà essere fatta senza il coinvolgimento dei cittadini e soprattutto dovrà tener conto della pericolosità delle discariche, dei pericoli di infiltrazione mafiosa e dell'esistenza di metodi alternativi di smaltimento dell'amianto.
In questo momento l'unica cosa che bisogna chiedere, come noi abbiamo chiesto, è la moratoria di tutte le discariche di amianto alla luce di quanto accaduto a Cappella Cantone.
In discussione e sotto inchiesta è tutto il sistema di procedure autorizzative e controlli ambientali, perché la dirigenza dell'ARPA, checché ne dica Formigoni, non è stata estranea a quanto accaduto a Cappella Cantone e non solo. Non basta la rimozione di un dirigente per sanare tutte le irregolarità e omissioni avvenute e per garantire che non avvengano. Il problema non è solo quello di stabilire se la Locatelli portava in Regione dei dati falsati. Il problema è a monte: gli uffici regionali e l'ARPA hanno accettato, a iter già iniziato, di cambiare le regole del monitoraggio, accettando le proposte di Locatelli che “prometteva” di aggiungere metri 1,40 di materiale isolante (o simil isolante...!). C'é da mettersi le mani nei capelli alla luce di quanto trovato sotto i cantieri delle Brebemi.
Ricordiamo anche che le indagini della Magistratura sono importanti e decisive, ma che se non ci fossero stati quattro anni di lotta coerente, determinata e costante di alcuni cittadini, nel silenzio assordante di quasi tutti i politici e istituzioni, questa battaglia non sarebbe stata vinta e forse non ci sarebbero state neppure le indagini per corruzione.
Mariella Megna
Giorgio Riboldi
Cittadini contro l'amianto
Cremona, 25 gennaio 2012
La mozione presentata dal PD è stata modulata, riscritta e riadattata alle esigenze politiche della maggioranza di Formigoni (PdL) e Lega. Sospetto è appunto questo unanimismo forzato. Infatti non si è decisa la REVOCA definitiva dell'autorizzazione, ma la sospensione, così come richiesto dal leghista Belotti assessore regionale al Territorio. Da notare che la sospensione è una scelta logica e non straordinaria e conseguente al fatto che sono in corso indagini della Magistratura e che l'area è stata sottoposta a sequestro. Evidentemente il PD ha privilegiato la ricerca di un accordo fasullo ed inutile con la Lega, piuttosto che andare fino in fondo, chiedendo la revoca definitiva dell'AIA (autorizzazione integrata ambientale), mettendo in tal modo di fronte alle proprie responsabilità l'attuale maggioranza PdL-Lega. Ricordiamo che questa giunta regionale è coinvolta in una catena criminosa di scandali che sta mettendo in difficoltà la sua coesione e la sua tenuta.
La ricerca di un accordo a tutti i costi con la maggioranza ha, di fatto, gettato colpevolmente un salvagente a Formigoni e alla sua giunta che sta facendo acqua da tutte le parti e quanto accadrà prossimamente lo dimostrerà. L'approvazione di questa mozione in Consiglio regionale non costituisce né un passo avanti né un passo indietro, si è trattato semplicemente di un artificio politico per mantenere aperte soluzioni legate, ancora una volta, agli interessi dei cavatori, prescindendo dalla salute e dagli interessi dei cittadini.
Il non avere insistito sulla revoca significa, di fatto, lasciare aperta una porta a coloro che in giunta e in consiglio vorrebbero ritentare l'avventura di una discarica sul territorio di Retorto o in luoghi limitrofi, una volta che la Magistratura avrà tolto il sequestro dell'area. Ma se qualcuno ha fatto questi calcoli meschini (e qualcuno che noi sappiamo li ha fatti) si sbaglia di grosso. Difatti, come noi diciamo da tempo, la discarica non si è fatta e non si farà perché l'area presenta falde acquifere affioranti, è in prossimità di centri abitati, è limitrofa a territori agricoli ed è vicina ad un'altra discarica. Tutte queste valutazioni sono depositate al Parlamento Europeo nella petizione supportata da migliaia di cittadini del cremonese e non solo. La discarica non si farà perché tutta la procedura autorizzativa è stata inficiata da vizi di forma e di sostanza, così come noi sosteniamo nel nostro dossier, nel nostro esposto alla Magistratura e che gli inquirenti stanno disvelando.
Facciamo presente che un'eventuale concertazione fra Regione, Provincia di Cremona e Comuni (ammesso che si realizzi) non potrà essere fatta senza il coinvolgimento dei cittadini e soprattutto dovrà tener conto della pericolosità delle discariche, dei pericoli di infiltrazione mafiosa e dell'esistenza di metodi alternativi di smaltimento dell'amianto.
In questo momento l'unica cosa che bisogna chiedere, come noi abbiamo chiesto, è la moratoria di tutte le discariche di amianto alla luce di quanto accaduto a Cappella Cantone.
In discussione e sotto inchiesta è tutto il sistema di procedure autorizzative e controlli ambientali, perché la dirigenza dell'ARPA, checché ne dica Formigoni, non è stata estranea a quanto accaduto a Cappella Cantone e non solo. Non basta la rimozione di un dirigente per sanare tutte le irregolarità e omissioni avvenute e per garantire che non avvengano. Il problema non è solo quello di stabilire se la Locatelli portava in Regione dei dati falsati. Il problema è a monte: gli uffici regionali e l'ARPA hanno accettato, a iter già iniziato, di cambiare le regole del monitoraggio, accettando le proposte di Locatelli che “prometteva” di aggiungere metri 1,40 di materiale isolante (o simil isolante...!). C'é da mettersi le mani nei capelli alla luce di quanto trovato sotto i cantieri delle Brebemi.
Ricordiamo anche che le indagini della Magistratura sono importanti e decisive, ma che se non ci fossero stati quattro anni di lotta coerente, determinata e costante di alcuni cittadini, nel silenzio assordante di quasi tutti i politici e istituzioni, questa battaglia non sarebbe stata vinta e forse non ci sarebbero state neppure le indagini per corruzione.
Mariella Megna
Giorgio Riboldi
Cittadini contro l'amianto
Cremona, 25 gennaio 2012
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venerdì 20 gennaio 2012
Campagna di sostegno, adesione e finanziamento 2012
Se volete aiutarci concretamente a continuare la nostra attività aderite facendo una donazione con PayPal. Se una parte dei nostri simpatizzanti ci desse almeno 1 euro ci aiuterebbe a sostenerci. Un versamento minimo di 15 euro corrisponde all’adesione formale all’associazione e dà diritto all’invio della tessera e del dossier. Si possono anche fare donazioni tramite conto corrente postale.
L’associazione “Cittadini contro l’amianto” della provincia di Cremona opera dal 2008, quando si è posta in evidenza drammatica l’intenzione di realizzare a Cappella Cantone (nell’ex Cava Retorto) una megadiscarica di amianto in un'area destinate ad uso agricolo, adiacente ad abitati urbani ed in prossimità di falde acquifere affioranti.
Abbiamo svolto un’attività capillare di informazione sul pericolo dell’amianto e sui metodi di smaltimento alternativi all’interramento dell’amianto con tutti gli strumenti di comunicazione possibili.
Abbiamo realizzato quattro convegni di studio: nel settembre 2008 a San Bassano, nel maggio 2009 a Soresina, nel settembre 2009 a San Daniele Po e nel novembre 2010 ancora a San Bassano.
Il 10 novembre 2009 abbiamo presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Cremona per sollecitare un indagine giudiziaria sull’imminente pericolo per l’incolumità pubblica e per disastro ambientale.
Abbiamo prodotto un giornalino stampato in migliaia di copie e diffuso capillarmente sul territorio attraverso presidi, assemblee e volantinaggi.
Il 21 marzo 2009 abbiamo organizzato una manifestazione contro la discarica che è partita da Corte Madama, la frazione più vicina al sito dove vorrebbero realizzare la discarica, e percorrendo la statale Paullese è arrivata fino all’ex cava Retorto.
Il 17 settembre 2011 abbiamo invitato i comitati NO TAV della Valsusa a parlare della loro lotta
Abbiamo realizzato un blog che è uno strumento essenziale per condividere notizie e fornire supporto. E’ diventato anche con il tempo un punto di riferimento per altre realtà italiane che stanno affrontando lo stesso tipo di problema. Si è creata in questo modo una rete tra i vari comitati contro le discariche di amianto affinché il problema dello smaltimento non corretto dell’amianto assuma una valenza nazionale e non sia visto solo come il problema locale di una comunità che ha la sindrome di Nimby (not in my back yard – non nel mio giardino).
Per costruire questa rete abbiamo partecipato in questi anni a numerosi convegni a Broni (PV), Verona, Treviglio (BG), Torino, Ortona (CH). Abbiamo partecipato anche al Convegno mondiale sull’amianto a Taormina.
Numerosi sono gli articoli apparsi su di noi sulla carta stampata locale e nazionale, oltre ad interviste alle radio e siti internet nonché servizi sulla RAI e sulle emittenti locali.
Abbiamo un profilo su Facebook che in poco tempo ha raggiunto i 5000 contatti ed una pagina pubblica.
La nostra ultima iniziativa è stata quella di raccogliere le firme dei cittadini per presentare una petizione al Parlamento Europeo chiedendo l’intervento della Commissione Europea affinché verifichi l’osservanza da parte della Regione Lombardia delle normative europee sui rifiuti.
Tra ottobre e novembre 2011 siamo andati nelle piazze di Cappella Cantone, San Bassano, Soresina, Castelleone e Romanengo e la risposta dei cittadini è stata straordinaria.
Il 20 dicembre abbiamo consegnato questa petizione direttamente al Presidente della Commissione Petizioni, on Erminia Mazzoni.
E’ chiaro che per svolgere tutte le attività che vi abbiamo illustrato occorrono fondi. Per sostenerci economicamente abbiamo scritto un dossier su smaltimento e amianto
Se volete aiutarci concretamente a continuare la nostra attività aderite facendo una donazione con PayPal. Se una parte dei nostri simpatizzanti ci desse almeno 1 euro ci aiuterebbe a sostenerci. Un versamento minimo di 15 euro corrisponde all’adesione formale all’associazione e dà diritto all’invio della tessera e del dossier. Si possono anche fare donazioni tramite conto corrente postale.
Cittadini contro l'amianto
L’associazione “Cittadini contro l’amianto” della provincia di Cremona opera dal 2008, quando si è posta in evidenza drammatica l’intenzione di realizzare a Cappella Cantone (nell’ex Cava Retorto) una megadiscarica di amianto in un'area destinate ad uso agricolo, adiacente ad abitati urbani ed in prossimità di falde acquifere affioranti.
Abbiamo svolto un’attività capillare di informazione sul pericolo dell’amianto e sui metodi di smaltimento alternativi all’interramento dell’amianto con tutti gli strumenti di comunicazione possibili.
Abbiamo realizzato quattro convegni di studio: nel settembre 2008 a San Bassano, nel maggio 2009 a Soresina, nel settembre 2009 a San Daniele Po e nel novembre 2010 ancora a San Bassano.
Il 10 novembre 2009 abbiamo presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Cremona per sollecitare un indagine giudiziaria sull’imminente pericolo per l’incolumità pubblica e per disastro ambientale.
Abbiamo prodotto un giornalino stampato in migliaia di copie e diffuso capillarmente sul territorio attraverso presidi, assemblee e volantinaggi.
Il 21 marzo 2009 abbiamo organizzato una manifestazione contro la discarica che è partita da Corte Madama, la frazione più vicina al sito dove vorrebbero realizzare la discarica, e percorrendo la statale Paullese è arrivata fino all’ex cava Retorto.
Il 17 settembre 2011 abbiamo invitato i comitati NO TAV della Valsusa a parlare della loro lotta
Abbiamo realizzato un blog che è uno strumento essenziale per condividere notizie e fornire supporto. E’ diventato anche con il tempo un punto di riferimento per altre realtà italiane che stanno affrontando lo stesso tipo di problema. Si è creata in questo modo una rete tra i vari comitati contro le discariche di amianto affinché il problema dello smaltimento non corretto dell’amianto assuma una valenza nazionale e non sia visto solo come il problema locale di una comunità che ha la sindrome di Nimby (not in my back yard – non nel mio giardino).
Per costruire questa rete abbiamo partecipato in questi anni a numerosi convegni a Broni (PV), Verona, Treviglio (BG), Torino, Ortona (CH). Abbiamo partecipato anche al Convegno mondiale sull’amianto a Taormina.
Numerosi sono gli articoli apparsi su di noi sulla carta stampata locale e nazionale, oltre ad interviste alle radio e siti internet nonché servizi sulla RAI e sulle emittenti locali.
Abbiamo un profilo su Facebook che in poco tempo ha raggiunto i 5000 contatti ed una pagina pubblica.
La nostra ultima iniziativa è stata quella di raccogliere le firme dei cittadini per presentare una petizione al Parlamento Europeo chiedendo l’intervento della Commissione Europea affinché verifichi l’osservanza da parte della Regione Lombardia delle normative europee sui rifiuti.
Tra ottobre e novembre 2011 siamo andati nelle piazze di Cappella Cantone, San Bassano, Soresina, Castelleone e Romanengo e la risposta dei cittadini è stata straordinaria.
Il 20 dicembre abbiamo consegnato questa petizione direttamente al Presidente della Commissione Petizioni, on Erminia Mazzoni.
E’ chiaro che per svolgere tutte le attività che vi abbiamo illustrato occorrono fondi. Per sostenerci economicamente abbiamo scritto un dossier su smaltimento e amianto
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martedì 17 gennaio 2012
mandato di cattura per Ponzoni (PdL). Dopo Nicoli Cristiani un altro uomo di Formigoni indagato per gravi reati. Formigoni deve andarsene o essere cacciato. Vuole uscire dal Pirellone spontaneamente o in seguito ad un mandato di arresto?Ponzoni, Nicoli Cristiani...chi sarà il prossimo?
Vediamo di ripercorrere le vicende di Massimo Ponzoni, da emerito sconosciuto a signore delle preferenze in Lombardia. Massimo Ponzoni (PdL), che è perseguito da un mandato di arresto, fa politica a Desio e la Brianza fin da quando aveva 18 anni e fonda uno dei primi club di Forza Italia. Subito eletto in consiglio comunale, a 27 anni passa, con oltre 8 mila preferenze, al consiglio regionale. Nel 2006 Formigoni lo fa assessore alla protezione civile e poi all'ambiente, il 25 luglio 2008, al posto di Marco Pagnoncelli, dimissionario a seguito dello "scandalo del piano cave di Bergamo" (vedi il nostro dossier su Locatelli, che era il principale beneficiario di questo piano cave ).
Nel 2009 il neo assessore all'ambiente Ponzoni viene obbligato dal TAR ad abbattere due villette abusive, perché costruite su un terreno agricolo non edificabile a Cesano Maderno: la prima villetta è intestata alla moglie Anna Maria Cocozza, la seconda al cognato e alla suocera.
Ponzoni è ricandidato e rieletto nelle regionali del 2010 (oltre 11mila preferenze) e subito dopo viene raggiunto da un avviso di garanzia per bancarotta fraudolenta per il crac di una sua azienda, l'immobiliare Pellicano, cioè la stessa inchiesta che ha portato la Procura di Monza ad emettere oggi mandato di arresto. Questo caso compromette la sua riconferma ad assessore e difatti viene posto nell'ufficio di presidenza del consiglio regionale, dove comunque percepisce indennizzi maggiori che da semplice consigliere regionale. Ma non c'è solo l'indagine per bancarotta. Secondo quanto risulta sia a noi sia al Il Fatto Quotidiano, Ponzoni ha suscitato l'attenzione degli inquirenti, anche per i suoi rapporti con alcuni referenti del potente clan n'dranghetista degli Iamonte-Moscato, calabresi da anni impiantati al nord nella zona di Desio.
Nei verbali dell’inchiesta “Star Wars”, che porta all'arresto nell'agosto 2008 di Fortunato Stellitano, del clan Iamonte-Moscato, con l’accusa di traffico illegale di rifiuti speciali e tossici perché sversava, e poi occultava, nelle cave della Brianza veleni come piombo, cromo ecc... (proprio le stesse modalità di cui è accusato Locatelli e Compagnia) compare il nome “Massimo”. Stellitano è al telefono con Cannarozzo, altra famiglia legata ad un clan di Gela, e parlano del sequestro di un terreno a Desio. Cannarozzo dice “Hanno sequestrato il terreno e adesso vogliono fare la bonifica”. Stellitano lo tranquillizza: “Adesso noi la bonifica, per quello che abbiamo buttato, da martedì iniziamo a farla”. .. “Martedì vado a trovare Massimo e mi faccio fare lo svincolo, che è l’assessore all’ambiente, ed è a posto. Poi, se vogliono che bonifichiamo anche sotto, ancora meglio”. I tabulati registrano contatti tra Stellitano e il cellulare di Ponzoni. I due non solo si telefonavano, ma s’incontravano regolarmente. Nell’interrogatorio di garanzia davanti al gip di Monza Stellitano ha raccontato di alcuni incontri con l’assessore Massimo Ponzoni in un bar di Desio. Aggiungono gli investigatori : “In seguito alle telefonate con Domenico Cannarozzo, Fortunato Stellitano ha più volte tentato di contattare un personaggio di rilievo a livello regionale”.
L'indagine sull'immobiliare Il Pellicano coinvolge Massimo Buscemi, ex assessore molto vicino a Formigoni e nostra vecchia conoscenza visto che era l'assessore alla partita per le discariche nella precedente legislatura, e Giorgio Pozzi, entrambi soci di Ponzoni nell'immobiliare 'Il Pellicano'. E coinvolge anche l’ex assessore provinciale di Pavia Rosanna Gariboldi, moglie del parlamentare Pdl Giancarlo Abelli, ora consigliere regionale. Gariboldi ha patteggiato una pena di 2 anni per riciclaggio, dopo essere stata arrestata per lo scandalo delle bonifiche di Giuseppe Grossi. E il cerchio si chiude. Nell'immobiliare 'Il Pellicano' Ponzoni aveva come soci, oltre Buscemi e Pozzi, anche la Gariboldi. Nel luglio 2009 i tre soci escono dalla società. Nel gennaio 2010, il fallimento. Dalle casse della società scompaiono 200 mila euro. Accusato di averli fatti sparire, emettendo fatture false, è Ponzoni, aiutato dalla sua ex moglie, dal cognato Argentino Cocozza e dal commercialista Sergio Pennati. C’era una banca pronta (prima che arrivassero i magistrati) a salvare la Pellicano dal fallimento: il Credito bergamasco, Istituto che aveva nel consiglio d’amministrazione Giuseppe Grossi, il “re delle bonifiche”.
Ricordiamo ancora una volta: Ponzoni, Pagnoncelli, Pozzi, Buscemi (tutti uomini legati a Formigoni) sono stati tutti rieletti alle ultime elezioni regionali del 2010.
Alla luce di questi fatti dobbiamo dedurre che nel consiglio regionale della Lombardia c'è un settore che è una vera e propria associazione a delinquere di stampo n'dranghetista e mafioso. Come avevamo preannunciato nel nostro ultimo comunicato stampa, gli sviluppi clamorosi delle tre inchieste in corso in Lombardia si stanno verificando. Infatti il mandato di arresto contro Ponzoni conferma quanto avevamo scritto nel nostro dossier quasi due anni orsono e presentato alla Magistratura. In Lombardia sono in corso tre inchieste importanti: una su traffico di rifiuti illeciti, una su n'drangheta e corruzione e l'altra su bancarotta e illeciti finanziari di varia natura.
Queste tre indagini hanno oggettivamente profondi legami tra loro (discariche, corruzione ecc...), i politici coinvolti ricoprivano, quasi sempre, in tempi diversi gli stessi ruoli, la n'drangheta aleggia su ogni operazione come risulta dai verbali degli inquirenti. In tutto questo l'impresa Locatelli è quasi sempre presente coi i suoi affari e malaffari. Una liaision azzurra (legame azzurro) unifica tutto questo: i politici indagati sono tutti uomini strettamente legati a Formigoni. E' per questo che noi, e ci auguriamo che i partiti dell'opposizione facciano altrettanto, chiediamo le dimissioni di questo signore il quale non poteva non sapere, e se non sapeva era ed è inadeguato a rimanere al suo posto.
...Alle prossime puntate. Chi sarà il prossimo inquisito?
Mariella Megna
Giorgio Riboldi
Cittadini contro l'amianto
Cremona, 17 gennaio 2011
Se volete aiutarci concretamente a continuare la nostra attività potete versare i vostri contributi con PayPal. Un versamento minimo di 15 euro corrisponde all’adesione formale all’associazione e dà diritto all’invio della tessera e del dossier che abbiamo scritto su amianto e smaltimento. Se volete solo il dossier potete fare una donazione con PayPal (minimo 7 euro) e lo invieremo ad un recapito postale che ci indicherete.
Nel 2009 il neo assessore all'ambiente Ponzoni viene obbligato dal TAR ad abbattere due villette abusive, perché costruite su un terreno agricolo non edificabile a Cesano Maderno: la prima villetta è intestata alla moglie Anna Maria Cocozza, la seconda al cognato e alla suocera.
Ponzoni è ricandidato e rieletto nelle regionali del 2010 (oltre 11mila preferenze) e subito dopo viene raggiunto da un avviso di garanzia per bancarotta fraudolenta per il crac di una sua azienda, l'immobiliare Pellicano, cioè la stessa inchiesta che ha portato la Procura di Monza ad emettere oggi mandato di arresto. Questo caso compromette la sua riconferma ad assessore e difatti viene posto nell'ufficio di presidenza del consiglio regionale, dove comunque percepisce indennizzi maggiori che da semplice consigliere regionale. Ma non c'è solo l'indagine per bancarotta. Secondo quanto risulta sia a noi sia al Il Fatto Quotidiano, Ponzoni ha suscitato l'attenzione degli inquirenti, anche per i suoi rapporti con alcuni referenti del potente clan n'dranghetista degli Iamonte-Moscato, calabresi da anni impiantati al nord nella zona di Desio.
Nei verbali dell’inchiesta “Star Wars”, che porta all'arresto nell'agosto 2008 di Fortunato Stellitano, del clan Iamonte-Moscato, con l’accusa di traffico illegale di rifiuti speciali e tossici perché sversava, e poi occultava, nelle cave della Brianza veleni come piombo, cromo ecc... (proprio le stesse modalità di cui è accusato Locatelli e Compagnia) compare il nome “Massimo”. Stellitano è al telefono con Cannarozzo, altra famiglia legata ad un clan di Gela, e parlano del sequestro di un terreno a Desio. Cannarozzo dice “Hanno sequestrato il terreno e adesso vogliono fare la bonifica”. Stellitano lo tranquillizza: “Adesso noi la bonifica, per quello che abbiamo buttato, da martedì iniziamo a farla”. .. “Martedì vado a trovare Massimo e mi faccio fare lo svincolo, che è l’assessore all’ambiente, ed è a posto. Poi, se vogliono che bonifichiamo anche sotto, ancora meglio”. I tabulati registrano contatti tra Stellitano e il cellulare di Ponzoni. I due non solo si telefonavano, ma s’incontravano regolarmente. Nell’interrogatorio di garanzia davanti al gip di Monza Stellitano ha raccontato di alcuni incontri con l’assessore Massimo Ponzoni in un bar di Desio. Aggiungono gli investigatori : “In seguito alle telefonate con Domenico Cannarozzo, Fortunato Stellitano ha più volte tentato di contattare un personaggio di rilievo a livello regionale”.
L'indagine sull'immobiliare Il Pellicano coinvolge Massimo Buscemi, ex assessore molto vicino a Formigoni e nostra vecchia conoscenza visto che era l'assessore alla partita per le discariche nella precedente legislatura, e Giorgio Pozzi, entrambi soci di Ponzoni nell'immobiliare 'Il Pellicano'. E coinvolge anche l’ex assessore provinciale di Pavia Rosanna Gariboldi, moglie del parlamentare Pdl Giancarlo Abelli, ora consigliere regionale. Gariboldi ha patteggiato una pena di 2 anni per riciclaggio, dopo essere stata arrestata per lo scandalo delle bonifiche di Giuseppe Grossi. E il cerchio si chiude. Nell'immobiliare 'Il Pellicano' Ponzoni aveva come soci, oltre Buscemi e Pozzi, anche la Gariboldi. Nel luglio 2009 i tre soci escono dalla società. Nel gennaio 2010, il fallimento. Dalle casse della società scompaiono 200 mila euro. Accusato di averli fatti sparire, emettendo fatture false, è Ponzoni, aiutato dalla sua ex moglie, dal cognato Argentino Cocozza e dal commercialista Sergio Pennati. C’era una banca pronta (prima che arrivassero i magistrati) a salvare la Pellicano dal fallimento: il Credito bergamasco, Istituto che aveva nel consiglio d’amministrazione Giuseppe Grossi, il “re delle bonifiche”.
Ricordiamo ancora una volta: Ponzoni, Pagnoncelli, Pozzi, Buscemi (tutti uomini legati a Formigoni) sono stati tutti rieletti alle ultime elezioni regionali del 2010.
Alla luce di questi fatti dobbiamo dedurre che nel consiglio regionale della Lombardia c'è un settore che è una vera e propria associazione a delinquere di stampo n'dranghetista e mafioso. Come avevamo preannunciato nel nostro ultimo comunicato stampa, gli sviluppi clamorosi delle tre inchieste in corso in Lombardia si stanno verificando. Infatti il mandato di arresto contro Ponzoni conferma quanto avevamo scritto nel nostro dossier quasi due anni orsono e presentato alla Magistratura. In Lombardia sono in corso tre inchieste importanti: una su traffico di rifiuti illeciti, una su n'drangheta e corruzione e l'altra su bancarotta e illeciti finanziari di varia natura.
Queste tre indagini hanno oggettivamente profondi legami tra loro (discariche, corruzione ecc...), i politici coinvolti ricoprivano, quasi sempre, in tempi diversi gli stessi ruoli, la n'drangheta aleggia su ogni operazione come risulta dai verbali degli inquirenti. In tutto questo l'impresa Locatelli è quasi sempre presente coi i suoi affari e malaffari. Una liaision azzurra (legame azzurro) unifica tutto questo: i politici indagati sono tutti uomini strettamente legati a Formigoni. E' per questo che noi, e ci auguriamo che i partiti dell'opposizione facciano altrettanto, chiediamo le dimissioni di questo signore il quale non poteva non sapere, e se non sapeva era ed è inadeguato a rimanere al suo posto.
...Alle prossime puntate. Chi sarà il prossimo inquisito?
Mariella Megna
Giorgio Riboldi
Cittadini contro l'amianto
Cremona, 17 gennaio 2011
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lunedì 16 gennaio 2012
arrestato Ponzoni ex assessore all'ambiente della giunta Formigoni
Tutti gli uomini del presidente ... Formigoni.. chi sarà il prossimo?
Massimo Ponzoni (PdL) é nominato da Formigoni assessore all'ambiente il 25 luglio 2008 al posto di Marco Pagnoncelli, dimissionario a seguito dello "scandalo del piano cave di Bergamo" (vedi il nostro dossier su Locatelli). Appena ricandidato e rieletto nelle regionali del 2010 viene messo sotto inchiesta per bancarotta fraudolenta per l'immobiliare 'Il Pellicano', la stessa inchiesta che ha portato la Procura di Monza ad emettere oggi mandato di arresto.
Che cosa hanno da dire Massimo Buscemi, ex assessore molto vicino a Formigoni e nostra vecchia conoscenza visto che era l'assessore alla partita per le discariche nella precedente legislatura, e Giorgio Pozzi, entrambi soci di Ponzoni nell'immobiliare 'Il Pellicano'.
Nota bene: Ponzoni, Pagnoncelli, Pozzi, Buscemi (tutti uomini legati a Formigoni) sono stati tutti rieletti alle ultime elezioni regionali del 2010. Domani con un comunicato stampa approfondito chiariremo meglio ruoli e funzioni di questi personaggi.
Chi sarà il prossimo?....
Cittadini contro l'amianto
p.s. notizie su Ponzoni e altri personaggi sono contenute nel nostro dossier. Richiedilo a nodiscaricadiamianto@yahoo.it
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Massimo Ponzoni (PdL) é nominato da Formigoni assessore all'ambiente il 25 luglio 2008 al posto di Marco Pagnoncelli, dimissionario a seguito dello "scandalo del piano cave di Bergamo" (vedi il nostro dossier su Locatelli). Appena ricandidato e rieletto nelle regionali del 2010 viene messo sotto inchiesta per bancarotta fraudolenta per l'immobiliare 'Il Pellicano', la stessa inchiesta che ha portato la Procura di Monza ad emettere oggi mandato di arresto.
Che cosa hanno da dire Massimo Buscemi, ex assessore molto vicino a Formigoni e nostra vecchia conoscenza visto che era l'assessore alla partita per le discariche nella precedente legislatura, e Giorgio Pozzi, entrambi soci di Ponzoni nell'immobiliare 'Il Pellicano'.
Nota bene: Ponzoni, Pagnoncelli, Pozzi, Buscemi (tutti uomini legati a Formigoni) sono stati tutti rieletti alle ultime elezioni regionali del 2010. Domani con un comunicato stampa approfondito chiariremo meglio ruoli e funzioni di questi personaggi.
Chi sarà il prossimo?....
Cittadini contro l'amianto
p.s. notizie su Ponzoni e altri personaggi sono contenute nel nostro dossier. Richiedilo a nodiscaricadiamianto@yahoo.it
Se volete aiutarci concretamente a continuare la nostra attività potete versare i vostri contributi con PayPal. Un versamento minimo di 15 euro corrisponde all’adesione formale all’associazione e dà diritto all’invio della tessera e del dossier che abbiamo scritto su amianto e smaltimento. Se volete solo il dossier potete fare una donazione con PayPal (minimo 7 euro) e lo invieremo ad un recapito postale che ci indicherete.
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giovedì 12 gennaio 2012
la vicenda di Cappella Cantone ad Ambiente Italia
Nella trasmissione AmbienteItalia di Rai 3, andata in onda il 24.12.2011 dalle 13.00 alle 14.00, ci si è occupati della vicenda di Cappella Cantone con una lunga intervista a G.Riboldi (dal minuto 35). La giornalista ha poi chiesto un commento all'assessore Belotti, il quale ha tra l'altro dichiarato che “ la discarica è un concetto vecchio...” e che il futuro per lo smaltimento dell'amianto saranno gli impianti di inertizzazione a gestione pubblica. Allora questa affermazione ci fa chiedere, ancora una volta, alla giunta Formigoni la moratoria di tutti i progetti di discarica in itinere o già autorizzati, perché pericolosi per la salute e per l'ambiente!!
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-d725d2a1-613a-47b1-84be-e80cd5a41fd9.html#p=0
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http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-d725d2a1-613a-47b1-84be-e80cd5a41fd9.html#p=0
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cappella cantone,
rai3
pietra tombale sulla discarica di Cappella Cantone. In attesa di nuovi clamorosi sviluppi, rinnoviamo le cinque domande a Formigoni ed elenchiamo altri fatti che si aggiungono all'intreccio tra malaffare e politica
Un'altra pietra tombale è stata posta sulla discarica di Cappella Cantone. Si tratta della decisione presa in data 30 dicembre 2011 dall'assemblea straordinaria dei soci della Locatelli di mettere in liquidazione le quattro società del gruppo (Locatelli geom. Gabriele spa, Locatelli Lavori, Locatelli Trasporti, Locatelli Asfalti).
Questa decisione è stata assunta in seguito al congelamento dei conti di queste società da parte delle banche e a seguito del blocco dei contratti con il 'consorzio Bbm' che si occupa della costruzione dell'autostrada Brebemi. Non potendo garantire la prosecuzione dell'attività, i soci hanno effettuato questa scelta. A questo punto si rende sempre più probabile la possibilità della confisca dell'ex cava Retorto, se non altro per garantire i creditori, in primo luogo gli operai messi in cassa integrazione straordinaria.
Si deve aggiungere che di fronte a queste evidenze il TAR di Brescia ha assunto ancora una volta una soluzione 'pilatesca', rinviando qualsiasi decisione formale alla conclusione dell'attività inquirente dei Magistrati. Comunque è un risultato che va nel senso di non autorizzare il sito dell'ex cava Retorto come idoneo ad accogliere una discarica di amianto e non solo, visto quanto Locatelli e altre ditte vomitavano nelle discariche e nei manti stradali.
Altro elemento che va precisato, alla luce dei nuovi dati che emergono dalla Magistratura,è il seguente: la posizione di Nicoli Cristiani si va aggravando, perché oltre ad avere intascato presumibilmente la mazzetta da Locatelli attraverso l'intermediazione materiale di Rotondaro, dirigente ARPA Regione Lombardia (di cui vi è documentazione filmata), si ipotizza che i soldi trovati a casa di Nicoli Cristiani provenissero da altra fonte. Quale? A questa domanda tra qualche giorno saremo in grado di rispondere.
Questo nuovo dato spiega probabilmente il perché Locatelli, Nicoli e Rotondaro continuano a rimanere in carcere, visto anche l'estendersi dell'inchiesta e l'intreccio sempre più vasto ed evidente tra malaffare e politica.
A questo punto diventano ancora più attuali le cinque domande a cui non è ancora stata data risposta e che riproponiamo:
1) COME POTEVA Nicoli Cristiani, vice presidente del Consiglio regionale, che non fa parte della giunta e quindi non titolato a prendere alcuna decisione, a garantire con certezza che alcuni atti autorizzativi sarebbero stati comunque approvati negli uffici e ambiti competenti? Chi copriva e garantiva Nicoli Cristiani in giunta? Quale era, o meglio, chi era il trait-d’union ?
2) COME MAI FORMIGONI e la sua giunta hanno approvato a più riprese delibere tendenti a rendere possibile la realizzazione della discarica, rimuovendo alcuni ostacoli legali, come quello che prevedeva una distanza minima di 5 km tra una discarica e l’altra o i vincoli del piano cave? Ricordiamo che la normativa, in vigore precedentemente, avrebbe impedito che partissero addirittura i primi atti autorizzativi.
3) PERCHE’ MARCELLO RAIMONDI ( assessore regionale all’ambiente ) fu “contattato” da Luigi Brambilla, consulente aziendale della ditta Locatelli, affinché si attivasse al fine di accelerare l’iter della discarica di Cappella Cantone pur non essendo il suo assessorato direttamente competente per la materia? L’interessamento di Raimondi, che emerge dai verbali della Magistratura, avviene attraverso “interventi” su alcuni dirigenti e funzionari del suo assessorato e tramite una lettera inviata a Tadi, sindaco di Cappella Cantone e al vice-sindaco dello stesso paese che è il vero uomo forte e decisivo del consiglio comunale.
4) PERCHE’ IL SINDACO TADI, secondo un’intercettazione, dice a un dipendente della Locatelli in merito “all’operazione lettera” : “… Fai il furbo e a me i furbi non piacciono …” che significato ha questa frase? Che ruolo gioca in questa vicenda il vice sindaco Chiozzi? Peché Tadi non ha ancora revocato la convenzione con Cavenord, che prevedeva, fra l’altro, il versamento al Comune di Cappella Cantone di alcuni milioni di euro quale compensazione per la realizzazione della discarica?
5) PERCHÉ IL SIGNOR BRAMBILLA, consulente aziendale della Locatelli, dichiara testualmente. “… io faccio il mio su Rossoni …” e aggiunge “… nell’operazione che montiamo su Mantova è coinvolto anche lui, eh …” Rossoni deve dare spiegazioni sul perché viene citato da questi personaggi, o vuole continuare nel suo silenzio sospetto e ambiguo?
Che ci fosse un intreccio pericoloso, esteso e ramificato in Lombardia tra malaffare e politica noi lo sosteniamo fin dall'inizio della vicenda della discarica di Cappella Cantone, e l'abbiamo concretizzato con un esposto alla Magistratura. Oltre a voler autorizzare a tutti i costi discariche di amianto in luoghi non idonei (Brescia e provincia, Ferrera Erbognone (Pavia), Cava Manara (Pavia) ecc...) ci sono state speculazioni illegittime fatte da privati e coperte dalla politica: si vogliono nascondere progetti di discarica dietro i progetti di cava, come dimostrano i seguenti fatti che elenchiamo e che sono in stretta connessione con la vicenda specifica di corruzione legati alla discarica di Cappella Cantone:
A. Telgate è un comune in provincia di Bergamo guidato dal giugno 2009 da una giunta monocolore della Lega Nord. Bartolomeo Beniamino Gregori, assessore all'urbanistica, ora destituito, è anche responsabile della logistica della Locatelli, gestisce in pratica gli autisti, ed è stato arrestato insieme ad altri collaboratori di Locatelli con l'accusa di smaltimento illecito di rifiuti sotto la Brebemi. Alcune intercettazioni degli inquirenti sono sconcertanti. “Vai lì e prendi paura – dice Gregori mentre parla al telefono con Giovanbattista Pagani, di Pontoglio, stretto collaboratore di Locatelli e ai domiciliari con Gregori. Si riferisce ai rifiuti che i suoi mezzi hanno portato sotto l'autostrada nei cantieri di Fara Olivana e Cassano d'Adda. Gregori parla anche con Walter Rocca, di Bolgare, anch'egli arrestato, responsabile della discarica Biancinella di Calcinate di proprietà di Locatelli: “Il materiale loro lo vogliono pulito, così com'è adesso. Mi hanno fatto il culo...”. Sempre in questo passaggio Gregori parla di un cumulo civetta che sia pulito per i controlli “...Lunedì deve arrivare migliore perché devono coprire quello che abbiamo fatto.”. Nell'ordinanza del gip si legge anche che i camion della Locatelli entravano nella discarica Biancinella, dove avrebbero dovuto trattare i rifiuti nocivi, ma in realtà effettuavano una sosta di pochi minuti e ripartivano per portare lo stesso carico nei cantieri della Brebemi.
Telgate è protagonista di un'altra discutibile e preoccupante vicenda.
Azienda Verde srl, che appartiene a Bergamo Pulita (a sua volta di proprietà per metà di Ecodeco srl – su cui torneremo in un prossimo comunicato - e per l'altra metà di Montello spa e in passato partecipata sia di Locatelli che di Marco Pagnoncelli ex assessore regionale ora consigliere regionale con delega agli Enti Locali) vuole realizzare a Telgate una cava-discarica di inerti , la famosa Ateg39. E' un progetto di cava, inserito nel piano cave della provincia di Bergamo, ma anche un progetto di discarica di rifiuti al vaglio della Regione Lombardia. In questo caso la spregiudicatezza dei cavatori è sbalorditiva: non aspettano neanche di finire di cavare per trarre profitto doppio, si portano già avanti, chiedendo contestualmente al progetto di gestione produttiva il recupero delle aree mediante attivazione di impianto di discarica!
Per gli uffici della Regione Lombardia niente da eccepire per ora, nonostante che il piano cave a cui fa riferimento la domanda di Azienda Verde è stato annullato dal TAR (vedi il nostro dossier su Locatelli).
B. Sempre da intercettazioni telefoniche ed ambientali degli inquirenti risulta che Nicoli Cristiani, accompagnato da Mauro Papa che è amministratore della Ecoeternit di Montichiari, si sia incontrato con Locatelli e il suo amico Bracci al ristorante Lorenzaccio di Brescia .
Nicoli parla anche di Faustini. Quando Nicoli e Papa se ne vanno, Locatelli continua a parlare di Nicoli “lui non è più assessore eh...lì ha tutti sotto li ha fatti crescere tutti lui...”
E Bracci risponde: “sì, ma questo … allora parte tra poco diciamo (riferito alla discarica di Papa)”.
La Ecoeternit è intestataria di autorizzazione per una discarica di rifiuti con tre lotti dedicati ai rifiuti di amianto a Montichiari (Brescia)... una pratica che si è sbloccata da poco, dopo che per anni l'area è stata sotto sequestro perché si smaltivano illecitamente rifiuti inerti prima di avere l'autorizzazione.
Il gruppo Faustini è intestatario tramite la Profacta spa dell'autorizzazione di discarica di amianto a Brescia, località San Polo. Un progetto pericoloso e devastante (vedi il nostro dossier).
Questo gruppo tramite Padana Green srl ( il suo amministratore Gabriele Baruzzi è procuratore speciale sia del gruppo Faustini che della Profacta) ha avanzato richiesta di discarica di rifiuti di amianto pericolosi a Montichiari.
C. Risulterebbe che tra Pagnoncelli e Oldrati, il consulente ambientale di Locatelli titolare di Terreverde srl agli arresti domiciliari, esista o sia esistita in passato una fattiva collaborazione nella stesura degli studi elaborati da Terraverde e siglati da Oldrati. Questo è l'interrogativo che è stato posto a Formigoni dal consigliere regionale dell'IdV Gabriele Sola e noi lo aggiungiamo alle nostre cinque domande a Formigoni.
D. Sempre dalle intercettazioni degli inquirenti risulta che Oldrati, vedi sopra, confida molto su una persona che “si fa dare la roba da Angelo Elefanti e da Franco Picco, poi me la dà, io gliela commento, gli porta i miei commenti e loro gliele aggiustano.”
Angelo Elefanti è un dirigente in ruolo della Regione Lombardia del settore Ambiente, a cui fa capo il rilascio della Valutazione di Impatto Ambientale; Franco Picco ha un contratto esterno ed è da maggio 2010 il direttore generale dello stesso settore.
E. Locatelli è un associato storico della Compagnia delle Opere. Su un quotidiano nazionale dei primi di dicembre 2011 si legge una dichiarazione sconcertante del presidente della CdO di Bergamo, Rossano Breno a proposito del suo incontro con Locatelli in cui quest'ultimo chiedeva “ accesso a nuove risorse finanziarie. Soldi e spintarelle” : “ ..abbiamo due grandi compiti non lasciare soli i nostri soci, soprattutto nei momenti di crisi e generare grandi storie di solidarietà e carità...Attraverso le opere delle imprese garantiamo bene per tutti. In questo contesto sta il nostro rapporto con la ditta Locatelli che non solo confermiamo, ma che giudichiamo positivo. In questi anni abbiamo avuto un rapporto positivo sia con l'impresa che con l'imprenditore.”
Il Gruppo Locatelli è proprio “una bella impresa”, infatti i suoi mezzi di trasporto sono stati ripresi insieme a quelli della Serenissima Costruzione (presieduta dal leghista Attilio Scneck) a scaricare di notte ondate di materiale tossico di fonderia sotto le carreggiate del cantiere della Valdastico a sud di Vicenza, che collegherà Vicenza e Rovigo. La situazione è ora al vaglio della direzione distrettuale antimafia di Venezia.
Che i cantieri delle autostrade possano essere usati come discariche abusive è un'”opportunità” che le mafie di varia natura conoscono già da anni, ma in Lombardia gli amministratori regionali sostengono che non c'è pericolo di infiltrazione, perché i controlli sarebbero rigorosi!
Un'ultima notazione: nella trasmissione AmbienteItalia di Rai 3, andata in onda il 24.12.2011 dalle 13.00 alle 14.00, ci si è occupati della vicenda di Cappella Cantone con una lunga intervista a G.Riboldi. La giornalista ha poi chiesto un commento all'assessore Belotti, il quale ha tra l'altro dichiarato che “ la discarica è un concetto vecchio...” e che il futuro per lo smaltimento dell'amianto saranno gli impianti di inertizzazione a gestione pubblica. Allora questa affermazione ci fa chiedere, ancora una volta, alla giunta Formigoni la moratoria di tutti i progetti di discarica in itinere o già autorizzati, perché pericolosi per la salute e per l'ambiente.
(vedi la registrazione dal minuto 35 http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-d725d2a1-613a-47b1-84be-e80cd5a41fd9.html#p=0)
Cittadini contro l'amianto
Cremona, 12 gennaio 2011
Se volete aiutarci concretamente a continuare la nostra attività potete versare i vostri contributi con PayPal. Un versamento minimo di 15 euro corrisponde all’adesione formale all’associazione e dà diritto all’invio della tessera e del dossier che abbiamo scritto su amianto e smaltimento. Se volete solo il dossier potete fare una donazione con PayPal (minimo 7 euro) e lo invieremo ad un recapito postale che ci indicherete.
Questa decisione è stata assunta in seguito al congelamento dei conti di queste società da parte delle banche e a seguito del blocco dei contratti con il 'consorzio Bbm' che si occupa della costruzione dell'autostrada Brebemi. Non potendo garantire la prosecuzione dell'attività, i soci hanno effettuato questa scelta. A questo punto si rende sempre più probabile la possibilità della confisca dell'ex cava Retorto, se non altro per garantire i creditori, in primo luogo gli operai messi in cassa integrazione straordinaria.
Si deve aggiungere che di fronte a queste evidenze il TAR di Brescia ha assunto ancora una volta una soluzione 'pilatesca', rinviando qualsiasi decisione formale alla conclusione dell'attività inquirente dei Magistrati. Comunque è un risultato che va nel senso di non autorizzare il sito dell'ex cava Retorto come idoneo ad accogliere una discarica di amianto e non solo, visto quanto Locatelli e altre ditte vomitavano nelle discariche e nei manti stradali.
Altro elemento che va precisato, alla luce dei nuovi dati che emergono dalla Magistratura,è il seguente: la posizione di Nicoli Cristiani si va aggravando, perché oltre ad avere intascato presumibilmente la mazzetta da Locatelli attraverso l'intermediazione materiale di Rotondaro, dirigente ARPA Regione Lombardia (di cui vi è documentazione filmata), si ipotizza che i soldi trovati a casa di Nicoli Cristiani provenissero da altra fonte. Quale? A questa domanda tra qualche giorno saremo in grado di rispondere.
Questo nuovo dato spiega probabilmente il perché Locatelli, Nicoli e Rotondaro continuano a rimanere in carcere, visto anche l'estendersi dell'inchiesta e l'intreccio sempre più vasto ed evidente tra malaffare e politica.
A questo punto diventano ancora più attuali le cinque domande a cui non è ancora stata data risposta e che riproponiamo:
1) COME POTEVA Nicoli Cristiani, vice presidente del Consiglio regionale, che non fa parte della giunta e quindi non titolato a prendere alcuna decisione, a garantire con certezza che alcuni atti autorizzativi sarebbero stati comunque approvati negli uffici e ambiti competenti? Chi copriva e garantiva Nicoli Cristiani in giunta? Quale era, o meglio, chi era il trait-d’union ?
2) COME MAI FORMIGONI e la sua giunta hanno approvato a più riprese delibere tendenti a rendere possibile la realizzazione della discarica, rimuovendo alcuni ostacoli legali, come quello che prevedeva una distanza minima di 5 km tra una discarica e l’altra o i vincoli del piano cave? Ricordiamo che la normativa, in vigore precedentemente, avrebbe impedito che partissero addirittura i primi atti autorizzativi.
3) PERCHE’ MARCELLO RAIMONDI ( assessore regionale all’ambiente ) fu “contattato” da Luigi Brambilla, consulente aziendale della ditta Locatelli, affinché si attivasse al fine di accelerare l’iter della discarica di Cappella Cantone pur non essendo il suo assessorato direttamente competente per la materia? L’interessamento di Raimondi, che emerge dai verbali della Magistratura, avviene attraverso “interventi” su alcuni dirigenti e funzionari del suo assessorato e tramite una lettera inviata a Tadi, sindaco di Cappella Cantone e al vice-sindaco dello stesso paese che è il vero uomo forte e decisivo del consiglio comunale.
4) PERCHE’ IL SINDACO TADI, secondo un’intercettazione, dice a un dipendente della Locatelli in merito “all’operazione lettera” : “… Fai il furbo e a me i furbi non piacciono …” che significato ha questa frase? Che ruolo gioca in questa vicenda il vice sindaco Chiozzi? Peché Tadi non ha ancora revocato la convenzione con Cavenord, che prevedeva, fra l’altro, il versamento al Comune di Cappella Cantone di alcuni milioni di euro quale compensazione per la realizzazione della discarica?
5) PERCHÉ IL SIGNOR BRAMBILLA, consulente aziendale della Locatelli, dichiara testualmente. “… io faccio il mio su Rossoni …” e aggiunge “… nell’operazione che montiamo su Mantova è coinvolto anche lui, eh …” Rossoni deve dare spiegazioni sul perché viene citato da questi personaggi, o vuole continuare nel suo silenzio sospetto e ambiguo?
Che ci fosse un intreccio pericoloso, esteso e ramificato in Lombardia tra malaffare e politica noi lo sosteniamo fin dall'inizio della vicenda della discarica di Cappella Cantone, e l'abbiamo concretizzato con un esposto alla Magistratura. Oltre a voler autorizzare a tutti i costi discariche di amianto in luoghi non idonei (Brescia e provincia, Ferrera Erbognone (Pavia), Cava Manara (Pavia) ecc...) ci sono state speculazioni illegittime fatte da privati e coperte dalla politica: si vogliono nascondere progetti di discarica dietro i progetti di cava, come dimostrano i seguenti fatti che elenchiamo e che sono in stretta connessione con la vicenda specifica di corruzione legati alla discarica di Cappella Cantone:
A. Telgate è un comune in provincia di Bergamo guidato dal giugno 2009 da una giunta monocolore della Lega Nord. Bartolomeo Beniamino Gregori, assessore all'urbanistica, ora destituito, è anche responsabile della logistica della Locatelli, gestisce in pratica gli autisti, ed è stato arrestato insieme ad altri collaboratori di Locatelli con l'accusa di smaltimento illecito di rifiuti sotto la Brebemi. Alcune intercettazioni degli inquirenti sono sconcertanti. “Vai lì e prendi paura – dice Gregori mentre parla al telefono con Giovanbattista Pagani, di Pontoglio, stretto collaboratore di Locatelli e ai domiciliari con Gregori. Si riferisce ai rifiuti che i suoi mezzi hanno portato sotto l'autostrada nei cantieri di Fara Olivana e Cassano d'Adda. Gregori parla anche con Walter Rocca, di Bolgare, anch'egli arrestato, responsabile della discarica Biancinella di Calcinate di proprietà di Locatelli: “Il materiale loro lo vogliono pulito, così com'è adesso. Mi hanno fatto il culo...”. Sempre in questo passaggio Gregori parla di un cumulo civetta che sia pulito per i controlli “...Lunedì deve arrivare migliore perché devono coprire quello che abbiamo fatto.”. Nell'ordinanza del gip si legge anche che i camion della Locatelli entravano nella discarica Biancinella, dove avrebbero dovuto trattare i rifiuti nocivi, ma in realtà effettuavano una sosta di pochi minuti e ripartivano per portare lo stesso carico nei cantieri della Brebemi.
Telgate è protagonista di un'altra discutibile e preoccupante vicenda.
Azienda Verde srl, che appartiene a Bergamo Pulita (a sua volta di proprietà per metà di Ecodeco srl – su cui torneremo in un prossimo comunicato - e per l'altra metà di Montello spa e in passato partecipata sia di Locatelli che di Marco Pagnoncelli ex assessore regionale ora consigliere regionale con delega agli Enti Locali) vuole realizzare a Telgate una cava-discarica di inerti , la famosa Ateg39. E' un progetto di cava, inserito nel piano cave della provincia di Bergamo, ma anche un progetto di discarica di rifiuti al vaglio della Regione Lombardia. In questo caso la spregiudicatezza dei cavatori è sbalorditiva: non aspettano neanche di finire di cavare per trarre profitto doppio, si portano già avanti, chiedendo contestualmente al progetto di gestione produttiva il recupero delle aree mediante attivazione di impianto di discarica!
Per gli uffici della Regione Lombardia niente da eccepire per ora, nonostante che il piano cave a cui fa riferimento la domanda di Azienda Verde è stato annullato dal TAR (vedi il nostro dossier su Locatelli).
B. Sempre da intercettazioni telefoniche ed ambientali degli inquirenti risulta che Nicoli Cristiani, accompagnato da Mauro Papa che è amministratore della Ecoeternit di Montichiari, si sia incontrato con Locatelli e il suo amico Bracci al ristorante Lorenzaccio di Brescia .
Nicoli parla anche di Faustini. Quando Nicoli e Papa se ne vanno, Locatelli continua a parlare di Nicoli “lui non è più assessore eh...lì ha tutti sotto li ha fatti crescere tutti lui...”
E Bracci risponde: “sì, ma questo … allora parte tra poco diciamo (riferito alla discarica di Papa)”.
La Ecoeternit è intestataria di autorizzazione per una discarica di rifiuti con tre lotti dedicati ai rifiuti di amianto a Montichiari (Brescia)... una pratica che si è sbloccata da poco, dopo che per anni l'area è stata sotto sequestro perché si smaltivano illecitamente rifiuti inerti prima di avere l'autorizzazione.
Il gruppo Faustini è intestatario tramite la Profacta spa dell'autorizzazione di discarica di amianto a Brescia, località San Polo. Un progetto pericoloso e devastante (vedi il nostro dossier).
Questo gruppo tramite Padana Green srl ( il suo amministratore Gabriele Baruzzi è procuratore speciale sia del gruppo Faustini che della Profacta) ha avanzato richiesta di discarica di rifiuti di amianto pericolosi a Montichiari.
C. Risulterebbe che tra Pagnoncelli e Oldrati, il consulente ambientale di Locatelli titolare di Terreverde srl agli arresti domiciliari, esista o sia esistita in passato una fattiva collaborazione nella stesura degli studi elaborati da Terraverde e siglati da Oldrati. Questo è l'interrogativo che è stato posto a Formigoni dal consigliere regionale dell'IdV Gabriele Sola e noi lo aggiungiamo alle nostre cinque domande a Formigoni.
D. Sempre dalle intercettazioni degli inquirenti risulta che Oldrati, vedi sopra, confida molto su una persona che “si fa dare la roba da Angelo Elefanti e da Franco Picco, poi me la dà, io gliela commento, gli porta i miei commenti e loro gliele aggiustano.”
Angelo Elefanti è un dirigente in ruolo della Regione Lombardia del settore Ambiente, a cui fa capo il rilascio della Valutazione di Impatto Ambientale; Franco Picco ha un contratto esterno ed è da maggio 2010 il direttore generale dello stesso settore.
E. Locatelli è un associato storico della Compagnia delle Opere. Su un quotidiano nazionale dei primi di dicembre 2011 si legge una dichiarazione sconcertante del presidente della CdO di Bergamo, Rossano Breno a proposito del suo incontro con Locatelli in cui quest'ultimo chiedeva “ accesso a nuove risorse finanziarie. Soldi e spintarelle” : “ ..abbiamo due grandi compiti non lasciare soli i nostri soci, soprattutto nei momenti di crisi e generare grandi storie di solidarietà e carità...Attraverso le opere delle imprese garantiamo bene per tutti. In questo contesto sta il nostro rapporto con la ditta Locatelli che non solo confermiamo, ma che giudichiamo positivo. In questi anni abbiamo avuto un rapporto positivo sia con l'impresa che con l'imprenditore.”
Il Gruppo Locatelli è proprio “una bella impresa”, infatti i suoi mezzi di trasporto sono stati ripresi insieme a quelli della Serenissima Costruzione (presieduta dal leghista Attilio Scneck) a scaricare di notte ondate di materiale tossico di fonderia sotto le carreggiate del cantiere della Valdastico a sud di Vicenza, che collegherà Vicenza e Rovigo. La situazione è ora al vaglio della direzione distrettuale antimafia di Venezia.
Che i cantieri delle autostrade possano essere usati come discariche abusive è un'”opportunità” che le mafie di varia natura conoscono già da anni, ma in Lombardia gli amministratori regionali sostengono che non c'è pericolo di infiltrazione, perché i controlli sarebbero rigorosi!
Un'ultima notazione: nella trasmissione AmbienteItalia di Rai 3, andata in onda il 24.12.2011 dalle 13.00 alle 14.00, ci si è occupati della vicenda di Cappella Cantone con una lunga intervista a G.Riboldi. La giornalista ha poi chiesto un commento all'assessore Belotti, il quale ha tra l'altro dichiarato che “ la discarica è un concetto vecchio...” e che il futuro per lo smaltimento dell'amianto saranno gli impianti di inertizzazione a gestione pubblica. Allora questa affermazione ci fa chiedere, ancora una volta, alla giunta Formigoni la moratoria di tutti i progetti di discarica in itinere o già autorizzati, perché pericolosi per la salute e per l'ambiente.
(vedi la registrazione dal minuto 35 http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-d725d2a1-613a-47b1-84be-e80cd5a41fd9.html#p=0)
Cittadini contro l'amianto
Cremona, 12 gennaio 2011
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la vicenda della discarica di Cappella Cantone a Servizio Pubblico
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mercoledì 11 gennaio 2012
diffondete! No all'apertura di cave di amianto!!
dal blog
http://pocodetto.wordpress.com/2012/01/09/amianto-da-bonificare-si-anzi-no/
Giovedì 12/01/2012, alle ore 10.30 (orario molto poco fruibile per la maggior parte della popolazione studente e lavoratrice) si terrà, nella sala del Consiglio presso la sede comunale di Bardi, il Consiglio Comunale decisivo per quanto riguarda l’approvazione del Piano delle Attività Estrattive che potrebbe decretare la riapertura anche delle cave di ofiolite, quelle, tanto per intenderci, che contengono amianto fino all’85%.
La cosa molto curiosa è che entrambe i siti delle cave (Pietranera e Groppo di Gora) rientrano anche nella lista dei siti contaminati da amianto (e quindi da bonificare) evidenziati dalla Regione Emilia-Romagna.
Da un lato la Regione vuole bonificare ma, dall’altro, permette che i comuni continuino ad approvare questi piani. E i comuni, Bardi in particolare, essendo ben informato del rischio sanitario a cui espone i propri cittadini, continuano ad approvare piani estrattivi su matrice ofiolitica pur sapendo.
Invitiamo chi simpatizza per la causa di caveallamiantonograzie.info, ad inviare le seguenti email al sindaco di Bardi Giuseppe Conti e ai consiglieri comunali tutti.
Sig. Sindaco, sig.ri consiglieri di maggioranza e minoranza,
Alla luce delle informazioni relative alla pericolosità dell’amianto contenuto in rocce di matrice ofiolitica e considerato il fatto che le cave di Pietranera e del Groppo di Gora, sul territorio di Bardi, figurano nella lista regionale dei siti contaminati da amianto, e quindi da bonificare, vi chiediamo di cancellare dal Piano Integrato delle Attività Estrattive, in ordine del giorno per il Consiglio Comunale del 12/01/2012, i due siti in oggetto.
Approvare estrazione di materiale, comunque sostituibile facilmente con altre tipologie di inerti, che causa dispersione di amianto è in contrasto con gli sforzi di bonifica in corso in tutta Italia.
Chiediamo quindi, al Sindaco e ai consiglieri tutti, di votare secondo coscienza nella consapevolezza del fatto che le nuove fibre di amianto che si andranno a disperdere nell’ambiente, in caso di approvazione delle attività estrattive, potrebbero essere causa della morte di cittadini di Bardi e non solo.
Le morti causa amianto hanno sempre una responsabilità e questa è di chi, avendone il potere e la facoltà, non cerca di impedirne la dispersione in ambiente.
Cordiali saluti.
Da inviare ai seguenti indirizzi:
g.conti@comune.bardi.pr.it
bardi@comune.bardi.pr.it
Vogliamo anche ricordare che in Regione, dal 10 novembre 2010 giace una mozione, presentata dal Movimento 5 Stelle, l’unico che, insieme a IDV, si sia mosso in favore della popolazione e contro gli interessi economici di pochi, per la chiusura di questa tipologia di cave:
Mozione 731 – Risoluzione proposta dal consigliere Defranceschi per impegnare la Giunta a porre in essere azioni volte a contrastare l’estrazione di amianto, contenuto anche nelle ofioliti, chiudere e riconvertire le relative cave, con particolare riferimento a quellesituate nel Comune di Bardi (PR) (documento in data 10 11 10).
http://pocodetto.wordpress.com/2012/01/09/amianto-da-bonificare-si-anzi-no/
Giovedì 12/01/2012, alle ore 10.30 (orario molto poco fruibile per la maggior parte della popolazione studente e lavoratrice) si terrà, nella sala del Consiglio presso la sede comunale di Bardi, il Consiglio Comunale decisivo per quanto riguarda l’approvazione del Piano delle Attività Estrattive che potrebbe decretare la riapertura anche delle cave di ofiolite, quelle, tanto per intenderci, che contengono amianto fino all’85%.
La cosa molto curiosa è che entrambe i siti delle cave (Pietranera e Groppo di Gora) rientrano anche nella lista dei siti contaminati da amianto (e quindi da bonificare) evidenziati dalla Regione Emilia-Romagna.
Da un lato la Regione vuole bonificare ma, dall’altro, permette che i comuni continuino ad approvare questi piani. E i comuni, Bardi in particolare, essendo ben informato del rischio sanitario a cui espone i propri cittadini, continuano ad approvare piani estrattivi su matrice ofiolitica pur sapendo.
Invitiamo chi simpatizza per la causa di caveallamiantonograzie.info, ad inviare le seguenti email al sindaco di Bardi Giuseppe Conti e ai consiglieri comunali tutti.
Sig. Sindaco, sig.ri consiglieri di maggioranza e minoranza,
Alla luce delle informazioni relative alla pericolosità dell’amianto contenuto in rocce di matrice ofiolitica e considerato il fatto che le cave di Pietranera e del Groppo di Gora, sul territorio di Bardi, figurano nella lista regionale dei siti contaminati da amianto, e quindi da bonificare, vi chiediamo di cancellare dal Piano Integrato delle Attività Estrattive, in ordine del giorno per il Consiglio Comunale del 12/01/2012, i due siti in oggetto.
Approvare estrazione di materiale, comunque sostituibile facilmente con altre tipologie di inerti, che causa dispersione di amianto è in contrasto con gli sforzi di bonifica in corso in tutta Italia.
Chiediamo quindi, al Sindaco e ai consiglieri tutti, di votare secondo coscienza nella consapevolezza del fatto che le nuove fibre di amianto che si andranno a disperdere nell’ambiente, in caso di approvazione delle attività estrattive, potrebbero essere causa della morte di cittadini di Bardi e non solo.
Le morti causa amianto hanno sempre una responsabilità e questa è di chi, avendone il potere e la facoltà, non cerca di impedirne la dispersione in ambiente.
Cordiali saluti.
Da inviare ai seguenti indirizzi:
g.conti@comune.bardi.pr.it
bardi@comune.bardi.pr.it
Vogliamo anche ricordare che in Regione, dal 10 novembre 2010 giace una mozione, presentata dal Movimento 5 Stelle, l’unico che, insieme a IDV, si sia mosso in favore della popolazione e contro gli interessi economici di pochi, per la chiusura di questa tipologia di cave:
Mozione 731 – Risoluzione proposta dal consigliere Defranceschi per impegnare la Giunta a porre in essere azioni volte a contrastare l’estrazione di amianto, contenuto anche nelle ofioliti, chiudere e riconvertire le relative cave, con particolare riferimento a quellesituate nel Comune di Bardi (PR) (documento in data 10 11 10).
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